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Editoriale

Novanta minuti del Diavolo, ma tre colonne salutano a prescindere (e Seedorf...). Thohir avanti tutta con la demorattizzazione: cadono altre teste. Juve, clamorosa retromarcia sul mercato

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai e Telelombardia
11.03.2014 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 44841 volte
© foto di Federico De Luca

Per cominciare volevo fare gli auguri di pronta guarigione a Fiorello. Non lo conosco affatto, né ho cantato "balla Linda" al karaoke negli Anni 90, ma di questi tempi se non fai gli auguri di pronta guarigione a Fiorello non sei nessuno.
In particolare sei ancora più ganzo se aggiungi "ci tengo molto a fare gli auguri anche al signor Mario, l'investito. Forza signor Mario". Se in calce non metti "il signor Mario" risulti insensibile, ricordatelo oh tu che fai gli auguri di pronta guarigione a Fiorello.

Ora le cose meno serie. Un altro Mario, Balotelli, è finito di nuovo nei premi. Dall'altra parte del mondo tal Azharuddin Abdul Rahman, responsabile dell'aviazione civile malese, ha assicurato: "A bordo del volo scomparso c'erano due tizi sospetti che somigliavano a Balotelli". Per sua fortuna, al momento del crash, Mario aveva un alibi di ferro: era in semifinale al doppio misto di ping pong all'oratorio di Concesio. La sconfitta gli ha comunque garantito il terzo posto e un premio corrispondente a "numero dieci Liquironi e altrettante Goleador gusto frutta". Mario è rimasto soddisfatto e stasera guiderà il Milan nella partita dell'anno in quel di Madrid (chi lo dava in panchina si sbagliava).
In ogni caso la faccenda dell'aereo malese dice una cosa importante: Balotelli è talmente conosciuto nell'universo mondo che non farà fatica a trovare un nuovo club per la prossima stagione. Il tutto nonostante l'ingaggio corposo e la "twitterite", malattia tipica dei giovanotti col grano e le balle perennemente girate. Il dato di fatto è che Minone Raiola sta già alacremente lavorando per portar via dal Milan (col benestare del club) il pacchetto completo Balo-Abate-Emanuelson.
Il tutto a prescindere da quel che accadrà stasera, dove a rischiare è soprattutto Seedorf.
Sembra paradossale (in effetti lo è), ma a soli due mesi dall'insediamento Clarence ha già le chiappe arroventate. Dovevano essere mesi di preparazione alla nuova stagione e invece rischiano di trasformarsi in un traghettone per quello sciupafemmine di Pippo Inzaghi. L'altro giorno - è noto - c'è chi addirittura l'ha già inserito nella formazione A sul sito ufficiale. Una svista che non ha scomposto più di tanto il povero Seedorf che, anzi, per la legge del "tutti all'attacco" ha fatto sapere che volentieri schiererebbe SuperPippo al Vicente Calderon. L'olandese, tra gli altri, avrebbe chiesto informazioni persino sul Signor Mario: "Se è tesserabile lo metto a fare la sesta punta. Forza signor Mario".
Boiate a parte sappiamo che effettivamente patron Silvio sta già perdendo la pazienza e in caso di euro-ko potrebbe farsi venire i cinque minuti. Anche perché con 11 partite di campionato ancora da giocare e nessun obiettivo da raggiungere (l'Europa League non interessa per decisione dirigenziale) il rischio è quello di una lenta agonia. Capiamoci: al 99% Seedorf guiderà il Diavolo per tutta la prossima stagione, ma i crediti del gennaio scorso sono già esauriti.
Nel frattempo nessuno parla dell'unica cosa che conta a prescindere da chi comanda in panchina: il benedetto mercato, indispensabile per dare un futuro alla squadra. Sogliano che fine ha fatto? È vero che avrebbe rifiutato l'incarico? E Galliani? È vero che al prossimo cda (in programma tra qualche settimana) verrà sancito il suo ridimensionamento (resterebbe solo per questioni legate alla liquidazione)? Staremo a vedere.

Ora l'Inter. Thohir non ha fatto gli auguri a Fiorello. Nemmeno al signor Mario. In compenso li ha fatti a Zanetti con il tono del perfetto patron: "Resta con noi ma avrà un altro ruolo". Sorrideva, ma aveva la determinazione di un ghepardo che ha voglia di un toast farcito-gazzella. Non sappiamo che ruolo ricoprirà il capitano nerazzurro al termine della stagione (responsabile del settore giovanile?), sappiamo che se fosse rimasto Moratti avrebbe continuato a giocare: non sarebbe stato un bene né per lui, né per l'Inter.
Dall'ennesimo ritorno di Erick a Milano (doveva venire 4 volte all'anno e invece è più attivo del sindaco) son successe moltissime cose: l'indonesiano ha discusso con le banche per faccende legate al debito del club (e si sapeva), quindi ha dato il là al piano mercato per la stagione 2014-2015. Di Vidic sappiamo, per il Chicharito Hernandez siamo ancora lontani (ma l'affondo è previsto per la fine di marzo), altri nomi sono in agenda (il bacino preferito? La Premier, of course). Per quanto riguarda l'allenatore sappiamo che - dichiarazioni di facciata a parte (vedi parole al miele di Fassone su Mazzarri) - il club ha già fatto i suoi sondaggi. De Boer preferirebbe l'Inghilterra, Wenger sta prendendo tempo.
Domande che sorgono spontanee.
1) Come farà Ericketto a far conciliare il mega mercato con i paletti del fair play finanziario? Semplice, si darà il là allo spietato piano "epurazione delle vecchie glorie". Palacio sarà rinnovato settimana prossima, Cambiasso anche (ma più avanti) con netta riduzione dell'ingaggio, per gli altri contratti in scadenza invece non si faranno sconti secondo la legge della "rivoluzione sostenibile". Utopia? Forse, ma intanto il sottoscritto fa mea culpa per le critiche preventive rivolte all'indonesiano che, invece, sembra avere idee chiarissime e attributi grossi come cocchi. Anche se non ha fatto gli auguri al signor Mario.

2) Se Mazzarri conquista il quarto posto resta al suo posto? Difficile, per il patron è un problema di mentalità e di giocatori da far giocare per questioni legate all'immagine e agli investimenti (vedi Kovacic). Soprattutto è una questione legata alla "demorattizzazione", il processo che ha portato all'allontanamento di Branca e al ridimensionamento di alcune figure storiche della società e legate al vecchio presidente.
Postilla impopolare. Nelle ultime settimane tutti si domandano: "Perché gioca Jonathan mentre D'Ambrosio resta a guardare?". Gli esperti dicono: "L'ex granata deve apprendere gli schemi di Mazzarri". Altri spergiurano: "Anche zoppo sarebbe meglio del brasiliano". Chi scrive resta dalla parte del buon Johnny, che non sarà Maicon ma si sbatte, fa il suo dovere e viene massacrato ben oltre i suoi demeriti. Fossimo in lui assumeremmo l'addetto stampa di Honda, mobile in campo tipo capitello ionico ma che a prescindere "va lasciato lavorare" (#iostoconjonathan).

Chiusura sulla Juve (stra-padrona del campionato e c'è poco da aggiungere), su Conte (è e sarà il tecnico della Signora per altre due stagioni), su Pogba (voci vicine alla società ci informano che aumentano clamorosamente le possibilità che il francese resti in bianconero per un'altra stagione), sul tweet della "Fiorentina a pranzo" (innocente e simpatico, al limite da non mettere sul sito ufficiale ma certamente da non condannare) e su Strootman, sfortunatissimo. "Auguri di pronta guarigione Kevin. E anche al signor Mario ovviamente".

Ps. Il collega Vincenzo Cito mi punzecchia sulla Gazza nella rubrica Zupping (il livello del Processo del lunedì (Rai). Fabrizio Biasin sul codice etico: "La nazionale non è una scuola, non deve educare"). Ribadisco e sottoscrivo: sarò stato fortunato, ma per sapere che "non si tira un pugno a un avversario" mi son bastati due scappellotti di mamma e papà quando ancora puzzavo di latte e biscottini sbriciolini. (Twitter: @FBiasin).


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