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La Giovane Italia
Editoriale

Milan: la polpetta catastrofista. Chievo: professionalità Bonucci. Allegri: Mister duttilità

28.10.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 12145 volte

Guai a dare torto ai convitati di pietra. Si incaponiscono. Si incattiviscono. Si inaspriscono. Avevano deciso che i Cinesi non esistevano? E non dovevano esistere! Passi per il closing, avevano deciso che ricevuta la grazia del passaggio di proprietà, a quel punto non ci sarebbero stati i fondi per il calciomercato? E non bisognava farlo il mercato! Altrimenti si arrabbiano. Una volta in corso il mercato, la "decisione" era che non sarebbe stato di sostanza...E allora non bisognava prenderlo Bonucci! Come vi siete permessi? La parola al campo...Sul campo il Milan non parte bene? E allora adesso beccati una polpetta avvelenata al giorno! E' avvelenata, ma per noi non è un problema se è infarcita di inesattezze, tocca a te smentirla! Funziona così ogni giorno ormai e i tifosi rossoneri hanno capito bene e capito tutto. Il callo c'è, la pelle dura pure. I fatti: il Milan non smentisce l'autorevolezza di lorsignori, esattamente come il Milan di Silvio Berlusconi non si metteva a commentare tutte le vicende extra gestione del Club che riguardavano la Fininvest, azionista di riferimento, nei vari ambiti e settori della propria attività. Non smentire però non significa non comunicare. E ai propri tifosi, il Milan le proprie cose le fa arrivare. Marco Fassone ha dichiarato otto giorni fa a La Stampa: "Aumento di capitale fatto e un altro imminente e sono tutti soldi che la proprietà mette nel Milan senza prestarli al Club". Boom! Milan a posto, Milan che non diventa debitore. Perchè, altri che fanno? Silenzio. Tutto in sordina. Non è funzionale al meccanismo della polpetta avvelenata che arriva fino all'imminente presidenza Scaroni. Da sempre Paolo Scaroni è un grande tifoso rossonero oltre che del Vicenza, ma sulla sua scalata non c'è nulla di vero come lo stesso diretto interessato ha fatto prima informalmente trapelare e poi smentito come tutti in casa rossonera sapevano avrebbe fatto, ma del resto è completamente sbagliato l'automatismo. Il countdown aumento di capitale, non esiste e sostenerlo significa produrre realtà aumentata. Nel senso vizioso della manipolazione e non virtuoso dell'arricchimento. Nello specifico: l'aumento di capitale è già stato fatto e sottoscritto per 60 milioni di euro da parte del presidente del Milan, Li Yonghong. Fra i quali 39 milioni sono già stati versati, mentre per i restanti c'è tempo fino al 30 Giugno 2018. Il video tranquillizzante del presidente Li ai giocatori? Se ne favoleggiava appunto, favola era e favola è destinata a rimanere: non esiste. Naturalmente ci sono stati molti altri dubbi. Li conoscete, l'elenco è noto, trito e ritrito. Non abbiamo panacee o verità in tasca, ma quale spunto sì. Al Milan non vengono prestati soldi da parte della proprietà, sulla stessa linea d'eccellenza del primo gesto concreto di Aprile, la prima "cosa formale": azzerata l'intera esposizione finanziaria dell'AC Milan presso tutte le banche italiane. E ma il rosso di bilancio...e ma il futuro...Scusate...possiamo? Nel 2005, Malcolm Glazer ha acquistato il Manchester United dando in garanzia alle banche lo stesso intero Club ed oggi è vivo e vegeto. Nel 2007, due imprenditori statunitensi hanno acquistato il Liverpool indebitando il Club per 290 milioni di euro presso le banche e oggi anche i Reds sono vivi e vegeti. Avanti un'altra. Alla prossima.

Pensavamo fosse solo attaccamento e dedizione. Invece si è rivelata una cosa utile e costruttiva. Il riferimento è alla presenza di Leonardo Bonucci con la squadra rossonera in ritiro a Verona e in tribuna per Chievo-Milan. Solitamente gli squalificati consumano al riparo della propria abitazione la giornata o le giornate di squalifica. Gli stessi Ibra e Balotelli, in passato gli squalificati eccellenti di Milan-Juve o Juve-Milan, al massimo andavano a seguire la squadra a San Siro, ma non in trasferta. Leo ha voluto esserci. Ci ha messo la faccia, ben sapendo che sarebbe stato ripreso dalle telecamere e tritato dai social. Ma ha voluto essere a fianco del campo. E ha fatto una bella scoperta: Alessio Romagnoli. Che il difensore laziale sia un ottimissimo giocatore lo si sapeva, ma Bonucci ha avuto un esempio lampante sotto i suoi occhi. Romagnoli si è messo al centro della difesa a tre del Milan, ruolo mai ricoperto da quando è rossonero, con calma. E' stato al suo posto. Ha fatto tutto con estrema tranquillità. Ecco, Leo. Da capitano identificato dalla nuova proprietà come simbolo di un nuovo corso e di una nuova gestione conosce tutti gli obiettivi e le pressioni cui è sottoposta la stagione del Milan. E le ha catalizzate e metabolizzate. Si è sentito in debito, si è speso. Finendo per nuocere ad una squadra che per coagularsi aveva bisogno di solidità e punti di riferimento. Anche per un grandissimo come Bonucci, fra gli undici Top Eleven euro-mondiali Fifpro, può essere didattica la prestazione e lo spirito di un giocatore come Romagnoli.

Nel Settembre 2011, Antonio Conte, al suo esordio bianconero, fece quattro gol al Parma. Ma non si accontentò e a fine gara decise di lanciare un messaggio agli arbitri: "C'era un rigore netto, non ci è stato dato, basta pregressi, basta Calciopoli". Conte però era al primo giorno, agli inizi di tutto, con una storia tutta da scrivere. Normale in quei casi avere grinta, normale avere fame. Massimiliano Allegri ha fatto mercoledì la stessa parte di Antonio Conte, ma in un momento in cui dopo 3 Scudetti dovrebbe avere la pancia piena. Il tecnico toscano, dopo i 4 gol alla Spal, tuona: "Se giochiamo così mercoledì, perdiamo anche a San Siro". La stessa lettura preventiva, la stessa fame, la stessa voglia. Eppure Allegri passava per essere un tecnico buono, pacioso, sorridente. La verità, se di verità si può parlare nel magma del calcio, è che ci sono tanti Allegri e nessun Allegri. Di grandi allenatori come Sacchi e Capello, come Ancelotti, come Lippi e Conte, si conosce il clichè. Quello è e quello permane nel tempo. Allegri no, Allegri sfugge alle regole. Sa essere morbido ma anche cattivo, sa essere difensivo ma anche offensivo, sa essere allusivo ma anche diretto. E' questa sua duttilità una delle basi della Juventus che il suo allenatore vuole sempre sul pezzo, sempre proiettata sul prossimo ostacolo. Un allenatore che sfugge alle regole è la garanzia di una squadra che deve saper sfuggire alle trappole.


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