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La Giovane Italia
Editoriale

Pirlo e Xabi Alonso: vietato fare confusione. Inter-Milan e la potenziale nuova mappa dei direttori, Sabatini in testa. Lodi, uno da Toro. Leonardi da applausi. La tessera del tifoso: qualcuno paghi

Alfredo Pedullà è nato a Messina il 15 aprile 1964. Lavora a Sportitalia, giornalista per passione e convinzione. Il più bel premio ricevuto è l'affetto della gente.
17.11.2013 00:00 di Alfredo Pedullà  Twitter:    articolo letto 24780 volte
© foto di Federico De Luca

Xabi Alonso a zero: un bel boccone per tutti. Premessa: si parte da una base di 4,5-5 milioni netti a stagione. Svolgimento: non è più un ragazzino, viaggia verso le 33 primavere, ed è reduce da una grave forma di pubalgia, con tanto di operazione a Monaco di Baviera. Perplessità: se ne dessi cinque a stagione a Xabi per tre anni, non potresti darne cinque a Pirlo che è appena due anni più vecchio? Qui l'autobus si incastra, entra in un vicolo cieco e fatica a trovare la strada libera. Xabi non è Pirlo, un grande centrocampista ma con caratteristiche diverse. Quindi meglio non fare confusione: può darsi che lo spagnolo rinnovi con il Real, oppure che vada da Mou al Chelsea, il resto oggi lo vedo più complicato. Il professor Pirlo ha parlato dopo Italia-Germania, sostenendo cose che vi raccontiamo da settimane: vuole giocare, vuole fiducia, alla Juve resterebbe ma a patto che le condizioni siano queste. E non è detto che lo siano. Soprattutto quelle economiche: sarebbe strano se Pirlo accettasse un anno di rinnovo, quando da qualche altra parte (vi abbiamo detto del Tottenham) gliene offrono tre a cifre robuste e quasi irrinunciabili. E se la Juve perdesse Pirlo? Ci resterebbe male, si fascerebbe la testa, ma poi dovrebbe regolarmente ripartire. Uno come Pirlo non lo trovi, neanche se lo cerchi con il lanternino. Uno come Xabi non è Pirlo. E se devi prenderlo con caratteristiche diverse hai un paio di strade importanti: lo prendi a zero (Fernando, nel mirino di tanti), oppure a tanti soldi (Nainggolan) ma coronando un vecchio progetto accarezzato a lungo. Avremo presto ulteriori sviluppi.

Quello di gennaio viene definito "mercato di riparazione", ma se De Laurentiis annuncia di voler mettere sul piatto un cinquantino di milioni tanto di riparazione non è. Accadrà molto più di qualcosa. Quasi sicuramente in casa Lodi: piace alla Fiorentina, ma per ora vince la timidezza, occhio al Torino new entry decisa delle ultime ore, a caccia da sempre di un uomo d'ordine per la felicità di Ventura. La Lazio? Anche, ma a patto che ci sia meno traffico a centrocampo. A maggior ragione se dovesse essere sacrificato a Hernanes (conviene rischiare di perderlo a giugno, a un anno dalla scadenza) senza la sicurezza del rinnovo? Anzi con la quasi certezza che Hernanes oggi non intende rinnovare? La Lazio ha diverse cose da sbrogliare, per esempio l'equivoco Ledemsa-Biglia: l'uno esclude l'altro. E intanto si è portata molto avanti con il lavoro: sa che probabilmente perderà sia Klose che Floccari, in scadenza a giugno, confermato l'aggancio a Filip Djordjevic (prolifico serbo del Nantes) per la prossima estate, ve ne avevamo parlato oltre un mese fa. Gol assicurati, almeno sulla carta. Come quelli di Pietro Leonardi, amministratore delegato del Parma: la sua Onlus sbarca in Perù, per beneficenza. "Il pallone è per tutti... adotta un piccolo calciatore". A metà dicembre la sua organizzazione andrà nella zona più povera del Perù per adottare una squadra intera. Applausi.

Il gran ballo del Direttore (sportivo) andrà sicuramente in onda su questi schermi da qui alle prossime settimane. Milano da bere? No, Milano (calcistica) da rifondare. Thohir è appena arrivato, ha fatto le foto con Zanetti e Mazzarri, ha chiarito qualsiasi aspetto con Moratti. Molto presto, non obbligatoriamente prestissimo, dovrà anche prendere una decisione sul futuro organigramma: non mi riferisco alle cariche di presidente onorario, vice-presidente, consiglieri di amministrazione eccetera. Ma soprattutto ai capitoli "responsabile dell'area tecnica" e "direttore sportivo". Le posizioni di Marco Branca e Piero Ausilio verranno monitorate: rischia molto più il primo del secondo. E nella lista che hanno consigliato e/o presentato a Thohir spicca il nome di Walter Sabatini. Il re dei talent scout diventato, strada facendo, direttore di successo. Capace di superare le due stagioni orribili in sella alla Roma con la brillante motivazione implicita "ero in compagnia, c'era confusione". Il suo compagno era Franco Baldini, oggi al Tottenham. Ora Sabatini viaggia da solo, in piena autonomia, decide da solo e ci mette la faccia, i risultati li vediamo. Presto dovrà decidere se rinnovare il contratto con la Roma, scadenza imminente, oppure se accettare il corteggiamento di Thohir, un bivio importante. In casa Milan la nuova sede è la fotografia più nitida della rivoluzione in corso: non so se Galliani si darà o meno alla politica, di sicuro è stato il dirigente che ha inciso di più, che ha dato contributi illuminati e illuminanti, a parte qualche passaggio a vuoto nell'ultimo periodo. Barbara Berlusconi ha scelto la squadra, Paolo Maldini compreso. Si tratta di capire come verrà coperto il ruolo di direttore sportivo. E Daniele Pradè, che sembrava un'idea di Galliani, può anche essere una nomination di Barbara. Occhio al passaggio precedente: il rinnovo con la Fiorentina. Se arrivasse subito spazzerebbe le voci, se non arrivasse le alimenterebbe.

La tessera del tifoso è morta, ma è come se non fosse mai nata. Salernitana-Nocerina non ha fatto che certificare una situazione fin troppo chiara. Pensavano di risolvere il problema con un pugno di noccioline. La tessera del tifoso, appunto. Quando poi al primo problema serio da risolvere, derby sentito, se ne sono lavati le mani senza troppi scrupoli. Hai la tessera? Bene, resti a casa. Quello che è successo dopo (le minacce ai giocatori della Nocerina) di sicuro appartiene al museo degli orrori. Ma se mi dicono che con la tessera del tifoso ho la sicurezza di assistere anche agli eventi più a rischio, così deve essere. Ora dovrebbero essere sollevati dall'incarico tutti quelli che avevano spinto simile svolta, con certezze assolute. E ha ragione da vendere l'illuminato Malagò, presidente del Coni, quando dice che la responsabilità è anche e soprattutto della Lega Pro. La stessa Lega Pro governata da 120 anni (troppi? Per i danni procurati siamo lì) da Mario Macalli, il ragioniere. Lo stesso celebrato a lungo anche da giornalisti di presunto spessore nazionale che oggi si scandalizzano se qualcuno dice (sbagliando) che la Lega Pro andrebbe abolita. "Viva Macalli, bravo Macalli, bella idea di Macalli". Mai una critica, mai un'osservazione, mai un'inchiesta sui veri mali dell'ex serie C. Il giornalismo di comodo che distrugge ciò che resta del calcio. Se siamo messi così la colpa è di chi anziché denunciare e scrivere ha chiuso gli occhi per e sempre. Al motto "viva Macalli": siamo ridotti proprio male.


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