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Editoriale

Milan, un altro anno buttato e un altro allenatore bruciato. Ahi Gerolin, Zamparini ha scoperto cose non belle. Presidenza Lega Pro, spunta un documento contro Gravina

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
14.12.2015 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 44010 volte
© foto di Balti Touati/PhotoViews

Torniamo a dicembre 2013, esattamente due anni fa. Il Milan era ad una svolta. Barbara Berlusconi si accingeva a vincere la sua battaglia e a segnare il futuro del club. I figli di Silvio Berlusconi riuscirono ad ottenere la testa di Adriano Galliani. Si parlava di buonuscita, si facevano nomi di nuovi Direttori Sportivi e Michele Uva avrebbe preso il posto di Galliani come Direttore Generale. Galliani è una vecchia volpe e ha lasciato correre quei figli che ha visto crescere e giocare con bambole e macchinine, quando lui ed il Cavaliere-padre facevano le fortune dell'impero Berlusconi. Barbara aveva chiuso il cerchio e aveva ottenuto appoggi in famiglia. Allora, Galliani si è rimesso a giocare e quando ha capito che i figli di Berlusconi facevano sul serio è andato dritto al punto in un confronto diretto con il grande capo. Galliani si è ripreso il Milan, in sei mesi è tornato ad essere il capo e nella mia mente sono risuonate le parole di un mio caro amico vecchio simbolo rossonero che mi disse: "Non andare dietro ai tuoi colleghi che scrivono fesserie. Galliani andrà via dal Milan quando lo vorrà lui e resterà il capo ancora a lungo". Aveva ragione il mio amico. Nel frattempo, però, la battaglia non l'ha persa solo Barbara che ha dovuto fare marcia indietro sia sulla lotta a Galliani che sulla vicenda stadio, ma ha perso anche Galliani con i tristi risultati del Milan, con gli allenatori sbagliati (Barbara ha voluto Seedorf, mentre il condor ha puntato prima su Inzaghi e poi su Mihajlovic). Hanno perso tutti, hanno perso i tifosi del Milan. Il problema non sono i soldi che mancano ma gli investimenti sbagliati, gli allenatori cannati e la gestione approssimativa della settimana. Braida manca al Milan più di quanto un semplice tifoso potesse immaginare. La coppia Braida-Galliani funzionava alla grande perché l'esperto di calcio era Ariedo. Lui era la mente, Galliani era il braccio ed era fortissimo nei rapporti e nelle trattative. Se bisognava prendere questo o quel calciatore lo decideva Braida. Il Milan non può continuare così, senza progetto e con una curva che ormai da tempo contesta l'operato di Galliani. Il condor è geniale in tutto quello che fa per questo oggi dovrebbe confermare la sua lunga visione per spiazzarci tutti. Politicamente è forte, il suo tutor sul futuro inizia ad avere troppi anni, al Milan è accerchiato e i giochi politici si fanno adesso. Galliani spiazzerebbe tutti se decidesse di lasciare il Milan e candidarsi alla Presidenza della Lega di A; poltrona che fu già sua anni fa. Questo sì che sarebbe un colpo da condor ma i potenti non vogliono mai lasciare da perdenti.
C'è aria di burrasca a Palermo. Per ora Ballardini salva il posto di lavoro, ma Zamparini nel mirino ha messo il Direttore Sportivo Gerolin. In tv, a Sportitalia, il Presidente disse che il suo Direttore non conta nulla perché i calciatori li sceglie lui in prima persona. Così anche gli allenatori. Si parla di divorzio a giugno e questa volta non ci sentiremmo di escludere che Zamparini abbia ragione. Abbiamo letto e sentito che il Presidente non avrebbe gradito alcune manovre di Gerolin con dei procuratori. Anzi, un procuratore. L'agente è giovane e ha preso piede negli ultimi anni grazie ad un top club. E' calabrese ma vive al Nord. Gerolin avrebbe parlato troppo bene di questo agente con alcuni calciatori del Palermo e, una volta saputo, il Presidente sarebbe andato su tutte le furie perché avrebbe sentito dal Friuli puzza di bruciato. Beh, pensate voi se l'incendio parte dalla Sicilia, sentire la puzza in Friuli significa che l'incendio è bello grande e presumibilmente doloso. Staremo a vedere. Noi 2 euro sull'addio di Gerolin prima dell'estate li giochiamo volentieri, pur non sapendo le quote.
Chiusura dedicata alla Lega Pro. Settimana scorsa, da queste colonne, vi preannunciammo l'ingresso in campo di Pagnozzi. Ci abbiamo preso e siamo contenti della fortuna che ci accompagna in questi editoriali settimanali. Nel bene o nel male preferiamo sempre parlare prima. Parlare dopo non fa opinione, potrebbe scrivere anche mia nonna Lucia di quello che è successo ieri. Proviamo a scrivere sempre quello che succederà domani. Pagnozzi scenderà in campo in vista delle elezioni del 22 dicembre. La Presidenza della Lega Pro è importante anche e soprattutto per le prossime elezioni federali. Tavecchio cerca di prendere più consensi per la sua rielezione. Roma ha deciso che la Lega Pro dovrà andare a Pagnozzi. Malagò spinge per Pagnozzi, Tavecchio anche e i voti di Macalli finirebbero a Pagnozzi. Oltre al giusto curriculum, il neo candidato ha anche esperienza e credibilità; quella che manca ai suoi rivali, deboli e impacciati. Gravina e Ghirelli si sono rotti prima di andare sull'altare. Il patto delle toscane andrebbe bene per suonare in discoteca con un dj sulla poltrona di Presidente di Lega e le società si muovono su Gravina perché sarebbe incompatibile. A tal proposito, vi preannunciamo che presto ci sarà un documento che potrebbe andare in contrasto con la candidatura di quest'ultimo. "Del resto la conferma dell'assunto è data dal fatto che una eventuale candidatura, per concorrere alla carica di Presidente, di uno dei consiglieri federali in carica determinerebbe, in caso di elezione, il necessario successivo ricorso ad una nuova convocazione assemblare per la sostituzione proprio di quel posto di consigliere federale lasciato vacante dal nuovo Presidente eletto". Questo un piccolo passaggio, poi si parla dell'incompatibilità di uno e dell'opportuna candidatura dell'altro. Il 22 sarà l'ennesimo macello e non siamo sicuri che se ne verrà a capo. Una cosa è certa: la Lega Pro rischia di non poter essere governata ancora per diversi mesi. Non riescono a trovare tra loro una soluzione. Ci vorrebbe l'intervento di Malagò e Tavecchio ma sono entrambi impegnati su altri fronti. Nel frattempo le società falliscono, i contributi servono a malapena a pagare i panini ai calciatori, gli stipendi non arrivano e gli stadi sono vuoti. Macalli era il male della Lega Pro, va bene, ma adesso siamo messi peggio della preistoria. Pagnozzi ha i voti del Nord più Pisa: quasi tutti tranne l'Albinoleffe (Marcheschi), Bassano (Marcheschi). Dubbi su Pordenone, Lumezzane e Pavia. Al Sud votano Pagnozzi Messina, Catania, Akragas, Lecce, Matera, Martinafranca, Cosenza Casertana e Benevento. Gravina ha i voti di Melfi, Juve Stabia, Catanzaro, Monopoli, Ischia, Paganese, Cuneo, Maceratese, Ancona, L'Aquila e Teramo.
Marcheschi ha anche i voti di Tuttocuoio, Prato, Pontedera e Lucchese. Le altre sono indecise. Decideranno forse alla viglia di Natale, se tutto va bene...


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