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La Giovane Italia
Editoriale

Milan: l’errore aziendale e lo squallido gioco degli avvoltoi. Inter: incredibili effetti collaterali della “tragedia Udinese”. Juve e Napoli: due modi diversi di dire “scudetto”

19.12.2017 06:59 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 42220 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Ho cento di febbre e le allucinazioni. Tutta colpa del tipico “calcetto di Natale”. Il calcetto di Natale è quella cosa che entri in campo dopo un anno di totale inattività (ovvero il “calcetto di Natale” dell’anno precedente), dici “faccio riscaldamento” e sfidi il freddo dicembrino tirando pallonate fortissime contro porte sguarnite. Dopo i 35 anni (ma anche molto prima), nessuno fa riscaldamento: lo dici per darti un tono, ma poi tiri solo fortissimo contro la porta. Al limite accenni una corsetta di 5 metri muovendo le braccia a mulinello, ma poi hai freddo e ti fermi. Ma quando ti fermi hai ancora più freddo e, insomma, molti entrano in un circolo vizioso e finiscono brinati come Jack Nicholson in “Shining”. Altri, i più furbi, evitano il congelamento tirando sempre più forte verso porte vuote e così facendo “si scaldano”.

Quindi la partita ha inizio. Noialtri organizziamo la tipica “Milan-Inter natalizia”. Siccome nessuno si scalda e tutti tirano a freddo, al quinto minuto del primo tempo è matematico che uno si strappi un polpaccio, un quadricipite, un avambraccio o l’anima. A quel punto si resta immancabilmente in nove e devi sperare che un altro del gruppo si faccia malissimo per tornare in pari. Mentre si soccorre il primo infortunato, gli altri di solito tirano fortissimo e, quindi, è facile che si faccia male qualcun altro. Se invece sei sfortunato e nessun altro si fa male, a quel punto si introduce “il portiere volante”. Il portiere volante è una figura mitologica metà portiere e metà volante. Il portiere volante in genere non capisce un cazzo e pensa che “portiere volante” significhi provare ad andare da solo nella porta avversaria correndo molto veloce. Fateci caso, il portiere volante gioca sempre da solo: chissà che sorta di frustrazione gli passa per la testa.

È bene ricordare che a prescindere da ogni fattore ambientale e qualsivoglia vantaggio di questa o quella squadra, la partita finirà con la mitologica frase “Chi segna ha vinto!”. Spesse volte si assiste al seguente dialogo:

Tizio A: “Chi segna ha vinto!”.

Tizio B: “Ma se siamo 43 a 12, cazzo dici”.

Tizio A: “Ma va! Siamo 43 pari!”.

E lì, finalmente, nasce la rissa (ogni calcetto che si rispetti contempla una o più risse).

Per la cronaca, il nostro calcetto natalizio è terminato con la vittoria del Milan, un solo fratturato che però da gran signore ha pagato lo stesso la quota (molti non lo fanno) e altri infortuni di secondo piano (unghie rotte, impressionanti nervi sciatici, pertossi e papilloma virus). Posso tranquillamente asserire che con la febbre a cento mi è andata di lusso.

Purtroppo non c’è stata alcuna rissa: ci scusiamo molto.

Siccome abbiamo già perso tantissimo tempo e ho le allucinazioni, andiamo al sodo.

Il Milan ha cancellato la cena di Natale ed è andato in ritiro: una misura molto Anni 80 che per qualcuno “è fuori dal tempo” e per qualcun altro “meglio che lasciarli a casa a giocare con la playstation”. Facciamo il tifo per i secondi. Rino Gattuso non c’entra una mazza con il “grottesco” di questa situazione grottesca, ma ogni cosa sta girando per far sì che lui venga additato come “l’inadatto” (leggi “parafulmine”).

“Inadatta”, invece, è una stagione che molti immaginavano “luminosa”, pochi “normale”, pochissimi “mediocre”, quasi nessuno “fallimentare”. Oggi, guarda caso, c’è la fila di quelli che “io l’avevo detto che sarebbe stato un fallimento!”. Le cose funzionano così, del resto in qualsiasi ambito della vita è sufficiente trovare un colpevole e tutti si sentono meglio. La situazione del Milan è talmente “oltre la logica” che presta il fianco a chi vuole “strafare” e approfitta del disastro sportivo per disegnare un futuro fatto di morti nere e terribili fallimenti. Le questioni extra-campo dei rossoneri esistono, sono evidenti, ma il paradosso è che se oggi il Diavolo si trovasse in buona posizione di classifica, gli stessi “problemi insormontabili” verrebbero derubricati a “normali e risolvibili guai derivati dal passaggio di proprietà”. I pareggi di Benevento e le sconfitte di Verona, invece, trasformano il tutto in “stanno arrivando i Cavalieri dell’Apocalisse”. Funziona così e, certo, non è neppure il caso di dire “non si fa!”. È il gioco delle parti, Fassone lo sa bene, così come sa bene che i titoli “oltre” (“Milan senza dignità”) in caso di successo dei suoi a Verona si sarebbero trasformati in “Cura Gattuso”, “Ecco il Milan!” o cose simili. Esiste un rimedio a questa situazione da tregenda? Forse. Chiamiamolo mix di logica e calci in culo che, però, non si compra al mercato. Questo, se vogliamo, è il peccato originale della dirigenza rossonera: aver creduto che lo “shopping compulsivo” fosse sufficiente per ovviare a 5 anni di gestione problematica. Si parla tanto di “società che vanno gestite come aziende” e la logica alla base del ragionamento è assolutamente corretta, ma solo se si tiene presente che queste particolarissime “aziende” devono fare i conti con l’imprevedibilità del pallone che rotola e con la devastante legge del risultato: se annunci un obiettivo lo devi raggiungere, altrimenti preparati ad affrontare l’inferno di un sistema che ha fagocitato i più grandi figli di buona donna, figuriamoci le brave persone.

Il pallone rotola anche per l’Inter, reduce dalla prima caduta stagionale, a due passi dal Natale. Dovrebbero essere tutti quanti assai soddisfatti… e invece no: la sconfitta con l’Udinese si è trasformata in una delle tragedie maggiormente foriere di rogne e cattivi presagi di sempre. “Spalletti è incazzato”, “il mercato è indispensabile”, “Suning tace”, “il bond fa paura”, “Thohir vuole 200 milioni”. Mancava solo l’invasione aliena. Curioso immaginare cosa sarebbe capitato se, per sbaglio, i nerazzurri avessero battuto i friulani (26 tiri a 8 per i nerazzurri): “Inter da scudetto, non si può più nascondere!”. Anche in questo caso è tutto figlio del momento: è arrivata la sconfitta, rispuntano i fantasmi e coloro che li bramano. Ma “una” sconfitta non si misura il giorno del ko, semmai alla partita successiva. Sabato a Reggio scopriremo di che pasta è fatta la truppa di Spalletti.
Nb. Sempre per la solita logica delle parole utilizzate “a uso e consumo” di chi le ascolta, le frasi di Spalletti sul mercato non vogliono dire “compratemi 4 fenomeni o non andiamo da nessuna parte” come qualcuno ha voluto far credere, ma “tanto o poco, chiariamo quello che possiamo fare”. È ben diverso, ma capite bene che buttarla in caciara risulta sempre più facile e funzionale.

Il resto sono chiacchiere su Juve e Napoli, ovvero le squadre “diversamente” candidate allo scudetto. Inutile parlare del solito “Allegri sfavillante e metodico”, si rischia di far esplodere il fegato ai detrattori del toscano. Max è fenomenale: aveva detto “integreremo i nuovi”, anche questa volta ci è riuscito secondo le sue tempistiche, al punto di poter aspettare la punta di diamante “Dybala” (lusso non da poco).

Il Napoli dal canto suo non ha le “risorse interne” per ovviare al calo di forma del Dybala di turno, ma continua a coltivare il sogno scudetto grazie a due ingredienti fondamentali: la meticolosità e applicazione del gioco sul campo e, soprattutto, la meravigliosa indifferenza sarriana verso il chiacchiericcio di chi all’esterno alterna requiem e osanna.

Totale: i cento gradi ci hanno portato a fare la supercazzola sugli “umori mediatici”. E, a proposito di “umori mediatici” che cambiano come calzini, vi lascio a una personalissima autodenuncia vecchia di un paio di giorni e relativa alla moderna comunicazione sportiva.

Il tutto è, ovviamente, superfluo ed opinabile come la gran parte delle cose della vita.

(Twitter: @FBiasin).

Cose che accadono a noi esperti della comunicazione sportiva, nell’Anno Domini 2017.

AD AGOSTO. «L’Inter è una società in difficoltà: non fa mercato, Suning si disinteressa, Spalletti è un ripiego e difficilmente si adatterà in un ambiente difficile come quello nerazzurro. Il quarto posto è a serio rischio».

«Il Milan è sorprendente, che gran mercato. Questo è l’esempio di proprietà estera che ci piace: arriva e prova ad imporsi con le idee di un rampante direttore sportivo, Mirabelli, aiutato da liquidità importanti».

«De Laurentiis ha tenuto a stecchetto il Napoli: niente rinforzi. È una scelta, ma così è difficile pensare in grande».

«Dybala è come Messi».

A SETTEMBRE, OTTOBRE; NOVEMBRE. «L’Inter ha utilizzato la logica, non si è fatta fregare dai mille nomi proposti dal mercato e, guidata da un tecnico straordinario, ora può davvero credere a qualcosa in più della semplice qualificazione alla Champions League».

«Il Milan ha voluto strafare: troppi acquisti, soldi spesi male da un direttore sportivo senza esperienza. E poi, questo cinese... dai su...».

«Sarri è diointerra, la scelta di non fare mercato per dare certezze al gruppo dell’anno scorso è certamente il colpo di genio di una società finalmente pronta a vincere».

«Dybala è il Messi italiano» (settembre ottobre). «Dybala è sopravvalutato» (novembre).

A DICEMBRE (fino a sabato scorso). «L’Inter è la squadra da battere per lo scudetto, date l’Ambrogino d’Oro a Spalletti».

«Il Milan è destinato a fallire per colpa della nuova, disastrosa proprietà».

«Il Napoli è una squadra senza alternative e con un tecnico “talebano”. Difficilmente riuscirà a inserirsi nella corsa-scudetto».

«Dybala è il nuovo Balotelli».

DOMENICA SCORSA. «La solita Inter, i soliti difetti: senza interventi a gennaio il 4° posto è a serio rischio».

«Il Napoli è una squadra con automatismi incredibili. Sì, può calare una o due partite, ma poi viene fuori la grandezza della macchina guidata da Sarri, un genio».

DOMANI in caso di gol singolo o multiplo di Dybala (fidatevi). «Dybala è questo: un campione. È sciocco metterne in discussione le qualità per un semplice periodo di appannamento. Non è Messi, ma può diventarlo». Fine.

Conclusioni/1. A giugno tutti noi esperti del mondo della comunicazione vi diremo «...è andata esattamente come scrissi tempo fa» (per forza, le abbiamo dette tutte).

Conclusioni/2. Fatevi un’idea vostra che nove volte su dieci è meglio.


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