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Editoriale

Milan, il problema è chi paga 50 milioni di liquidazione a Galliani. Capello direttore generale. Juve, ti portano via Kessie. Pjanic è un caso. Inter fuori dall'Europa League, meglio così. Fiorentina, Sousa via a giugno

25.11.2016 00.00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 49742 volte
© foto di Federico De Luca

L'ennesimo tentativo di agitare le acque attorno alla cessione del Milan è andato a vuoto. Questa volta è sceso in campo direttamente Silvio Berlusconi, spalleggiato dai soliti noti nel mondo della comunicazione, per cercare di depistare, spargere dubbi, insinuare situazioni diverse dalla realtà. Magari nella speranza che qualcuno dei potenziali soci si tiri indietro all'ultimo e metta in difficoltà la cordata di Sino Europe Sports che sta comprando il Milan.

Tutto comprensibile, per carità. Fosse stato per lui, il Cavaliere non avrebbe mai venduto, per di non mollare sarebbe andato avanti davvero con una squadra di giovani italiani, ma è stata la Fininvest a decidere. Marina Berlusconi ha spiegato con fermezza al padre che il tempo era scaduto e l'occasione di liberarsi del Milan sempre in rosso da anni e con una montagna di debiti (circa 250 milioni) andava colta al volo. Economicamente trattasi di un grande affare, Berlusconi razionalmente l'ha capito, ma come un novello dottor Jekyll e mister Hyde, deve convivere anche con l'alter ego tifoso e innamorato del Milan. Berlusconi è fatto così, è un doppio, e lo sappiamo bene. Soltanto lui, però, può immaginare di poter rimanere presidente operativo in una società di altri. Non succederà. E non succederà neppure che Galliani possa restare con un incarico di responsabilità. E questo forse è il problema più grosso. Come aveva detto chiaramente quattro anni fa quando Barbara ha tentato la scalata al Milan, dopo trent'anni di lavoro al massimo livello operativo, la liquidazione che gli spetta è mostruosa. La cifra esatta non è data sapere, ma di sicuro si avvicina ai cinquanta milioni di euro. Chi li paga? Galliani è uomo Fininvest e alla Fininvest dovrebbe spettare un onore gigantesco come questo. I cinesi avrebbero già fatto sapere che sono disponibili a coprire i debiti pregressi, ma non la liquidazione di Galliani. Il tentato colpo di coda di Berlusconi potrebbe essere legato anche a questo, se i cinesi imbarcassero anche Galliani il problema sarebbe risolto. Non succederà e allora questo resta l'ultimo giallo.

Per il resto il closing del 13 dicembre sarà rispettato e Berlusconi lo sa. Ieri lo ha confermato pure l'imprenditore Rosso, il signor Diesel, che fa affari anche in Cina e conosce la vicenda. E' tutto pronto, è stato perfino fissato l'orario della conferenza stampa della nuova proprietà, il 13 dicembre alle 16 dopo l'assemblea dei soci convocata in mattinata. Qualche problema è insorto con il governo cinese per l'esportazione dei 420 milioni necessari a chiudere l'acquisto, e questo è vero, ma si lavora per aggirare tutti gli ultimi ostacoli. Il margine di slittamento è assolutamente minimo anche se la prudenza in certe situazioni è sempre buona compagna di viaggio. Ma da qui a pensare che l'affare possa saltare ce ne corre. Chi lo spera e ha fatto di tutto per farlo saltare davvero, si metta l'animo in pace.

Fra l'altro, dopo Fassone e Mirabelli, stanno venendo fuori altri nomi di spicco per l'organigramma del futuro Milan. L'ultimo è quello di Fabio Capello destinato a diventare il direttore generale rossonero con responsabilità di tutto il settore tecnico della società. L'anteprima è di Luciano Moggi, uno che Capello lo conosce bene, ma arrivano conferme da diverse parti. Ecco così spiegato il recente no di Capello all'Inter, ma anche ad altre panchine e alla Nazionale. Tornare al Milan è più di un'idea, il ruolo di grande dirigente per un grande ex, così sarebbe coperto a dovere.

In attesa degli eventi, la settimana delle coppe ci restituisce un calcio italiano in chiaroscuro. Anche l'Inter di Pioli in Europa League delude: ora è fuori. Meglio così, una squadra in ricostruzione, con un allenatore nuovo, avrebbe buttato via inutili energie in una disperata e improbabile corsa alla qualificazione. L'Inter deve puntare tutto sul ritorno in Champions e questo organico ha dimostrato anche ieri di non essere mentalmente pronto per reggere un ritmo gara intenso, c'è da lavorare in tranquillità e adesso Pioli lo potrà fare meglio puntando tutto sul campionato.

La Juve ha conquistato una vittoria e una qualificazione che hanno il sapore della grande impresa. Prima in Champions, sette punti di vantaggio in campionato, cosa si può chiedere di più? I superficiali risponderanno niente, ma io sono invece sicuro che Marotta è preoccupato. Il centrocampo della Juve fatica e ha faticato anche a Siviglia fino all'espulsione di Vazquez, manca gioco, manca soprattutto un uomo che dia fisicità ed energia. E poi Pjanic sta diventando un caso. Non ha ancora giocato una gara al suo livello, fuori dai meccanismi, sempre scialbo. Il tempo dell'inserimento è scaduto, ora è il momento di pretendere di più. E anche se il mercato si avvicina, gli obiettivi sono tutti difficili, a cominciare da Witsel come vi abbiamo detto sette giorni fa. Nessuno degli altri, da Tolisso a Matuidi, si muoveranno in gennaio. Arriverà l'uruguagio Betancour dal Boca, ma non basta. L'ultimo nel mirino è Dahoud del Borussia Monchengladbach visionato da Paratici, ma anche questo colpo è difficile. La Juve ha impostato un discorso con l'Atalanta per prendere almeno tre dei suoi giovani d'oro (Kessie, Caldara e Conti, forse anche Gagliardini) lasciandoli in prestito a Bergamo per maturare. Il discorso non è semplice, l'Atalanta chiede cifre importanti. Per Kessie che potrebbe anche essere pronto subito per la Juventus, servono venti milioni e Marotta rischia di perderlo se non chiude in fretta. Dall'Inghilterra arrivano voci di un interessamento del Chelsea, ma il giovane centrocampista piace anche a Mourinho. Bisogna decidere prima di scatenare un'asta improbabile.

Fra le deluse di Europa League anche la Fiorentina che sperava di chiudere la pratica primo posto ieri sera. La sconfitta con il Paok complica di pochissimo la classifica, ma la gestione della gara non è piaciuta. Troppi alti e bassi, non si trova continuità e le parole di Sousa su Bernardeschi «andrà in una squadra con più ambizioni della Fiorentina», hanno allargato il solco fra la proprietà, la tifoseria e Sousa. L'allenatore portoghese non sarà riconfermato per diverse ragioni, fra l'altro la Fiorentina vuole aprire un nuovo ciclo a giugno ed è giusto farlo con un tecnico diverso. Sousa ha tre possibilità per restare a Firenze: 1) Conquistare un posto in Champions 2) Vincere la coppa Italia 3) Vincere l'Europa League. Veda lui.

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