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Editoriale

Montella: sarto no, stilista sì. Dzeko: il mercato invece dorme. Sarri: attenti alle "facce..."

21.10.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 7427 volte

No, Montella non è Lizzola. Nè, per la verità ha fatto discorsi da Lizzola. Chi era intanto costui? Si tratta del sarto che era bravissimo, secondo i racconti di Silvio Berlusconi, a fare i vestiti con la stoffa che aveva. Invece, in quel Marzo 2000, il Milan di Helveg e Bierhoff nelle mani dell'Alberto da Cesenatico veniva definito, dall'allora presidente rossonero, come una stoffa cui il "sarto" tecnico Zaccheroni non riusciva ad essere adatto. Ma, nel pre-partita del grigio eppure non vergognoso Milan-Aek Atene 0-0 di giovedì sera, Vincenzo Montella non si è presentato parlando di ago e filo. Ha tenuto alta per alcuni minuti la metafora dei carrelli di vestiti, dei modelli di giacca, di cravatta e ha ammesso che gli è stato messo a disposizione un buon guardaroba. Si è riservato la possibilità di fare gli abbinamenti giusti, dal momento che le sfumature erano diverse, ammettendo in questo qualche ritardo. Ecco lo stylist Montella, che non sembra peraltro adatto al paragone con un sarto. E' più sottile Montella rispetto a Zaccheroni, che era più pacioccone, più mastino buono, più incassatore. Non è facile il lavoro di Montella, così come non lo è stato per Fassone e Mirabelli in estate. Prima le bandiere, poi il pubblico, poi il mercato in entrata, quindi quello in uscita. Tutto pancia a terra. Tempi rispettati e grande entusiasmo. Poi queste ultime settimane, questi giorni, in cui sembra impossibile di vivere momento che sembravano scongiurati da un grande mercato. C'è del ritardo? Certo che c'è. Ci sono dei problemi? Certo che ci sono. Ma Montella deve sentirsi molto stimolato dal risolvere tutto. Per lui è una partita a tressette niente male con la propria carriera. Milano negli ultimi anni ha indirizzato non ai vertici la carriera di diversi allenatori: Seedorf, Inzaghi, Brocchi e per certi versi Mihajlovic in casa Milan; Stramaccioni, Mazzarri, De Boer, Pioli in casa Inter. Non è come una volta, come quando i grandi (Sacchi, Capello, Ancelotti, Mourinho, Mancini, lo stesso Allegri) andavano a migliorare dopo Milan e Inter...Non avendo ancora vinto Champions o Scudetti, Montella, che si trova nel mezzo, rischia di trovarsi più vicino al secondo paniere piuttosto che al primo. E allora deve dare tutto, adesso. Non è stato facile per nessuno passare da consuetudini tanto diverse da una proprietà all'altra, lo si scorge anche sui volti di alcuni giocatori durante le inquadrature sulle panchine a gioco fermo o durante l'intervallo. Riparta da lì Montella, con l'apertura mentale che non gli manca affatto, e faccia una bella addizione: lo spirito e l'identità del Milan dell'anno scorso, che mancano, più la qualità e i valori del Milan di quest'anno, che ci sono ma sono rimasti sotto asticella nelle ultime partite. Se Montella riuscirà a sentirsi decisivo e non perseguitato e se gli sguardi torneranno da gruppo senza periferie, allora identità, gioco, gol ed entusiasmo torneranno a scorrere. Non bisogna mai dare nulla per scontato, minuto per minuto, nella vita di una squadra e se l'entusiasmo estivo ha reso tutti un po' più leggeri e sereni, il tempo per rimediare non è moltissimo ma c'è. Eccome se c'è.

Il sequel di Wall Street aveva come sommario: "Il denaro non dorme mai". Vero, anche in "Too big to fail, il crollo dei giganti" , lo si percepiva. Il calcio è diverso. E in qualche caso, anche eclatante, gli effetti del calciomercato, che si paga comunque con il denaro, fanno fatica a vedersi. Prima di alzarsi di buon umore, dormicchiano a occhi semichiusi, si stiracchiano, danno la sensazione che non sia giornata. E invece poi cambia tutto e da un certo momento della mattinata in poi si riparte di gran carriera. E' stato esattamente il caso di Edin Dzeko, un disastro il primo anno. Lento, involuto, scarico. Tanto che Spalletti, intervenuto al capezzale della Roma al posto di Garcia, lo usa con il contagocce preferendo El Shaarawy e Salah larghi e Perotti in mezzo. Poi però il certaldese non lo perde di vista, perchè gli effetti del mercato non si addormentino definitivamente sono necessarie anche di queste "fortune", e Dzeko rifiorisce. Un fiore oggi e un fiore domani ed ecco che a Londra la quercia domina un grande stadio. Dopo i mormorii con l'Atletico, la consacrazione di Stamford Bridede. E Dzeko è tornato l'airone che era a Wolfsburg. Doveva partire nell'estate 2016, idem la scorsa e invece sta riportando su la Roma. Lui è Immobile fra un mese se la vedranno nel derby.

No, non è riuscita e non è nemmeno piaciuta la voglia di facce di c...di Maurizio Sarri a Manchester. Lo splendido allenatore toscano se ne è uscito con una battuta infelice, poco rispettosa della lingua italiana e dello stile Champions, con, probabilmente, un vernacolo che agli impettiti funzionari del "Respect" europeo non deve essere per nulla piaciuta. Poi, nel primo tempo del City, si è visto che nemmeno il campo ha premiato. E nemmeno il secondo, perchè il Napoli ha fatto beneissimo ma non giocando da faccia di...Non da squadra che si toglie la soddisfazione di palleggiare, ma da squadra che rialza la testa dopo aver sofferto e si impegna per giocare a calcio. Deve stare molto attento Sarri perchè le facce di..., in senso di cattiveria sportiva e di cinismo da risultato, adesso gli stanno viaggiando verso casa sua. La esorcizzi il prima possibile quella frase e non la ripeta più, perchè certe facce non bisogna invocarle. Bisogna riconoscerle. E se le ritroverà di fronte, ciniche e toste, al calcio d'inizio di Napoli-Inter. Sarri paga pegno una seconda volta? Dipende da lui e dalla sua squadra, ma anche dall'avversario.


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