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SONDAGGIO
Mercato stellare per il Milan: i rossoneri sono da Scudetto?
  Sì, a patto che arrivi un grande attaccante
  No, la Juventus resta sempre più forte
  No, ha davanti comunque sempre Roma e Napoli
  Sì, già così è da Scudetto

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Editoriale

Sabatini: "Pallotta chi?” Walter, quello che ogni mese ti versava 150.000 euro sul conto. Milan, trionfo al blackjack. Napoli, con Pavoletti hai fatto 13. Chiesa Jr, Locatelli e Adjapong: buon 2030 a tutti…

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
26.12.2016 11:58 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 49507 volte
© foto di Federico De Luca

C’è chi si abbuffa a Natale e chi, invece, preferisce mangiare tutto l’anno. Walter Sabatini non sappiamo se preferisca abbuffarsi una volta sola o preferisce mangiare, tanto, tutto l’anno. Sta di fatto che mangia, anche tanto e dalla costituzione fisica non si direbbe, e a volte sputa nel piatto in cui mangia. Cosa grave. Non siamo proprio sulla notizia, perché queste frasi risalgono a qualche settimana fa ma tra pagelle di fine anno e argomenti più interessanti da affrontare ci siamo buttati via anche noi. Resta il fatto che, ad un evento, chiesero a Sabatini di rilasciare qualche battuta, lui disse che non aveva piacere a parlare con la stampa e dopo due secondi rilasciò tante dichiarazioni da poter farci un giornale intero. Mamma ciccio mi tocca… Toccami ciccio mamma non c’è. Questo è Walter Sabatini. Uomo da 6 facce, il portafogli quando si è gonfiato troppo gli ha fatto perdere la dimensione di quello che è e si è ritrovato a gestire situazioni più grandi di lui. Un giro di procuratori paragonabile alla giostra di un luna park; dove la giostra può girare anche per ore intere ma fa sempre lo stesso giro. Bene, sta di fatto che il buon Walter ad una domanda su Pallotta, rispose: “Pallotta chi?”. Da questa risposta potrete ottenerne altre mille. L’errore che fa Sabatini è che non capisce che questo suo comportamento sarebbe motivo di riflessione, se avessero un cervello, di altri Presidenti che prima di mettersi in casa un Direttore che sputa nel piatto in cui mangia ci dovrebbero pensare mille volte. Comunque se Sabatini non ricorda chi sia Pallotta potremmo rinfrescargli la memoria. Basterebbe che Walter vada sul conto corrente personale e, ogni mese, c’è una causale e un nome di quello che gli dava di media 150 mila euro al mese. Ci chiediamo: ma Walter quando andava a vedere se gli arrivavano i soldi dalla Roma chiedeva alla Banca “Pallotta chi?”. La verità è che Pallotta è in forte credito con Sabatini. La sua lontananza ha consentito al Direttore di fare il bello e cattivo tempo a Trigoria, gli avrebbe dovuto chiedere i danni della gestione Garcia e gli dovrebbe chiedere spiegazioni su tanti soldi buttati al vento per calciatori scarsi o anonimi che sicuramente non compensano alcune buone intuizioni. Di fatto Sabatini ha lasciato Pallotta con qualche calciatore da rivendere, con qualche plusvalenza poi immediatamente bruciata da acquisti che non hanno portato valore aggiunto alla Roma ma soprattutto dovrebbe chiedere scusa alle signore delle pulizie di Trigoria che, ogni mattina, devono togliere la polvere dalla bacheca della As Roma. Sabatini, però, aspetta il suo prossimo giro sulla giostra ed è convinto che l’operazione Inter vada a buon fine. Con Gardini sta preparando il tavolo, mancano le carte. Ausilio deve solo sperare di chiudere bene l’anno per poter ottenere un rinnovo che tre settimane fa sembrava lontanissimo.
Il Milan di Doha merita solo applausi, il Milan di questi 5 mesi è la grande rivelazione del campionato. Complimenti a Montella che ha costruito il gruppo e complimenti a Galliani che ha scelto Montella. Complimenti anche a Berlusconi che, quest’anno, ha lasciato lavorare i suoi collaboratori. La Supercoppa al Milan ha mille valori ed è, soprattutto, meritata. Lo spirito di squadra che, improvvisamente, la Juve ha perso. La voglia di vincere al contrario della voglia di vacanze della Juventus. La fortuna dagli 11 metri che aiuta gli audaci e un giusto premio a coronare un trentennio straordinario. Il Milan ha vinto a blackJack. Che può avere anche un altro valore. Parlando di mercato, il blackJack è anche il contratto di Jack Bonaventura. Black come il buio che avvolge il mistero. Bonaventura è un ottimo giocatore per questo Milan, senza dubbio, ma in un altro Milan avrebbe fatto al massimo 15 minuti a partita. Bonaventura ha dimostrato di non saper gestire le grandi situazioni e, alla fine, chi ci ha perso è solo lui. Ha cambiato agente, passando da Martorelli a Raiola, ha aspettato un anno e di fatto perso circa 1 milione di euro e adesso che firmerà il rinnovo di contratto non avrà guadagnato nulla di più di quanto già era stato pattuito tra il vecchio agente e Galliani. Con Raiola ha creato solo confusione e soprattutto per un rinnovo scontato di contratto non c’era bisogno di Raiola. Capivamo se sognava un trasferimento al Real o al Bayern, ma per restare al Milan poteva anche andare da solo a firmare l’adeguamento. Il problema comune dei calciatori è che non ragionano con la propria testa e non sanno prendere una decisione in piena autonomia. Sta di fatto che gli agenti vivono sulle spalle dei giocatori che spesso sono ignari di mille procedure tra procuratori e società. Quest’ultimo pensiero non ha nulla a che vedere con Bonaventura ma è un discorso prettamente generico.
Il Napoli ha chiuso, in netto anticipo, l’operazione Pavoletti e si è portata a casa un ottimo attaccante. Un affare per tutti: per il Genoa, innanzitutto, che porta a casa 18 milioni di euro in una stagione che ha ancora poco da chiedere al Grifone, per il calciatore che compie il definitivo salto di qualità e per il Napoli che può far esplodere definitivamente un ragazzo ancora con ampi margini di crescita che, grazie a Sarri, potrà fare come o meglio di Belotti. Unico dubbio: il minutaggio che varrà a disposizione da quando rientrerà Milik. Così come il pensiero di tutti è come farà Sarri a togliere Mertens da punta centrale ora che inizia a ragionare e segnare da punta centrale? Problemi del Mister che avrà abbondanza di scelte in attacco e una batteria di esterni e punte centrali che, in pochi, si possono permettere.
Il 2016 è stato l’anno delle piacevoli scoperte. Tanti giovani alla ribalta che si possono garantire i prossimi 10 anni da protagonisti. Donnarumma il nome forte, Locatelli la scoperta di questo inverno ma Adjapong del Sassuolo e Chiesa della Fiorentina hanno ancora ampi margini di crescita. Chiesa, in Primavera, faceva notizia perché è il figlio del più conosciuto Enrico ma Federico ha i colpi e la testa per diventare un assoluto top player. Gli altri sono più conosciuti perché giocano nel Milan ma di un ragazzo così forte che c’è nella Fiorentina, alla ribalta nazionale, sale solo per il cognome che porta: errore gravissimo. Su Federico Chiesa, la Fiorentina ha fatto un gran lavoro nel settore giovanile e Sousa ha avuto la bravura di saperlo gestire e di puntare su di lui al momento più opportuno. In un calcio fatto di auto di lusso, belle donne e spese folli la storia di Chiesa potrebbe davvero far tornare ad innamorare la gente al calcio. Un bambino che agli allenamenti andava in motorino, poi a 18 anni è passato alla macchina e ha aspettato il suo momento quando si è ritrovato a fare l’esordio in serie A alla prima giornata a Torino contro i Campioni d’Italia. Un baby talento che vive in famiglia e che non ha un procuratore. La sua grande forza sono i piedi ma soprattutto la testa. Perché un ragazzo che gioca in prima squadra poi quando torna in Primavera gioca ma sembra fare un piacere al suo allenatore. Chiesa no. Ha giocato e si allena con la Prima squadra ma quando viene chiamato dalla Primavera segna ed esulta come se avesse segnato allo Juventus Stadium, invece si trattava solo di Vinovo e di una gara di Coppa Italia Primavera. Chiesa è giocatore nella testa, per questo potrà arrivare. Ma soprattutto ha l’esempio in casa che ricorda sempre al figlio che si potrà definire “giocatore” solo quando avrà 300 partite in serie A nelle gambe. Da quel traguardo siamo ancora lontani, per questo la Chiesa al centro del Villaggio possiamo anche metterla ma per montarsi la testa non c’è tempo. Mancano ancora circa 290 partite. Adjapong è un ragazzino, 1998, sul quale abbiamo scommesso all’improvviso una domenica mattina. I calciatori sono come le donne: ti devi innamorare al primo colpo. Ci sono dirigenti e talent scout che i calciatori li guardano mille volte, si fanno pipe mentali e poi li perdono. Non ha il passo, è lento, è veloce, tira forte o cammina storto. Queste persone, della nuova generazione, ammazzano il calcio. Un vero intenditore, come i Favini di una volta, in mezza partita capivano il giocatore. Noi quella domenica mattina, Sassuolo-Juventus Primavera su Sportitalia, ci siamo innamorati di Adjapong: da solo ribaltò la Juventus. Giovedì scorso ha segnato il suo primo gol in A. Non sappiamo se ha la testa da giocatore come Chiesa quindi non possiamo sapere se arriverà a fare una grande carriera ma se avrà una cultura calcistica questo ragazzo davvero potrà sognare in grande.


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