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Editoriale

Non è una questione di nomi, ma di programmi. E stavolta sul serio...

16.11.2017 00:00 di Luca Marchetti   articolo letto 15475 volte
© foto di Federico De Luca

Lunedì. Lunedì sarà il giorno in cui ci saranno le risposte. Le proposte che Tavecchio (che non si è dimesso) presenterà il nuovo programma da cui ripartire. Uomini e idee. E' lì che si giocherà la vera partita, è lì che misureremo la voglia di cambiamento del movimento calcio italiano.
Delle dimissioni che non sono arrivate (né da parte sua, né da parte di Ventura, esonerato) tutti hanno detto la propria e la maggior parte delle opinioni è simile. Era una questione di opportunità e di coscienza: hanno preso il sopravvento invece i personalismi e probabilmente anche i contrasti individuali. Ora però bisogna capire. Capire bene che direzione prenderà il calcio. E stavolta, per il grado di attenzione che c'è nei confronti della Nazionale a causa di questo clamoroso fallimento, non si può sbagliare. Non ci sarà spazio per i compromessi. Servono persone giuste, servono idee giuste, serve la volontà di portarle a termine. Serve gente di calcio, campioni, che possa rinnovare dalle fondamenta un sistema che non funziona da anni. Negli ultimi due Mondiali l'Italia è uscita ai gironi collezionando solo brutte figure. A questo mondiale non c'è andata. Non è una situazione sostenibile. E allora sotto con le idee da portare avanti, con riforme profonde. Che devono abbracciare la funzione dei centri federali, le regole per la composizione delle rose (utilizzare delle limitazioni? O degli incentivi?), ridurre il numero delle squadre in A (anche se negli altri paesi solo in Germania hanno 18 squadre nella prima divisione)? Cercare di capire cosa succederà con l'annosa questione delle seconde squadre, con la questione degli stadi, con gli investimenti sui vivai. Capire bene cosa è successo al talento, quello di cui l'Italia era pieno, pienissimo. Quello che ci ha regalato delle Nazionali straordinarie: è possibile che ora ce ne sia così poco? E perché?
Queste sono solo alcune delle domande a cui dobbiamo rispondere. Non noi nello specifico: ma chi ha intenzione di rinnovare il calcio in Italia.
Poi magari capire anche perché in Italia è così difficile cambiare e si è così legati alle formule politiche (vedi l'elezione del presidente Figc che è condizionata soprattutto dal presidente del LND, oggi Sibilia) piuttosto che dai contenuti. Ecco: svincolare anche la politica dal calcio e cercare di guardare di più al campo.
Poi sarà il turno di Ancelotti, o chi per lui. Magari Ancelotti! Di sicuro contatti ce ne sono stati, di sicuro lui ci pensa. Magari insieme a lui ci sarà anche Maldini. Ma che siano i simboli di un cambiamento vero. Di un Italia rivolta al futuro. E non una mano di vernice...
In attesa di capire bene cosa succederà all'Italia e di non pretendere cambiamenti tanto per cambiare ma perché abbiano veramente senso tuffiamoci sul campionato e sul mercato. Anzi sulle ripercussioni del mercato. Perché, anche se forse sarò ripetitivo, non ci saranno grandi movimenti. Chi è in testa ora alla classifica è contento. Il Milan ha già fatto sapere che rimarrà così. In fondo c'è poco movimento. Forse ci saranno colpi in prospettiva o piccoli aggiustamenti. Allora facciamo una considerazione, allora rispetto a quello che sta succedendo in campo. Abbiamo analizzato le rose e la classifica rispetto alla spesa. Ora attraverso uno studio del CIES facciamo un paragone della classifica della A rispetto al valore attuale calcolato dal centro di ricerca svizzero.
La squadra europea che vale di più è il Manchester City (1196 milioni di euro il valore complessivo, con De Bruyne come giocatore più costoso). La prima italiana (e decima in Europa) è la Juventus con un valore di 743 milioni di euro (con Dybala alfiere a 166 milioni). Subito dopo, distanziata veramente di poco c'è il Napoli a 721 milioni di valore. Poi la Roma (595), il Milan (457) e l'Inter (445). Sesta la Lazio (309), Torino prima di Fiorentina e Atalanta, quindi la Samp. Attenzione che in questo conto ci sono solo i giocatori di proprietà e non quelli in prestito, ma i risultati come è evidente in linea di massima aiutano a far lievitare il prezzo degli interpreti. Il Napoli ha speso molto meno della Juve per costruire la squadra, ma il suo valore è simile. E questo grazie al gioco, ai risultati e alla programmazione. Di sicuro il Milan, dovesse continuare così, potrebbe veder calare il proprio valore e magari l'Inter potrebbe crescere. Ed è qui che si gioca il posto in Champions League con una Lazio che è bella staccata per valori ma assolutamente no (anzi!) per i risultati sul campo. E attenzione perché le sorprese ci sono sempre...


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