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La Giovane Italia
Editoriale

Napoli, che spavento. Ma il sogno è lontano. Milan, 2021 volte "Grazie Rino". Da Cagliari a Verona, da Sassuolo a Bologna... quando i DS mettono in crisi i Mister

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
09.04.2018 10:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 21884 volte

Erano, ormai, pronte trombette e sciarpe bianconere per iniziare la festa scudetto della Juventus. A consegnarlo, virtualmente, ai bianconeri era paradossalmente l'alleato del mercato del Napoli: il Chievo Verona che non poteva permettersi regali di primavera. Che spavento per Sarri. Sarebbe stata la beffa della stagione. Abbandonare definitivamente il sogno scudetto, in casa, con il Chievo. Ha pareggiato a due minuti dalla fine e ha vinto nel recupero. Il Napoli ha festeggiato come se avesse vinto il titolo. Sicuramente non l'ha vinto, anzi, la distanza dalla Juventus resta quasi incolmabile ma almeno il sogno è ancora nel cassetto e non nella pattumiera. Lì è finito, invece, il Chievo Verona che con la società che si ritrova e il consolidamento della categoria non meriterebbe una posizione così pericolosa. Il Presidente Campedelli ci mette anima, sudore e soldi. Quando, però, sbagli la scelta degli uomini in società ne paghi le conseguenze sul campo. Il Napoli, difficilmente, vincerà lo scudetto ma paradossalmente da una vittoria che doveva essere considerata scontata con il Chievo Verona può trarre una nuova spinta per il finale perché galvanizzato da un successo che, ormai, sembrava perso. Il successo di ieri, comunque, certifica due/tre cose fondamentali. I fischi del San Paolo, sullo 0-1, rivelano che i tifosi ci credono sempre meno al grande obiettivo. Secondo: Insigne è in netto calo. Terzo: Milik deve giocare, semplicemente, perché è quello che ha più benzina lì davanti. Il Napoli non è morto, ci mancherebbe, ma fa una fatica pazzesca. Dimostrazione che per questi grandi traguardi non è ancora pronto al 100%. Anche Allegri i punti li ha persi ma quasi tutti nel girone di andata, quando c'è ancora tempo e margine per recuperare. I campionati, dalla A alla D, si vincono ad aprile. Adesso. A Torino lo sanno bene. A Napoli sono arrivati con il fiatone. Domenica c'è il Milan a San Siro. Una trappola pericolosa che potrebbe anche essere sanguinosa.
Gattuso festeggia il rinnovo con la sua squadra del cuore fino al 2021 ed è il premio alla meritocrazia per lui e tutto il suo staff. Non è stato il solito "raccomandato" dalla carriera da calciatore. Ha fatto il giro del mondo, della C e della B italiana. Quando il Milan ha chiamato ha accettato, con oneri e onori, la Primavera rossonera malandata dalla cura Nava. Sicuramente, nella sua vita, Gattuso potrà dire che nessuno mai gli ha regalato qualcosa. Da calciatore e da allenatore. Aggiungerei anche da imprenditore. Ha accettato uno stipendio da allenatore di bassa serie B, pur di tornare a Milanello. Adesso è tornato su stipendi da serie A ma, prima, ha dovuto rivalutare il parco calciatori del Milan e il mercato di Mirabelli. La grande collaborazione Mister-Direttore ha aiutato il Milan a risollevarsi anche se adesso la squadra sembra pagare il grande sforzo fatto negli ultimi 3-4 mesi. Il rinnovo è stato meritatissimo. Ora, per Gattuso, inizia il compito più difficile. Programmare la prossima stagione. Questa squadra non ha bisogno di una rivoluzione, già fatta la scorsa estate, ma necessita di puntelli fondamentali. Un esterno a sinistra, perché Rodriguez sembra il cugino di quello visto in Germania, serve un terzino destro che faccia coppia con Conti (Calabria da rivedere), una mezzala fisica e sicuramente una prima punta con sette P maiuscole. Un Belotti o un Immobile. Insomma, un italiano al centro dell'attacco. Da rivedere anche la posizione di Suso. Sia tattica che contrattuale. Se vuole giocare da Suso ben venga, altrimenti meglio cambiare aria.
Intanto, in serie A, la corsa più bella è diventata quella per la salvezza. Tutti in pista. Tutti a rischio. Il Benevento saluterà, ben presto, la serie A. Con onore da quando è arrivato De Zerbi ma pur sempre rimane una comparsa nella élite del calcio italiano. Squadra sbagliata in estate, come sbagliata fu la conferma di Baroni su una panchina di serie A. E' il primo anno che, però, le società pagano più per gli errori dei direttori che per quelli degli allenatori. Unica eccezione, Verona, sponda Hellas dove il concorso di colpe Fusco-Pecchia è 50-50. A Fusco va dato almeno il premio dignità. Dimissioni dopo Benevento. Pecchia resta in sella, vince con il Cagliari e spera nel miracolo salvezza. Fusco l'ha difeso anche quando sbagliava la strada per andare in bagno, lui è rimasto per conto suo senza seguire l'unico difensore sul quale poter contare. Pecchia porterà lentamente il Verona in B. Lentamente ma la strada è quella. Fusco ha sbagliato due cose: a prendere Pecchia e a confermare Pecchia. Gli errori sul mercato li commettono tutti. A rischiare di retrocedere sono quei Presidenti che hanno cannato, completamente, il Direttore. Il Chievo, un esempio. Maran, da anni, è sulla cresta dell'onda. Lo voleva la Fiorentina ma a Verona, giustamente, se lo sono tenuti stretto. E' arrivato Romairone e ha deprezzato anche il valore di Maran. Non tanto per gli errori commessi sul mercato ma per la non gestione della squadra. Il Direttore, ai tempi del 2018, non deve essere bravo a fare la collezione delle figurine. Chi viene e chi parte. Deve essere bravo nella gestione del quotidiano. Stesso errore a Cagliari. Passare da Capozucca a Rossi è come passare il sabato a cena con la Canalis e poi la domenica vai a pranzo con Iva Zanicchi. Rossi è un ottimo professionista ma non è un Direttore Sportivo. Ottimo osservatore. Il DS fa un altro mestiere. Esonerare Rastelli è stato un errore clamoroso. Abbiamo avuto la controprova di quanto vi abbiamo sempre scritto. Rastelli ha riportato in A il Cagliari e ha realizzato il record di punti in A. Non meritava l'esonero e, oggi, se venisse richiamato sarebbe l'unica strada percorribile. Le colpe non sono di Lopez ma questa squadra la può salvare solo chi la conosce bene. A Bologna è finito il ciclo Bigon. Ma quando è cominciato? Donadoni è un ottimo allenatore ma con Bigon sembra diventato Oronzo Canà. Tranquilli, via da Bologna Bigon troverà un'altra serie A. Tempo zero. Miracoli della fede. Andiamo in pace. A Sassuolo l'annata, ormai, è andata ma Carnevali deve pensare al sostituto e provvedere al dopo Angelozzi. Prendere Bucchi e costruirgli la squadra al contrario è stato un suicidio. Anche qui abbiamo avuto le prove post. Troppi calciatori con contratti lunghi, gente con la pancia piena e gli intoccabili di Squinzi che devono giocare anche se camminano con mezza gamba. Questa stagione servirà come esperienza soprattutto ai Presidenti. Le scommesse si possono fare, certo, ma in campo e non dietro la scrivania...


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