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Napoli-Juventus deve diventare una classica in altra maniera. Chissà che Conte non torni subito in Italia e che il Milan non venga finalmente venduto. Meno di cento giorni al mercato

Nato a Bergamo il 23-06-1984, giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008 e caporedattore dal 2009, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
02.04.2017 00:00 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 14249 volte
Napoli-Juventus deve diventare una classica in altra maniera. Chissà che Conte non torni subito in Italia e che il Milan non venga finalmente venduto. Meno di cento giorni al mercato

Le grandi partite del nostro campionato oramai fanno più notizia il giorno dopo. Non è più l'attesa del piacere, come dovrebbe essere sempre per un evento sportivo. Perché appena finita la gara - alle volte anche durante - si parla poco di tattica, pochissimo di calcio giocato, moltissimo di quel fuorigioco che forse non c'era, del rigore non dato o del passaggio indietro al portiere che avrebbe generato una punizione a due. Domani quindi, tra uno sfottò di un giornale e un altro (roba non proprio da educande), ci saranno paginate sull'arbitro che ha falsato in un modo o nell'altro la sfida. Perché siamo tutti un po' tifosi, ma capire che questa deriva fa male a tutto il nostro movimento sarebbe finalmente un passo in avanti. Doppio Napoli-Juve quindi, la massima espressione del nostro calcio (con la Roma) che viene inquinato dal ritorno di Higuain, più importante della sfida in sé dopo l'addio di quest'estate. Lo sport è uguale a tutte le latitudini, in Italia però viene visto come questione di vita o di morte. Pure per un campionato abbastanza squallido come questo. Quando poi, in Lega, capiranno che avere quattro o cinque squadre che prosciugano i soldi delle televisioni sia un errore sarà sempre troppo tardi.

Intanto la notizia è che il Chelsea perda, abbia "solo" sette punti di vantaggio sul Tottenham di Pochettino. E che non stia tanto bene a Londra, come spesso riferito dalle nostre pagine. C'è qualche sfumatura che non va proprio giù al tecnico interista, al di là di un possibile rinnovo che eventualmente sarebbe faraonico. Però c'è anche l'Inter che, da par suo, vuole diventare una potenza mondiale. Forse Pioli non è un profilo adatto alla prossima annata nerazzurra, pur avendo fatto benissimo sin dal suo approdo. Conte o Simeone, loro sì, sarebbero allenatori da brand internazionale. E da squadra vincente, che è poi quello che vuole l'Inter. Dall'altra parte di Milano, intanto, Montella sta facendo cose meravigliose, i rossoneri magari non hanno il bel giuoco dell'era Berlusconi ma sono quadrati. Rimangono comunque l'undici meno forte delle big, lasciando fuori l'Atalanta che rimane la rivelazione dell'anno. Certo, sarebbe anche bello capire - noi come Raiola - chi sta comprando il Milan e con quali soldi, se alla fine sarà una cordata, una persona singola, l'azionariato popolare oppure un'azienda. Il 14 aprile si avvicina a grandi passi, magari l'uovo di Pasqua dei tifosi milanisti sarà buonissimo. Oppure avrà il solito sapore da più di un Giubileo a questa parte.

Mancano cento giorni alla fine del mercato. Delle panchine si è detto tutto, con Paulo Sousa via, Gasperini che vorrebbe rimanere a Bergamo ma piace a Napoli e Roma, Spalletti che deve ancora decidere cosa fare, Allegri anche, De Laurentiis con Sarri pure (non avrebbe senso fare nulla, ma meglio non rimanere troppo sorpresi). Di fatto solo la Lazio rischia di non cambiare l'allenatore nella prossima annata, al di là di retrocesse e Sassuolo. Tante le aspettative su Suning, la Juve dovrà rifondare soprattutto in difesa, la Roma con Monchi sarà una bella mina vagante: Pallotta ha probabilmente preso il migliore sul mercato. Bisognerà capire se riuscirà a fare grande la società giallorossa oppue far galleggiare il fatturato... vincendo. Come solo lui sa fare.


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