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Editoriale

Milan, tre dubbi atroci e una flebile speranza: si entra in "fase Galliani". Occhio a Thohir: un colpo in canna... e mezzo. La strategia Juve dietro al nome Falcao: l'obiettivo è un altro. Adl: i tifosi del Napoli meritano chiarezza

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
19.08.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 60210 volte
© foto di Federico De Luca

Ciao. Sono in spiaggia. Sarò sincero: ho la stessa voglia di scrivere che ha un coccaro di urlare "coccobello" alle 17.45 in una spiaggia del Mar Morto. In più - diciamolo onestamente - son tre giorni che non leggo lo straccio di un quotidiano, non scarico le mail, riduco le telefonate di lavoro al minimo sindacale del tipo "pronto, sono Piripicchio, l'agente di Piripelli, volevo dirti che...". "A Piripì, famo una cosa, tenta il suicidio. Se sopravvivi ci sentiamo venerdì". Lo so, non è molto professionale, ma anche 'sticazzi.
Per questo e per tutta una serie di altri motivi che non sto qui a elencare, calo le braghe (in senso figurato, ci mancherebbe): questa mattina ho chiamato il mio fido braccio destro, lo schiavizzato Francesco Perugini, certamente molto più bravo di me a fare qualunque cosa che non sia bere alcolici in una scala che va dal Crodino all'Assenzio, fino a un chupito di sangue di Bendtner. Questa la celere conversazione. "Francè, mettiti una mano sulla coscienza, ho una settimana di ferie e son senza notizie da tre giorni. Fai un giro di telefonate e aggiornami. Soprattutto non rompere i santissimi che ti sei fatto un mese di sagre e cazzivari". "Eh ma io non posso! Ho una cosa importantissima da fare! Ti spiego...". "Grazie Francè, quando torno ti offro un caffè della macchinetta". "Mah...". "Clic" (inteso come io che appendo il telefono).
Il bello dell'aver calato le braghe è che tutto quello che leggerete al termine del consueto peana di minchiate, potrete tranquillamente addebitarlo al Perugini (insulti graditi all'indirizzo Twitter @fperuginipz). Laddove invece avesse azzeccato dei clamorosi colpi di mercato, mi sento comunque in diritto di prendermi tutti i meriti.
Ora, prima di addentrarmi nelle faccende pallonare ("sarebbe ora", dite voi) non posso non spendere due parole su una piaga sociale che troppi sottovalutano: la disumana invasione delle spiagge. Non vi dirò dove sono per evitare vendette trasversali, darò solo delle indicazioni di massima: inizia per "Sa" e finisce per "Lento". Ebbene, vittima dei consigli di chi ti vuole male ("se hai solo una settimana vai laggiù, ci sono ancora spiagge incontaminate") son finito nel locus amenus. Ebbene: sto cercando il mare da 72 ore. Cioè, percepisco che è vicino, sento anche il rumore delle onde, ma il problema è il muro di bilioni di persone da superare prima di sfiorare il bagnasciuga. Poi in realtà un bagno l'ho anche fatto, eravamo solo in 354234 nel raggio di dieci metri. Per intenderci: se arrivava uno squalo se lo magnavamo. Esco dall'acqua. E un vecchio di fianco a me: "Senta, sa che secondo una recente statistica due bagnanti su dieci quando entrano in acqua la fanno? Lo tenga presente". "La ringrazio molto per l'informazione, in ogni caso eravamo solo 354234". Fine.
Ora il superfluo. Oggi è il giorno di Antonio Conte. Il neo-ct nella superconferenza stampa del Parco dei Principi dovrà spiegare tante cose: come ha fatto la Figc a scegliere un allenatore che due anni fa aveva squalificato per scommesse (il classico patto alla "volemose bene"?); come è riuscita la federazione a convincere un tecnico "stanco" a risalire subito in sella non solo per il part time azzurro, ma bensì per riorganizzare tutte le nazionali italiane? La verità è una: dopo tante cattiverie bisogna fare i complimenti al Banana, che poi è Tavecchio. Il capoccione della FIGC ha trovato l'unico modo per cancellare le polemiche sulla sua elezione e ridare entusiasmo ai tifosi italiani sfiancati da un'estate di delusioni mondiali e polemiche razziste. Ha scelto il migliore sulla piazza, l'ha coperto d'oro con l'aiuto dello sponsor e gli ha concesso tutto quello che chiedeva pur di convincerlo a dire sì. Alessio, Carrera, Bertelli, Sandreani, il fratello Gianluca - dopo il figlio di Prandelli le assunzioni "di sangue" sono sdoganate a Coverciano - sono il giusto prezzo da pagare per aver il tecnico tricampione d'Italia in panchina. Palla a Conte che davanti ai microfoni (oggi) e in campo (dal 4 settembre) dovrà guadagnarsi un ingaggio degno di un Puma.

Fa male (anzi, malissimo) Pippo Inzaghi a far finta che al Milan vada tutto bene. Nomi ne sono stati fatti tanti, gli arrivi non sono mancati, ma la rosa del Diavolo non sembra affatto completa, né sufficientemente migliorata in qualità. Zapata alla prima uscita da titolare è tornato "quello rossonero" cancellando l'immagine positiva lasciata da "quello colombiano". Prendiamo Honda: bello il gol su punizione, grottesco l'angolo che ha fatto sbellicare il Mestalla. Il problema è che poi ci si ricorda solo del secondo.
> Gioie e dolori di una rosa costruita a costo "zero" con l'obiettivo di rendere a "mille" e con qualche incongruenza. Armero, per dire, al momento resta una riserva a meno che De Sciglio non torni a destra, una delle scelte costate il posto a Seedorf. Diciamo la verità: sarebbe quantomeno curioso riproporre la stessa cosa tre mesi dopo. La verità è che se l'olandese ha sbagliato a confessare ai tifosi che trequarti dei giocatori non erano da Milan, di sicuro c'è che i risultati delle amichevoli e il valore generale di questo gruppo non sono all'altezza dell'immagine del Diavolo dell'era Berlusconi.

A due settimane dal via della A Superpippo non ha una coppia centrale definita, non ha avuto l'esterno d'attacco che sognava - con 11 milioni più di tanto non si può pretendere - e si ritrova con un centrocampo di sola corsa e poche idee, almeno fino al rientro di Montolivo. La palla passa a Galliani: serve un centrocampista - Dzemaili è una buona idea ma non la soluzione - e un'ala coi fiocchi. Non sarà Lavezzi, potrebbe essere Douglas Costa se l'ad riuscirà a piazzare l'offerta "compri oggi paghi in tre anni". In ogni caso restiamo ancora convinti (anche se le certezze stanno calando) che alla fine arriverà Cerci.

I tifosi della Juve sognano il "Tigre" Falcao. La verità è che il colombiano sarebbe stato alla portata dei bianconeri solo in caso di addio di Vidal. Ma il cileno per la gioia di tutti i tifosi bianconeri (meno felice il cassiere della Signora) resterà a Torino. Ferragosto è passato, l'ultimatum pure, il centrocampista non ha ancora dimostrato di essere tornato al top e nessuno vuole rischiare 50 milioni. Allegri promette altri due colpi: uno sarà un difensore (la minaccia del Benfica fa capire quanto sia vicino Luisao), intanto arriva il 21enne Djalo dal Granada. L'ultimo bianconero, invece, sarà un trequartista (né Marchisio né Pereyra convincono troppo in quel ruolo): Pastore può essere il colpo dell'ultimo minuto, altrimenti il "promosso" sarà super Pogba.

Questione Hernandez. Il messicano potrebbe essere l'ultimo colpo dell'Inter (ma non credeteci troppo). Di certo servono i soldi di Guarin. Quella per il colombiano è una telenovela iniziata a gennaio e ancora senza soluzione. Alla fine il centrocampista partirà liberando le ultime risorse per completare il mercato della strana coppia Ausilio-Thohir. Firmino il nome per la mediana, Biabiany l'idea per l'attacco anche per "costringere" Mazzarri a virare sul 4-3-3 a lungo promesso a poco sperimentato finora.

La Roma sogna Jovetic per poter vendere senza rimpianti Destro - ma il City deve accordare il prestito con diritto di riscatto - il Napoli chiude praticamente per De Guzman. La stretta di mano con lo Swansea arriverà però solo dopo l'andata contro l'Athletic Bilbao di stasera. Dopo i 12 punti nel girone da paura dello scorso anno, Benitez non può sbagliare con i baschi. L'olandese completerà la mediana dei partenopei aggiungendovi qualità e freschezza, se poi Fellaini arriverà a dare una mano dalla metà campo in su, allora i partenopei potranno davvero sognare. In ogni caso ci permettiamo di dare un consiglio a De Laurentiis: sia sincero con i tifosi come ha fatto in passato, i partenopei pretendono e meritano chiarezza.

Ora scusate, a un rapido conteggio la presenza in acqua è drasticamente calata a sole 354228 unità. Devo assolutamente approfittarne.
"Che vita di merda" cantava una straordinaria Levante nell'estate del 2013. Ancora attualissima, devo dire... (Twitter: @FBiasin).


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