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Milan, tanto rumore per nulla. Caso Ferrero, da Tavecchio aspettiamo risposte. Ascoli, liberati di Aglietti prima che sia troppo tardi. Il "Caso SportInvest": verità e retroscena

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
03.04.2017 15:56 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 17560 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Il campionato del Milan, se dovesse chiudersi così, passerà da positivo a normale. Per quasi tutta la stagione abbiamo elogiato i rossoneri per la forza che hanno messo in campo nonostante l'anno travagliato che hanno vissuto. Montella ha fatto un ottimo lavoro ma, come abbiamo sempre detto, senza società puoi ingannare il presente ma certamente non il futuro. Il pareggio di Pescara spegne un po' i sogni di gloria di una squadra che vedeva il derby come la liberazione di tanti mali. La Pasqua e la resurrezione. Il giorno prima il famigerato closing e la possibilità di superare i cugini in classifica. Pescara, però, ha evidenziato (qualora ce ne fosse stato bisogno) tutte le lacune di un gruppo che pecca soprattutto nelle individualità. Il problema? L'assenza totale di una società che non ha potuto investire e di una fotografia emblematica di come siano passati gli anni. Berlusconi aveva come braccio destro di Galliani, per una vita, Ariedo Braida. Oggi chiude il ciclo con Maiorino a fare da Direttore Sportivo. Il segno dei tempi ma soprattutto di un Milan che non c'è più. Il settimo posto significa fallimento; ma come si fa a definire fallito un gruppo che, in questa stagione, ha vissuto con due società, due direttori generali e tre direttori sportivi. Montella si alzava la mattina e parlava con Galliani, andava a dormire la sera e si scriveva i messaggini con Fassone e Mirabelli. Vi dico la mia: ero un tifoso dei cinesi non tanto per i cinesi ma per il passaggio di consegne obbligatorio che dovrebbe fare Berlusconi alla fine, evidente, di un ciclo. I cinesi sono scomparsi, ne è rimasto uno e mezzo, e sinceramente se dovessi affidargli un mio conto corrente da mille euro neanche quello gli affiderei, eppure io come tanti tifosi del Milan aspettiamo impazienti il closing perché oggi vanno bene tutti, basta che vada via la vecchia gestione. Questa è la fotografia più triste di come Silvio lascia il Milan. Di fronte a così tanta incertezza tutti avremmo dovuto pregare in ginocchio perché restare Berlusconi, invece, siamo qui ad aspettare il closing perché la speranza che qualcosa cambi è più grande della paura di finire in mani sbagliate. Montella non può fare miracoli, però può guidare una squadra rendendola dignitosa. A gennaio c'era bisogno di un terzino e non è arrivato, a fine gennaio c'era bisogno di un sostituto di Bonaventura e non è arrivato. Capisci che con una situazione del genere la squadra assorbe tutta l'incertezza del club. In fin dei conti sarà contento anche Galliani di non dover fare più brutte figure perché senza soldi non si cantano messe e perché un discorso è prendere i calciatori individuati da Braida e un altro è fidarsi di Rocco.
Torniamo ad occuparci di Massimo Ferrero, Presidente della Sampdoria. Vi sintetizzo come funziona: tu scrivi un'opinione, ti fai delle domande (scomode) e i personaggi in questione preferiscono fare una querela anziché rispondere. Il problema è che nel nostro calcio, negli stadi come nelle società, è tutto consentito. Carlo Tavecchio, è un invito che facciamo, dovrebbe rispondere e fare chiarezza. Come può un imprenditore con noti pignoramenti alle spalle e una condanna in primo grado ricoprire il ruolo di Presidente di una squadra di calcio, anche con un importante stipendio? La querela si basa sulle domande. Ma siamo felici della mossa fatta da Ferrero perché sarà la volta buona che darà delle spiegazioni: non dovrà darle al sottoscritto e neanche alla Procura Federale ma direttamente ad un giudice che lo ascolterà. Ferrero crede che con una querela possa zittire la stampa e il dissenso. Dovrebbe invece rispondere e spiegare come ha comprato la Sampdoria, con quali soldi ha soddisfatto Garrone e come pensa di poter rispettare gli impegni presi senza aiuti delle banche se le banche a lui non possono concedere fidi e garanzie senza un patrimonio alle spalle. Va bene che siamo in Italia, ma un buon campionato sul campo non può spostare l'attenzione dai problemi seri. Su Ferrero, i rapporti con Garrone, il Tribunale di Busto Arsizio, l'arrivo di Pradè avvenuto con una Direttore già in carica potremmo scrivere tutti i lunedì. Lo faremo, rispettando i tempi della querela e i tempi giudiziari. Pronti a fare le stesse domande davanti ad un giudice. Perché la libertà di informazione, di pensiero e la critica giornalistica non sono minacciabili da personaggi in cerca di bonus.
Pensate che lo stesso metodo di Ferrero l'ha usato Alfredo Aglietti. Ormai questi personaggi fanno partire querele di diffamazione anche se reputi un allenatore scarso. Purtroppo molte volte non capiscono che legalmente sono consigliati male e che l'obiettivo di un avvocato è diverso da quello di un presunto diffamato. Di Aglietti scrivemmo anni fa che era un allenatore sopravvalutato, con grandi carenze tecniche, arrogante e reduce da due retrocessioni negli ultimi tre anni: sono fatti. Gli stessi fatti, per ora, vengono confermati da Ascoli, purtroppo questa volta a farne spesa sono i tifosi ascolani che - vista la campagna acquisti di Giaretta - si aspettavano un campionato ben diverso. Invece l'Ascoli non decolla e gioca male. Si vede la mano del suo allenatore, il quale dovrebbe preoccuparsi più della sua squadra che di quello che succede fuori. A Novara, Chiavari ed Ascoli gli hanno costruito Ferrari o Lamborghini. Lui le guida come fossero utilitarie e nella gestione dei giovani calciatori è un danno. O li brucia o fa passare loro la voglia di giocare a calcio. Fatevi raccontare cosa ne pensa Cacia di Aglietti e perché i tifosi sono stufi di Aglietti. Il problema è che di questo passo il prossimo a pagare sarà Cristiano Giaretta che come unica grande colpa ha quella di aver firmato ad Ascoli dopo Aglietti, altrimenti avrebbe preso altri mille allenatori ma sicuramente non uno che già aveva fatto danni nella sua squadra precedente.
In chiusura ci occupiamo del "Caso SportInvest". In questi giorni se ne sta parlando e il progetto di Damiano Tommasi sembrerebbe, all'apparenza, folle. La Sport Invest nacque nel 2000 e fu una brillante idea per gestire un patrimonio non con soldi liquidi, che oggi ci sono e domani scompaiono, ma investire nel cosiddetto mattone. Geniale. Oggi sembra che a Tommasi non vada più bene e voglia cambiare le carte in tavola. Sarebbe grave e senza senso perché in Italia vanno cambiate le cose che non funzionano non quelle che funzionano. Mi spiego: Sport Invest ha un capitale sociale di 25 milioni e 200 mila euro, capitale interamente versato. Ha un attivo patrimoniale di quasi 35 milioni e ha immobili in Via Famogosta a Milano, Via Beldiletto a Milano, Via Monte Cengio a Vicenza, Via Gregorio VII a Roma e anche in Via della Farnesina sempre a Roma. Un patrimonio immobiliare. Per la prima volta, quest'anno, dopo 17 anni rischia di avere ricavi minori di 238.000 euro per un appartamento sfitto a Milano dal primo luglio del 2016. Un altro appartamento non porta ricavi perché era in fase di ristrutturazione (Via Tevere a Roma). Capite che la crisi in Italia c'è per tutti e che se un immobile si ristruttura non puoi avere inquilini dentro. Apriti cielo. Sembra che il problema sia diventata la Sport Invest che negli anni ha salvato tanti calciatori (non quelli belli, bravi e ricchi) ma gli altri 10.000 che non prendono soldi e grazie al fondo almeno in passato hanno raccolto qualcosa. Come sempre noi siamo per le cose giuste e se qualcuno sbaglia deve pagare, ma se dietro ci sono altri giochi (strani) allora è giusto vigilare. Si era parlato di compensi per gli amministratori per 530.000 euro netti. Allora abbiamo voluto fare informazione e come sempre abbiamo indagato in queste settimane. Ci piace parlare con documenti alla mano e non come fanno tanti "per sentito dire". Abbiamo cercato compensi per 530.000 euro e volevamo sparare con i cannoni. Ci siamo ritrovati con compensi addirittura modesti per una società con un capitale e un patrimonio netto così elevati. Avvocato Salvatore Catalano percepisce 42.900 euro lordi annui, Nicola Bruni 26.260 lordi, Sergio Campana 35.620 lordi. Il Compenso di Renzo Ulivieri, co. co. co., come amministratore non socio è di 17.708 euro.
Insomma, volevamo fare lo scoop e ci tenevamo a sparare su tutto e tutti ma quando indaghiamo e troviamo cose normali è giusto anche dire che il comportamento degli interessati è stato giusto e non si riscontrano anomalie.
Buona settimana.


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