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SONDAGGIO
Mercato di gennaio: da quale big i colpi più importanti?
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Editoriale

Milan, terremoto Sinisa: se ne andrà, ma non per esclusiva scelta di Berlusconi. Juve: quella verità su Allegri che conosce solo Marotta. Inter: tra Mancini e Icardi c'è un patto "anti-giornalisti". Napoli, attenti al "grasso" Higuain!

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
08.03.2016 08:04 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 92715 volte
© foto di Alessio Alaimo

Oggi è il compleanno di Bruno Pizzul. Grande Bruno. Spegne 78 candeline. Mi piace pensare che al posto delle candeline, sulla torta di Bruno ci siano 78 bicchierini di tocai che il festeggiato si sparerà uno in fila all'altro recitando a memoria la rosa azzurra di Usa '94: "Robeeertooo Baggio, Diiino Baggio..." eccetera eccetera.

Auguri Bruno, bevili tutti.

Mi sembrava un inizio doveroso e meno banale del solito "auguri a tutte le donne!" che comunque rivolgiamo a lor signore per non incappare in una fastidiosa e infondata accusa di maschilismo.

A proposito di festa della donna, come sempre anche quest'anno il mio appello cadrà nel vuoto. Comunque, eccolo qua: oh voi romanticoni che regalate mostruosi mazzi di mimose, ricordatevi di buttare le suddette nella monnezza entro sera, massimo domani mattina. Le mimose inspiegabilmente piacciono alle masse ma dopo le prime 24 ore tendono a puzzare pesantemente di cesso d'autogrill. Mi fa specie che in molti non se ne accorgano, che dicano "uh che bella la mimosa", ma se ci fate caso è così. Comunque la questione non è centrale, me ne rendo conto.

Torno per un secondo a Pizzul che, perso nel suo giro di tocai, nel frattempo sarà arrivato alla rosa degli Stati Uniti ("Tooony Meola, Maaarcelo Balboaaa, Alexi Laaaalas" eccetera eccetera). Il fatto che sia il suo compleanno mi ha portato a riflettere sui micidiali regali di compleanno, in particolare quelli che gli amici fanno in gruppo, raccogliendo quattro lire a testa per provare a mettere insieme omaggi dignitosi.

Ecco, nella mia esperienza pluridecennale mi sono reso conto che la gente litiga molto per la questione "raccolta soldi per i regali".

Se chiamati a partecipare, tutti all'inizio dicono "Sì, certo che ci sto". Poi però si nascondono tipo camaleonti birmani. A quel punto chi raccoglie i soldi si incazza e fa comunella con chi ha già provveduto a versare la quota. Si moltiplicano le malelingue: "Oh, Franco non ha messo i soldi, è la solita merda e comunque si è giocato tutto alle macchinette", oppure "Carla non ha dato i 10 euro. Pare che sia alla frutta e comunque l'ho vista che beveva un Crodino col bianco alle 9 del mattino". Molti (tipo il sottoscritto) tentano la furbata: non mettono i dieci euro e appongono la firma sul bigliettino all'ultimo, approfittando della confusione alla festa. Sono i più infami, secondi solo a quelli che raccolgono i quattrini e fanno la cresta. "Mi dai la quota? Sono 43 euro a testa". E tu: "Ma non gli abbiamo preso le mutande con su la Esse di Superman? Costano così tanto?". E chi raccoglie: "Oh, se non ti fidi ti faccio vedere lo scontrino, comunque è l'ultima volta che raccolgo io, pensa te, già che vi faccio un piacere...". Tu fingi di fidarti, quello incassa: diffidate da chi si offre con troppa solerzia di raccogliere i soldi.

Lo smacco alla consegna del regalo. Il festeggiato nove volte su dieci ti dice: "Mettilo là insieme agli altri...". E quando arriva il momento dell'apertura dei pacchi o sei ubriaco fradicio tu e non ti accorgi, o è ubriaco fradicio il festeggiato e gli frega un cazzo dei regali, o son tutti ubriachi e i regali li apre nonna il giorno dopo. Sappiate che ho visto amicizie trentennali crollare per colpa della raccolta soldi dei regali di compleanno. Non sottovalutate il problema.

Lo stesso discorso vale per la raccolta dei quattrini in pizzeria quando arriva il conto e si fa "alla romana". C'è sempre uno stronzo (tendenzialmente l'ultimo) che paga anche due o tre quote (Ultimo stronzo: "Ecco qui i miei 20 euro". Ristoratore: "Signore mi scusi sarebbero 60, mancano due quote". Ultimo stronzo: "Ma io ho mangiato una prosciutto e funghi e ho bevuto una media". Ristoratore: "Paghi o libero i cani. E comunque le abbiamo offerto il limoncello, pezzente"). Ma di questo parleremo un'altra volta, che non si dica che vado troppo fuori tema.

In ogni caso tanti auguri donne e soprattutto tanti auguri Bruno, presumibilmente giunto alla rosa della Romania: "Doriiinel Munteanuuu, Florin Raducioiuuuu, Ilie Dumitrescuuuu" eccetera eccetera.

E veniamo a noi. L'ultima giornata ha clamorosamente ribaltato gli umori dalle parti di Milano. Succede sempre così: gli stronzi che settimana prima non capivano nulla tornano a respirare, quelli che sembravano dei geni in un amen finiscono alla forca.

È il caso di Mihajlovic, magnificato per due mesi buoni e da domenica tornato a essere quello che "sì, sta facendo il suo, ma per il futuro del Milan ci vuole ben altro...". E allora riparte la rumba sul post Sinisa: sappiamo che Berlusconi, perso Conte, sta seriamente pensando all'ottimo Di Francesco, sappiamo anche - via Bobo Maroni - che il match di Reggio ha fatto perdere al presidente quel poco di pazienza che gli era rimasta.

E veniamo al punto: è vero, il Milan contro il Sassuolo ha fatto male, malissimo, ma non per colpa del suo allenatore. O meglio, il tecnico avrà anche qualche responsabilità (Romagnoli in panchina non si può vedere), ma non è certo il principale responsabile del definitivo addio al terzo posto.

Domanda: può una squadra che ambisce alla zona Champions raggiungere il suo obiettivo puntando su un giocatore che va per conto suo (Balotelli), un altro fermo da quasi un anno (Menez), un altro ancora totalmente fuori condizione (Boateng)? No, non può.

Altra domanda: è colpa di Mihajlovic se a gennaio invece di far di tutto per prendere almeno un centrocampista ci si è limitati a dire "eh, Luiz Adriano è tornato dalla Cina e quindi siamo bloccati"? No, non lo è.

Ultima domanda: nell'anno dello stadio promesso e poi saltato, dell'Ibra che forse torna ma poi ti ritrovi Balotelli, dell'El Shaarawy palleggiato qua e là e infine consegnato a quella che doveva essere una diretta concorrente, del mercato assai dispendioso e comunque incompleto, si può pensar che la causa unica di ogni problema sia l'allenatore "troppo nervoso che se la prende con Bacca e così non si fa perché ci vuole maggiore autocontrollo"? Suvvia, non scherziamo...

Secondo i beninformati tutte queste questioni alla fine pare che abbiano convinto il tecnico serbo: a fine stagione sarà strappo a prescindere per questioni di incompatibilità con il patron. Si tratterà solo di stabilire la classica buonuscita. Poi si ricomincerà daccapo: come nel post Seedorf, come nel post Inzaghi. E vai a capire se il prossimo allenatore avrà a disposizione quel centrocampista capace di non far rimpiangere l'eventuale assenza di Montolivo (Montolivo, non Rijkaard con tutto il rispetto...).

Si diceva dell'Inter, tornata a respirare dopo la tipica settimana da "pazza". È chiaro che anche in questo caso siamo all'esasperazione dei giudizi. L'Inter non era una squadra di fenomeni ai tempi del primo posto e neanche una colossale fetecchia in questo inizio 2016. Per questo ora sentir parlare di "gruppo guarito che ha risolto i suoi problemi grazie a un allenatore che finalmente ha capito quello che deve fare" sembra un filo esagerato. L'Inter è questa, più debole - sulla carta - di Juve, Napoli e Roma e, quindi, chiamata a compiere un'impresa per raggiungere l'obiettivo stagionale. Per fare questo, per l'appunto, si è affidata al tecnico più pagato della Serie A, che poi è Roberto Mancini. Toccherà a lui nelle prossime settimane riuscire a risolvere un puzzle complicatissimo che però lui stesso ha voluto e ottenuto: gestire una rosa così ampia dalla trequarti in su non sarà affatto facile, anche perché non sempre i nerazzurri potranno scendere in campo con Icardi + tre mezze punte come hanno fatto contro il Palermo. E allora il discorso è sempre lo stesso: dipenderà solo e soltanto dai risultati. In presenza di vittorie, gli esclusi staranno buoni e masticheranno amaro in silenzio, viceversa brontoleranno o faranno pervenire mezzo stampa i loro lamenti. Si vedrà.

Nel frattempo ci preme evidenziare due fatti legati alla comunicazione attorno ai nerazzurri:

1) Mai come sta succedendo quest'anno con Icardi, un giocatore passa settimanalmente dalla condizione di "sopravvalutato, l'Inter farebbe bene a disfarsene" a quella di "Il Manchester/Il Real/La Sangiuseppese lo vogliono a tutti i costi perché è fortissimo, l'Inter dovrà per forza privarsene altrimenti fallirà". Tenuto conto del fatto che il ragazzo ha una media di 0,56 gol di media a partita e che i giudizi su di lui cambiano a seconda della sua efficacia sotto porta, prepariamoci ad altre 8/10 variazioni nei giudizi da qui a fine stagione. Variazioni che, comunque, non mineranno le certezze di molti illuminati, sicuri del fatto che "in ogni caso a giugno andrà via" e dal presupposto che frasi come "io resto volentieri, mi piace molto Milano e sono fiero di essere il capitano dell'Inter" sono certamente cazzate. Mah...

2) Abbiamo letto che in settimana i giocatori dell'Inter hanno parlato tra di loro. Incredibile. In assenza di Mancini tra l'altro. Pare che i presunti senatori abbiano addirittura arringato il gruppo al grido di "mettiamocela tutta". Il tutto è stato fatto passare come "evento clamoroso". Io davvero non capisco. O forse sì.

Il resto - in pillole - è dedicato a quelli che stanno meglio, ai pretendenti allo scudetto. E quindi Juve, Napoli e anche Roma (almeno per chi scrive).

Una corrente di pensiero sostiene che la Juve stia attraversando un periodo di appannamento e che Allegri abbia qualche responsabilità per tutto questo. È allucinante come il tecnico dei bianconeri (meritatamente premiato ieri con la Panchina d'Oro) non abbia ancora convinto le masse del fatto che non solo sia bravo ma - con Ancelotti in stand-by e Antonio Conte in Nazionale - possa legittimamente essere considerato il migliore tra i tecnici italiani sulla piazza. Questa cosa non entra nelle capocce di tanti, ma per fortuna si è fissata in quelle di chi ha cuore le sorti della Signora, e quindi Marotta, Paratici e - soprattutto - in quelle dei sciuri Agnelli. Il sottoscritto ha mandato un sms "esplorativo" a chi ben conosce i fatti di casa Juve. "Ci sono novità sul contratto di Allegri?". Risposta: "Tutto fermo, ma senza alcun tipo di tensione. Di comune accordo". Il matrimonio continuerà.

Sul Napoli mi preme dire solo una cosa: se a diventar grassi si finisce col segnare 26 gol in 28 partite, allora per cortesia riempitemi come un tacchino il giorno del Ringraziamento. Ecco, dei partenopei è giusto che venga sottolineata la maturità raggiunta non solo dalla squadra, ma da una piazza che - si diceva - "festeggia troppo quando vince, si demoralizza all'eccesso quando perde". E invece no, il "febbraio nero" della squadra di Sarri è trascorso nel totale sostegno dei tifosi, convinti forse più del loro presidente che in questo momento non ha alcun senso avanzare critiche a questo e quello, soprattutto se "questo" è tal Higuain e "quello" è un tecnico in attesa di una stra-meritata conferma per l'anno prossimo che non sia solo legata al furbesco contratto "1+1+1+1".

E la Roma? La Roma è Spalletti. Bravo, bravissimo oltre ogni previsione. Nel suo primo mese di "gestione" delle cose giallorosse, il collega di Sky Angelo Mangiante, appostato dalle parti di Trigoria ci informava tutti i santi giorni: "Si sono allenati tre ore!" oppure "oggi hanno organizzato due sessioni!", fino a "dovreste vedere che intensità!". Sembrava un'esagerazione. E invece no. Il collega non mentiva affatto: la Roma dei giocatori "forti e tecnici" che già esisteva è diventata quella dei giocatori che corrono e ci mettono le palle. Merito di una persona sola? Beh, no, ma senza l'uomo di Certaldo nessuno oserebbe pensare che stasera c'è anche solo l'1% di passare il turno in Champions.

In chiusura vi lascio con quattro balle che ho scritto l'altro giorno su "Libero" a proposito della moviola in campo e cazzi vari. Ho la mia personalissima visione delle cose. Non so cosa ne pensiate voi. Se vi va, fate sapere (@FBiasin, @ilsensodelgol).

 

Le regole nel calcio le cambia l'International Board. L'International Board è un' entità tipo Mina (intesa come la cantante): tutti sanno che esiste ma nessuno la vede (tranne Malgioglio, almeno così dice lui). I componenti dell'International Board sono otto: i quattro nominati dalla Fifa (uno è Infantino), il Ceo della federazione scozzese Stewart Regan, il Chief Executive della federazione gallese Jonathan Ford, il Chief Executive della federazione irlandese Patrick Nelson, il Ceo della federazione inglese Martin Glenn. Insomma, decidono tutto i britannici che (ricordiamolo) in casa non hanno il bidet.

Fino all'altro giorno tutti dicevano «cambiare le regole è impossibile perché quelli dell'International Board non vogliono, sono dei vecchi tromboni e fanno gli inciuci». Poi Infantino ha dato una virtuale pedata nel culo a Blatter e alla prima riunione buona (la 130ª della storia del soccorrer), quelli dell'International Board hanno detto: «Oggi ci gira che cambiamo le regole, così, a sfregio». Dev'essere che gli Hateful Eight pallonari prima della riunione si son bevuti un goccetto di troppo perché son passati dalla fase «cambiamo un par di regole» a quella del «facciamo la rivoluzione in nome di un calcio più limpido». Ebbene, siamo tutti felici, ma prima che si creino equivoci ci preme avvisare gli amici dell'International: state in campana perché da noi non cambierà una fava.

Giunta la notizia, nei migliori Bar Sport italiani la reazione è stata più o meno questa.

Fase 1 "l'entusiasmo": «Viva Infantino, Blatter cacca». Fase 2 "la provocazione": «Ma quindi ora la Juve ruberà al rallentatore? (...) Taci tu che pure Facchetti telefonava agli arbitri (...) Muto tu che Collina andava a magnà l' impepata da Meani (...)». Fase 3 "il sospetto": «Le immagini sono prodotte da Mediaset, a Mediaset Maria De Filippi è molto potente, Maria De Filippi controlla il calcio, complotto!». Perché, va detto, da noi moviola o non moviola trionferà sempre «l' ipotesi di complotto». Anzi, preparatevi alla Fase 4, quella del «post partite con moviolone incorporato». Discussioni ipotetiche nei migliori talk show: «L' arbitro Tagliarocchi ha visto il video e non ha dato lo stesso il rigore: venduto!». Oppure: «Per il fischietto Rizzato non è fuorigioco attivo ma passivo in posizione attiva. In questo caso le immagini nulla possono. E comunque lo sanno tutti che Rizzato non ha pagato il Canone Rai». Fino a «Si stava meglio quando non c' era la moviola, almeno avevamo il dubbio che fossero cleptomani, invece questi son ladri veri». E finiremo per insultarci. E chiederemo all'International Board di intervenire. Solo che a quel punto Infantino sarà già corrotto fino alle doppie punte. E non interverrà. E allora scoppierà Moviopoli. E vinceremo i Mondiali del 3012 giocati a Ponte Chiasso per una storia di Tobleroni trafugati. Potete starne certi che andrà così. E se non vi fidate è chiaro che siete in malafede. Complotto.


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