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Editoriale

Roma capitale della tristezza, in attesa di mercoledì. La Juventus ride (e ringrazia) ma Morata rischia di essere una bomba a orologeria. Mourinho piange lacrime amare ma lo stipendio è dolcissimo

06.12.2015 00:00 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 29690 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Inter e Napoli hanno dato una bella risposta al calcio italiano. Perché se Sarri può sorridere - e oggi ha una bellissima opportunità di farsi un'altra settimana in testa - del risultato, Mancini ha dimostrato che i nerazzurri possono anche giocare bene. Una prova di maturità passata da entrambe, a prescindere dal sabato sera con il Genoa. Chi, invece, dà ragione ai giornalisti è la Roma: il gol di Pjanic è stato un momento estemporaneo di una partita che il Toro avrebbe pure potuto far suo, mentre l'occasione di Dzeko sono state amnesie della retroguardia granata, insolitamente disattenta. Non si può prescindere però dall'ultima azione della partita: il rigore non c'era (doppio errore, sarebbe stato rosso) ma poteva esserne fischiato uno poco prima. Arbitro insufficiente, Roma di più. Perché quest'anno i giallorossi, lo hanno dimostrato alla seconda di campionato, erano i favoriti d'obbligo, soprattutto con una Juventus così deludente in avvio. Il punto che divide i due club è destinato a essere rosicchiato, ma la realtà è che mercoledì Rudi Garcia si giocherà la panchina. Serve solo una vittoria, altrimenti sarà eliminazione (dalla Champions e del tecnico francese). Mai come ora, in ogni caso, un esonero sarebbe un toccasana.

Massimiliano Allegri invece ha rinsaldato il proprio posto di comando con una vittoria con la Lazio. Si può scrivere, e molto, dei bianconeri, resuscitati dopo un inizio claudicante. Occhio al caso Morata: di fatto è una terza scelta, e per chi è inseguito dal Real Madrid può non essere un grande risultato. Bisognerà capire quanto durerà senza sbottare. Meglio concentrarsi sulla Lazio: perché se Atene piange Sparta mica ride, anzi. Quella biancoceleste è una squadra costruita male se non malissimo, i campioni avrebbero voluto dire addio in estate. Emblematico il caso di Biglia, che diventa capitano a metà agosto e non sa se rimarrà nella Capitale al termine, oltre a quello di Candreva, oramai un oggetto estraneo. Vendere per fare cassa, ma non solo: i grossi blocchi di calciatori non possono rimanere tali per più di qualche anno. Invece quella biancoceleste è la solita squadra da parecchio tempo, con qualche ragazzo di belle speranze (Kishna, Milinkovic Savic) che difficilmente potranno fare la differenza in un ambiente in difficoltà. Difesa ai limiti dell'imbarazzo, tre attaccanti con caratteristiche uguali. Klose ha un'età da ritiro, Matri giovane non è, Djordjevic ha grossi problemi fisici. Keita, pur giovanissimo, rischia di perdersi e dovere cambiare aria. Pioli ha colpe minime rispetto a una società che crede di non sbagliare quasi mai. Il terzo posto in classifica della scorsa annata è stato mirabolante quanto estemporaneo. Più o meno alla pari dello Scudetto del Verona del 1985. Mai come ora, in ogni caso, un esonero non cambierebbe una beata ceppa.

La chiosa finale, è per il Chelsea. Notte di pensieri, forse da incubi, perché la zona retrocessione è sempre più vicina e la storia racconta di retrocessioni incredibili. Sarebbe troppo per i Blues, quasi certamente il secondo girone sarà come il Borussia Dortmund dell'anno scorso. Lì Klopp sarebbe stato confermato anche per questa annata, con un ritorno da applausi fino all'Europa League, mentre qui i dirigenti del club londinese avrebbero già salutato il portoghese se non fosse per uno stipendio dolcissimo, da quattordici milioni l'anno fino al 2019. Purtroppo non è possibile concedere contratti così lunghi per poi non pensare che sia il caso di andare avanti così. D'altro canto il Chelsea continua a essere in corsa per la qualificazione agli ottavi: basterà non perdere, ed è già un passo avanti rispetto alla Roma. Da lì in poi la storia insegna che si chiude un ciclo e ritorna un altro. Il Chelsea e Mourinho non si separeranno a meno di un disastro, più o meno come Rudi Garcia. Il problema è anche nelle panchine della prossima stagione: City già praticamente affidato a Guardiola, Bayern Monaco ad Ancelotti, in Italia solo l'Inter potrebbe permetterselo, in Spagna praticamente nessuno. Forse il Portogallo, ma gli emolumenti non sarebbero gli stessi. Certo, perdere a Stamford Bridge contro il Bournemouth neopromosso - e quasi sconosciuto negli elementi anche a chi si intende di Premier League - e tornare ad affidarsi a Diego Costa, per disperazione, saprebbe di addio anticipato. Se non fosse che il Chelsea dovrebbe comprare un top player per sbarazzarsi di un top coach. Troppi top, pochi flop. Anzi, il contrario. Mai come ora, in ogni caso, un esonero sarebbe economicamente sconveniente.


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