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Editoriale

Sabatini apre il valzer, a Corvino hanno preparato il trappolone. Sarri, basta imitare Mazzarri. Arbitri, disastro continuo

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
21.03.2016 09:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 43469 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Sarà un'estate intensa e divertente. I Direttori Sportivi cambieranno e avranno sempre meno potere. L'Italia sta provando, con le proprietà internazionali, a dare sempre più potere agli allenatori-manager. Un po' come in Inghilterra. Non è un caso se l'Inter ha affidato le chiavi del mercato a Mancini e la Roma ha messo, giustamente, alla porta Walter Sabatini per far comandare Luciano Spalletti. Anche Saputo, a Bologna, che era ripartito da Corvino si sta lasciando convincere da Fenucci che sta lavorando da ottimo stratega alle spalle di Corvino. Due le ipotesi: dare più potere a Donadoni e affiancargli Di Vaio sul mercato oppure coinvolgere l'amico di Roma Sabatini che non potrà accettare il declassamento e sarebbe disposto a seguire le operazioni del Bologna attraverso Pasquale Sensibile, ex Direttore Sportivo della Sampdoria e oggi capo scouting della Roma. Si muovono poltrone importanti. Anche a Firenze non è certa la permanenza di Daniele Pradè e, politicamente, Della Valle sta ricevendo numerose pressioni, alcune arrivano da Clemente Mastella - da sempre amico dei Della Valle - il quale qualche consiglio, di qua e di là, lo dà con piacere. Sabatini ha ufficializzato il suo addio alla Roma, dopo aver fatto alcune cose buone e molte sbagliate. Pagherà la testardaggine di aver insistito con Garcia fino alla morte, calcistica, che è risultata anche la sua fine. Confermando quanto scriviamo da anni: Sabatini ha un grande occhio per capire se un calciatore è forte e di prospettiva, ma non ha la minima idea di cosa significhi gestire la settimana e avere il controllo di società, spogliatoio, piazza e allenatore. Sabatini paga anche l'eccessiva furbizia mostrata in questi anni, sfruttando la lontananza della proprietà e i pieni poteri per fare mercato solo con la schiera di alcuni amici procuratori. A Bologna anche Corvino rischia di pagare l'unico errore commesso lo scorso anno e quest'anno: aver protetto troppo a lungo Delio Rossi. Da quando è arrivato Donadoni anche il suo lavoro ha tratto enormi benefici. Valorizzati giocatori pagati 50 centesimi e oggi valgono milioni di euro. Corvino, ad esempio, meriterebbe maggiore rispetto per risultati ottenuti ma soprattutto per il valore creato. Corvino non lo sa ma lo sta capendo: dalla scorsa estate stanno tramando alle sue spalle per farlo fuori. Vi ricordate a fine agosto quando scrivemmo: attenzione Pantaleo, c'è un piano per tagliarti? Inizialmente Corvino si offese ma poi capì che non avevamo colpe. Il piano Di Vaio è quello più gradito a Fenucci; ma anche entrare nel giro Sabatini non sarebbe una soluzione sgradita ai vertici del Bologna.
-Boomerang Sarri-
Maurizio Sarri ci è simpatico perché rispecchia i valori del campo e la meritocrazia. Un grande tecnico che, però, avrebbe bisogno di un corso di formazione sulla comunicazione. Sarri non può lamentarsi, come Mazzarri, anche se il cielo è nuvoloso e perché vicino al San Paolo una volta c'era l'Edenlandia e il parco giochi risentiva del caos dello stadio. Quando si lamenta dello spezzatino deve sapere che se comandano le televisioni un motivo ci sarà. Il Napoli, come tutte le altre società italiane, vive grazie ai soldi dei diritti televisivi. Né marketing, né botteghino. Influiscono al 10% sui ricavi di un club. Il miliardo di euro che fa muovere la giostra arriva dalle televisioni e se Sarri vuole togliere anche la decisione di come fare ascolti a Sky e Premium, probabilmente lui non si potrebbe mai permettere Higuain, come Allegri non si potrebbe permettere Morata o l'acquisto di Dybala. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Lamentandosi sempre dimostra di non essere un tecnico all'altezza di una big come Napoli e soprattutto crea ai calciatori alibi che non devono essere mai creati ad una squadra.
-A.I.A. Dietro Rizzoli, il vuoto-
Non è un caso se gli arbitri influiscono in maniera pesante sui risultati delle gare e, rispettivamente, su quelli delle aziende. Non è un problema di singoli ma di sistema. L'Italia ha un solo degno rappresentante della categoria ed è Nicola Rizzoli da Bologna, vicino alla pensione tra l'altro. Orsato bravo ma non è Rizzoli, cresce bene Guida, gli altri sono inadeguati o c'è chi non ha nemmeno l'abc. Molti sono permalosi e anche arroganti. Gli addizionali servono come un pc sprovvisto di chiavetta usb e in una zona priva di rete wi-fi. La serie A, ogni settimana, polemizza per decisioni arbitrali errate anche elementari. Più si scende e più si è ostaggi della mediocrità. Tralasciando la Lega Pro, in serie B ci sono direttori di gara che non sono capaci neanche di far rispettare il regolamento. Non parliamo di un fuorigioco per un centimetro o un rigore non dato. Da inizio anno vi abbiamo fatto nomi e cognomi dei peggiori. Illuzzi di Molfetta e Ros di Pordenone andrebbero bocciati in serie C domani mattina, Baracani è il veterano anche se considerato troppo "casalingo", ho visto all'opera due volte dal vivo Vincenzo Ripa di Nocera Inferiore e ho capito che il mio cane quando prende un fischietto in bocca lo usa meglio. Anche se in alcuni di questi c'è anche la malafede organizzata. A pensare che Ripa arbitri in serie B c'è speranza per tutti. Ci sono anche quelli bravi, certo. In B, neo promosso, è molto capace Rapuano di Rimini. Giovane ed educato, meriterebbe presto la serie A. Martinelli di Roma 2 ha ottime potenzialità anche se dobbiamo vedere se confermerà le indicazioni di questa prima stagione in B.


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