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La Giovane Italia
Editoriale

Milan, crocevia Usa. La Nazionale riparte dal Milan. Perisic e i giocatori che vanno attesi

18.11.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 8600 volte

Se il New York Times arriva ad occuparsi del Milan, vuol dire che il Milan fa gola. Stupiscono, ma forse fino ad un certo punto, i tempi scelti per lanciare la bomba mediatica, da un autorevole quotidiano che comunque negli ultimi due anni non era mai entrato nelle vicende del closing e del passaggio di proprietà rossonero. L'articolo delle miniere arriva, guarda caso, proprio dopo la firma del contratto in esclusiva di quattro settimane più quattro, con un Fondo che ha quartier generale a New York. Per un rifinanziamento che arriverebbe a sanare la questione di un altro fondo, Elliott che, con i suoi tempi, pende sul campo del Milan. A proposito, Elliott, a sua volta headquarterato a New York. Visto quindi che si tratta di comunicazione finanziaria fra investitori che cercano di mettere pressione su Yonghong Li, è questione che non inficia il campo e la gestione sportiva del Milan. Se la proprietà rossonera e il suo presidente dovessero sentirsi toccati da un articolo pesante ma che resta un articolo, farebbero bene a rispondere. Se, invece, come pensiamo, sulle pagine del NYT è arrivata l'agitazione di qualche potere forte che non gradisce il tentativo della proprietà milanista di smarcarsi da Elliott, a quel punto alla presidenza rossonera non resterà che continuare a produrre fatti, come il recente aumento di capitale, piuttosto che parole o simili.

Il primo nome che ha fatto Gianluigi Buffon, a dramma nazionale appena iniziato, subito dopo il fischio finale di Italia-Svezia, è stato quello di Gigione Donnarumma. Il primo nome che è stato fatto per tentare di salvare la presidenza federale Tavecchio e per ridare un senso ad una Nazionale massacrata dalla mancata qualificazione ai Mondiali, è stato quello di Carlo Ancelotti. Tra i primi nomi per la Federazione e per un raccordo di prestigio fra l'istituzione e la squadra, ecco quelli di Paolo Maldini e Demetrio Albertini. Lo stesso dicasi per i giovani che dovranno andare a rimpiazzare gli azzurri usciti a brandelli dai playoff, e cioè Alessio Romagnoli e Andrea Conti. I primi nomi della ricostruzione sono tutti di estrazione rossonera, come storia, come sensibilità o come militanza attuale. C'è poco da menar vanto, perchè la situazione del nostro calcio è seria e non può esistere orgoglio di facciata per una ricostruzione che dovrà farne di strada prima di apparire credibile. Dopo il disastro di San Siro e dopo il terzo fallimento mondiale, dalla Nuova Zelanda alla Costa Rica per finire alla Svezia, il lavoro è durissimo. E ci vorrà una politica per farlo, non basterà un colpo di teatro. Anche perchè la carta Carlo Ancelotti è difficilissimo che possa essere utilizzata lunedì in Consiglio federale da Carlo Tavecchio. Con ogni probabilità, Carletto non viene.

Per Massimiliano Mirabelli quello che sta vivendo su larga scala al Milan è probabilmente un deja vu. Già in passato, nelle sue precedenti esperienze calcistiche, gli era capitato di ispirare importanti investimenti di mercato per giocatori che, sulle prime, hanno avuto grosse difficoltà. Con l'allenatore che non li vedeva, con l'inserimento difficile e problematico. Mesi difficili, propositi di andar via da parte dei giocatori stessi e invece, poi, la ripresa, la risalita, la riscossa, il riscatto. Ivan Perisic, ad esempio: oggi è un giocatore pazzesco, assurdo. Per forza, per gamba, per implacabilità. Eppure nel primo anno all'Inter ha fatto molta fatica. La stessa che stanno facendo da quattro mesi a questa parte giocatori come Hakan Chalanoglu, Andrè Silva, Nikola Kalinic. Proprio Perisic, con la sua vicinanza e parlandogli a più riprese nel corso della partita, ha rincuorato Kalinic a Zagabria spingendolo fino a spaccare ripetutamente la partita con la Grecia e a qualificare la Nazionale croata presieduta da Davor Suker (!) ai Mondiali in Russia. Lo stesso Chalanoglu lo si è visto solo in una occasione, quando ha vinto da solo la partita più bella giocata fino ad oggi dal Milan in Europa League, quella di Vienna. Chi è Calhanoglu? Quello del Prater? Quello delle partite in cui ha avuto problemi o quello che verrà? Calma, che serve anche per Andrè Silva. Il tempo e il momento giusto prima o poi arrivano, per tutti quelli che sapranno essere puntuali.


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