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Editoriale

Non fate il Brasile, comprate difensori...

Nato a Sassocorvaro il 31 maggio 1939, allievo di Gianni Brera, Severo Boschi, Aldo Bardelli ed Enzo Biagi. Collabora con la Rai come opinionista/editorialista sportivo.
13.07.2014 00:00 di Italo Cucci   articolo letto 34078 volte
© foto di Federico De Luca

Finalina dolorosa. Ma con poche lacrime, giusto i bambini che hanno visto strappare le loro figurine oroverde. Gli adulti - e le bellissime donne - le lacrime le hanno spese tutte davanti alla Germania. Poi hanno pensato "domani è un altro giorno" e si sono portati in massa, speranzosi e solidali, allo stadio di Brasilia. Ma il giorno non è cambiato, nero su nero, l'Olanda come la Germania, impietosa, e Robben a fare il matador. Maramaldo. Doveva provarci con l'Argentina, invece un guizzo e addio finale. Gli olandesi sono come Van Gaal, ridenti facce di bronzo. L'unico che mostra non dico sofferenza ma tensione è Kuijt. Corre, tocca, passa, tira e quando tira la palla va alle stelle. Dice un commentatore "si vede che non ha piede da gol". Ne ha segnati più di duecento, fra Utrecht, Feyenoord, Liverpool, Fenerbahce e nazionale; poi capita Van Gaal e la mitica Olanda erede (ormai solo nei libri) del Calcio Totale esibisce un'ipotesi di catenaccio e contropiede ed ecco Dirk che a trentaquattr'anni bada più a difendere e costruire che ad attaccare. E' l'ultima moda mondiale, difendere, paradossalmente in quel Brasile che prometteva calciosamba e affini e ha esibito, in chiave offensiva, soltanto la Colombia, giuste le lacrime di James Rodriguez. Mi hanno chiesto "i migliori" del Mondiale, ho segnalato tre portieri eccellenti (Neuer, Navas e Howard), tre attaccanti potenti (Muller, Rodriguez e Messi sulla parola) poi alla voce difensori e centrocampisti ho mescolato Mascherano, Luiz, Schweinsteiger, Hummels e appunto Kuijt, prova che in Sudamerica si è giocato un mondiale "europeo" in chiave difensiva. D'altra parte, argentini e brasiliani se è vero che hanno fatto le elementari e le medie in patria, ginnasio, liceo e università l'han fatti chez nous. E in qualche caso, un volta partiti dall'Italia, hanno dimenticato buona parte della lezione, come Thiago Silva, un mostro di bravura finch'è stato al Milan, visibilmente peggiorato dopo Parigi, assente per sua colpa dal suicidio collettivo con la Germania, colpevolmente presente contro l'Olanda fin dai primi minuti. Un altro di quei commentatori che ti raccomando continua a raccontare le storie di un Brasile "à la Copacabana", mossette, dribbling, piedi magici torniti sulla spiaggia di Ipanema: balle cinesi; è vero, da mezzo secolo cantano Pelè, anzi, come faceva il Quartetto Cetra "Vavà Didì Pelè,/ tre giocolier di cioccolata / nel verde regno del caffè...." e ovviamente non rammentano Nilton e Djalma Santos - amiconi, non fratelli - la più bella coppia difensiva di sempre. Finalina dolorosa - per i brasiliani- richiama fine ingloriosa - per gli azzurri. E una raccomandazione che magari finirà nel vuoto: in tempo di mercato cercate difensori, ce n'è anche in Italia, fate forti le vostre squadre a partire dal reparto che un tempo era orgoglio del nostro calcio e adesso trema. Se non cambia idea in queste ore, la Roma ha capito come vanno le cose, Garcia e Sabatini sanno quel che fanno e hanno deciso di tenersi Benatia, valga quel che valga. Plusvalenza compresa.


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