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Editoriale

Pimpanti e vincenti con la Roma, grigi e scialbi con le medio piccole: qual è il vero Napoli? Solo la continuità dei risultati potrà permettere di superare il complesso di superiorità che limita i sogni

Laurea in Giurisprudenza, scrittore, giornalista professionista, radiocronista dal 1985 e telecronista Mediaset Premium per le partite del Napoli. Corrispondente di Tuttosport, coordinatore per Piùenne, produce e conduce "Si gonfia la rete"
02.11.2014 00.00 di Raffaele Auriemma   articolo letto 18543 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Adesso saremo costretti a macerarci per altri giorni ancora nell'inquietante dubbio: ma il Napoli è quello pimpante e vincente che ha demolito la Roma, oppure quello che dei secondi tempi grigi e sciapi contro l'Inter, l'Atalanta ed a Berna con lo Young Boys? Lo scopriremo presto, ma intanto è piacevole rimirarsi allo specchio di una prestazione da reputare perfetta. Cattivi e convinti, ben allenati eppur spreconi, quasi quasi anche rispettosi delle clamorose debolezze mostrate da una Roma che al San Paolo avrebbe potuto prenderne altri sette dopo la scoppola firmata Bayern. E' la storia a confermare che la squadra di Benitez si trasforma contro le big, avendone vinte 8 e pareggiate 3 tutte le volte che i tacchetti sono stati incrociati con chi in apparenza avrebbe dovuto essere meglio degli azzurri. Questione di stimoli che troppe volte, così come evidenziato anche da Benitez, sono venuti meno al Napoli al cospetto delle formazioni di rango medio-basso. E' come se Hamsik e compagni fossero colpiti da un "complesso di superiorità" che li porta ad impegnarsi al minimo nelle sfide apparentemente alla loro portata, quasi alla stregua di pratiche da sbrigare con il minimo impegno e l'errata convinzione che la diversa posizione in classifica determini il risultato apriori. Questo è il momento giusto per sapere, capire, se il Napoli avrà fatto tesoro dei suoi errori ed esaltare al massimo le caratteristiche di una squadra competitiva già nella passata stagione. Competitiva e convinta che in gara secca nessuno può sentirsi convinto di farla franca. Nemmeno la Roma e la Juventus, cioè quelle che tutti hanno sempre dato come le uniche padrone di questo campionato. E' possibile allargare la "famiglia del tricolore" ad un terzo o addirittura ad altri componenti? Dopo 10 giornate di campionato è complicato, oltre che rischioso, esprimere certezze che possono variare all'improvviso soprattutto quest'anno. Il campionato è apertissimo con le prime 10 squadre che possono recitare ogni ruolo ed avere tutte le stesse ambizioni, dallo scudetto all'ultimo dei posti utili per l'accesso in Europa League. Sempre che la Juve capolista abbia altre giornate-no e quelle che inseguono dimostrino di essere abili ad approfittarne. Continuità: questa dovrà essere la parola-chiave per il Napoli che pare essersi scrollato di dosso quell'appannamento nel desiderio, un sentimento provocato dalla prematura eliminazione in Champions League. Tutto è ancora possibile e peccato per certi errori che hanno sottratto punti importantissimi in chiave scudetto. Sì, quel tricolore per il quale anche De Laurentiis si era impegnato con i tifosi durante il ritiro estivo. Oggi è prematuro parlarne nuovamente, soprattutto all'indomani di un successo chiaro, inequivocabile, nel corso di una partita in cui tutto è andato per il verso giusto. La prova del nove arriverà quando al Napoli si ripresenteranno circostanze nelle quali sarà utile sfruttare ogni minima opportunità per andare a rete, perché magari l'avversario dimostrerà di essere più reattivo e combattivo della Roma spompata vista al San Paolo. Oppure quando sarà necessario modificare in corsa l'assetto tattico della squadra, per adeguarsi e scardinare le mosse adottate da chi scende in campo con il solo obiettivo di non farti giocare. In Italia funziona così, non sempre vince chi gioca meglio. Pimpanti e vincenti come con la Roma oppure indecifrabili come contro le piccole? Al campo di gioco l'ardua sentenza...


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