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Editoriale

Milan e cordate: il gruppo di Montecarlo. Tevez: il rumore della rottura con Mancini. Milan: progetto Cerci 2017. Napoli, Immobile con Insigne. Dani Alves: la risposta della Lazio a Maicon

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
11.04.2015 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 27229 volte

Poche settimane prima che Silvio Berlusconi prendesse il Milan, Febbraio 1986, i giornali dell'epoca erano pieni di ipotesi e aperture su un altro acquirente: il Milan al gruppo di Montecarlo. Era la fine del mese di Gennaio del 1986 e sembrava che, dopo una serie di incontri nel Principato, la ridda di intrighi che avviluppavano il Milan morente di Farina potesse risolversi proprio a favore di un gruppo di misteriosi imprenditori, il gruppo di Montecarlo appunto. Ventinove anni dopo, mutatis mutandis, Silvio Berlusconi non è Farina, ma sui rispettabilissimi nomi di imprenditori cinesi che vengono fatti oggi siamo lì. Sono anche loro misteriosi. A Fininvest infatti non risulta uno solo di questi acquirenti. Le porte sono aperte, sarebbero i benvenuti per una proficua collaborazione nell'interesse del Milan e dei loro brand, ma non risultano. Non c'è niente da fare. Non risultano. Per cui lo scenario di oggi appare fluido ma chiaro: assoluta compattezza all'interno della famiglia Berlusconi, contatti come spesso ce ne sono stati fra Silvio Berlusconi e manager intraprendenti e in grado di catalizzare e aggregare interessi, ma nessuna cordata. Il futuro di una Società come il Milan non sarà una cordata. O si tratta di una vendita vera e propria ad un imprenditore puro e consistente, oppure è destinata a prendere giorno per giorno sempre più corpo la possibilità che non se ne faccia niente come ha giustamente osservato Filippo Inzaghi in settimana: "Il Milan tornerà grande con questa  proprietà e con questa dirigenza".

Di tanto in tanto l'imperatore d'Europa Carlo Ancelotti viene ancora perseguitato da Thierry Henry. Così come Roy Hodgson da Roberto Carlos e lo stesso Massimiliano Allegri da Andrea Pirlo mezz'ala sinistra e non regista assoluto del Milan. Una valutazione sbagliata non è la fine del mondo. Ma la biografia deve essere completa. Nel caso di Roberto Mancini non lo è. Lo splendido Carlitos Tevez di oggi viene rinfacciato solo ad Adriano Galliani in chiave Milan per il mancato acquisto, ma non a Roberto Mancini sul piano strettamente tecnico. Sul conto del Mancio, mai. Come mai? Quale miracolosa candeggina è stata utilizzata? Perché nel caso in cui qualcuno se ne fosse dimenticato, il Tevez dominus e trascinatore di una delle Juventus più solide e continue della sua Storia, era un giocatore del Manchester City andato in rottura proprio con Mancini. Il caso scoppia nel Settembre 2011, durante un Bayern-M.City di Champions League. Tevez, ai ferri corti con Mancini, si rifiuta di entrare in campo e dopo numerosi tentativi di ricomposizione rifiutati dall'Apache, il meraviglioso attaccante argentino finisce fuori rosa. Altri allenatori verrebbero giustamente inseguiti da cotanto episodio. Tevez in due anni alla Juventus si è sempre comportato benissimo, ma con Mancini era andato in rottura. E che un grande tecnico non debba far scivolare così in basso i rapporti con una risorsa del genere, è abbastanza evidente. Ma, così come è stato al riparo da critiche sui risultati dell'Inter per settimane e settimane, Mancini è in salvo anche dalla nemesi di Tevez. Non è da tutti…

Alessio Cerci è tornato in Nazionale, Alessio Cerci è tornato al gol nel Milan. Due buone notizie per lui, sotto contratto con il Milan fino al 30 Giugno 2016. Ma in cuor suo il Milan, che vanta rapporti fraterni con l'Atletico Madrid, sogna entro quella data di prolungare almeno ancora per un anno il suo  sodalizio con Alessio: fino al 30 Giugno 2017. Il progetto c'è e, alla prova dei fatti, promette di tenere.

Rafa Benitez in uscita dal Napoli. Il Pipita Higuain, di cui ricordiamo l'espressione vuota e stravolta di Bilbao nel primo momento in cui ha realizzato che la sua sarebbe stata una stagione senza Champions League, uguale.  E la sorte potrebbe essere la stessa per altri giocatori arrivati al Napoli con il metodo  "Mancini" e cioè la telefonata dell'allenatore e il rapporto fiduciario con l'allenatore conosciuto e strimato, in questo caso Benitez. I ricavi che ne deriverebbero potrebbero spingere il presidente De Laurentiis a rifare l'operazione Cavani. Quando venne ceduto il Matador, arrivò Higuain. E se dovesse partite il Pipita, potrebbe arrivare Immobile. In quel caso i soldi ci sarebbero. E il primo ad esserne felice sarebbe Lorenzo Insigne. Il talento partenopeo ha bisogno di rilanciarsi dopo l'infortunio e non disdegna rapporti solidi dentro lo spogliatoio. Insigne e Immobile sono stati i gemelli del Pescara di Zeman. Parlano lo stesso linguaggio tecnico, hanno gli stessi guizzi, si completano. Da seguire.

Nessuna città è una City-Derby come Roma. Dai taxi alle radio, dalle borgate all'Olimpico. A Roma è tutto e sempre derby, ogni minuto della giornata. La prossima chiave di lettura potrebbe riguardare la Lazio. E cioè: la Roma dice di aver rimesso la chiesa al centro del villaggio, nell'anno in cui è arrivato Maicon? Bene, se andiamo in Champions League rispondiamo con Dani Alves in uscita dal Barcellona. La presenza di Felipe Anderson nell'organico biancoceleste potrebbe favorire le cose. Ingaggio alto? Vero, ma come insegna il caso Klose, al presidente Lotito ogni tanto piacciono queste cose. Da seguire.


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