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Editoriale

Sarri prigioniero del Napoli, divorzio impossibile. Chelsea accelera per Bernardeschi, ieri mezza Europa a seguire l'asso viola. Milan, pronti cento milioni per il mercato. Spalletti prima scelta per la Juve

17.02.2017 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 33238 volte
Sarri prigioniero del Napoli, divorzio impossibile. Chelsea accelera per Bernardeschi, ieri mezza Europa a seguire l'asso viola. Milan, pronti cento milioni per il mercato. Spalletti prima scelta per la Juve

Le accuse a Sarri, inaspettate e immotivate, del presidente De Laurentiis (con due i, mi raccomando) hanno fatto saltare in aria lo spogliatoio del Bernabeu e trasformato una onesta sconfitta in un’altra drammatica puntata della serie "I due nemici". E adesso cosa succederà?

Ho sentito parlare di addio a fine stagione, di un altro caso Higuain con Sarri verso la Juve e robe del genere. Ne ho sentite di tutti i colori. E’ chiaro che la situazione è complicata, i due non si prendono e non da oggi. De Laurentiis dopo un mese si era già pentito di aver scelto l’allenatore toscano. Dopo tre giornate dello scorso campionato iniziato in salita, stava per esonerarlo. Ricordate poi la telenovela sull’aumento del contratto? Sembrava vicina la rottura quando De Laurentiis ha convocato Sarri dicendogli più o meno "ti do quello che vuoi". O quasi. Amore e odio, roba del genere. O meglio: sono due caratteri troppo diversi.

Ma chi pensa che questa ennesima uscita pubblica possa essere considerata un divorzio anticipato si sbaglia. Magari Sarri avrebbe anche voglia di mandare il presidente dove è facile immaginare, ma è complicato farlo. De Laurentiis a fare i contratti è bravo e Sarri ha firmato un contratto con penali che dovrebbero aggirarsi attorno agli otto milioni. Insomma non potrebbe, anche volendo, andar via con un "arrivederci e grazie". E visto che esonerarlo, anche volendo, costerebbe parecchio, nella prossima puntata vedremo baci, abbracci e parole di stima del presidente verso il suo allenatore. Altro colpo di colla.

Rapporto però molto complesso che, alla lunga, non può non incidere sulla tifoseria e sulla squadra.

Facciamo un passo indietro: ma era il caso di fare quella sparata in pubblico dopo il 3-1 con il Real? La risposta è no, pura follia calcistica. E’ vero che molti non hanno giocato come sanno, Mertens si è smarrito, Koulibaly e Ghoulam sono ancora in Africa, Callejon ha pagato il ritorno a casa, Hamsik certe gare le soffre, ma De Laurentiis sa che davanti c’era il Real?

Non capisco neppure le critiche e i processi fatti agli azzurri a più livelli. Il Napoli ha giocato il suo bel calcio con personalità, ha messo in difficoltà i campioni del mondo e questa è storia della partita. Poteva fare meglio? Certo, ma serviva la gara perfetta che non è arrivata per motivi più psicologici che fisici. De Laurentiis dovrebbe essere orgoglioso di aver portato una squadra al Bernabeu accompagnata dagli elogi di tutto il mondo del calcio. Non si sarà mica ingelosito visto che Marca, la Gazzetta di Spagna, ha titolato "Sarri Potter" per esaltare il mago che sta in panchina nel Napoli?

Ci sta tutto. Il Napoli ha perso, ma non poteva snaturare il suo bel gioco. Questa partita dovrebbe comunque essere considerata una grande tappa nella crescita di una squadra e di un progetto. Gli azzurri, sono sicuro, faranno già meglio in casa nel ritorno.

Comunque la spia resta accesa. Il gioco di Sarri piace a grandi club europei, ha estimatori importanti e non solo la Juve. Se De Laurentiis si è stufato davvero e rimpiange Mazzarri, la rescissione consensuale sarà una soluzione e non credo un problema. La telenovela continuerà e questa storia non chiamatela cinepanettone perché non vanno più di moda.

Se poi il contendere è Pavoletti, con tutto il rispetto per il giocatore, mi piacerebbe sapere chi ha convinto De Laurentiis a spendere più di 15 milioni (c’è chi dice 18) per questo volenteroso ragazzo. Milik pensaci tu.

Tornando al Bernabeu, credo che sia stato un errore colossale portare Maradona negli spogliatoi del Napoli. I monumenti devono stare, venerati, sui piedistalli. Un mito così ingombrante ha aggiunto tensione a tensione e fatto passare un messaggio negativo: da soli non possiamo farcela. Maradona, per quanto mi riguarda, sarebbe servito in campo, fuori ne avrei fatto e ne faccio volentieri a meno. E non da oggi.

Se il ritorno delle coppe ha portato turbolenze in casa Napoli, ha invece esaltato le vittorie di Roma (soprattutto) e Fiorentina. I giallorossi sono già praticamente qualificati agli ottavi dopo il 4-0 esaltante in Spagna firmato Dzeko, ma non solo. Spalletti ha fatto bene tutto, compresi i cambi decisivi: Roma molto matura. Vi confermo che Lucianone (da non confondersi con un altro omonimo) è il primo della lista di Marotta che aspetta di capire se Allegri andrà via o no. La decisione finale non è ancora stata presa e questo è vero. L’incontro dentro o fuori ci sarà dopo la doppia sfida con il Porto. Poi libera tutti per completare i piani per la nuova stagione. A naso Allegri ha voglia di andar via, ritiene esaurito il suo ciclo anche se alla Juve sta bene. L’Arsenal lo vuole a tutti i costi, se all’interno della società potevano esserci delle resistenze, sono crollate dopo il clamoroso ko contro il Bayern di Ancelotti. Capisco l’ansia, meno di un mese e sapremo tutto.

Ha vinto a sorpresa anche la Fiorentina a Moenchengladbach. Gara più sofferta di quella della Roma, anche fortunata, ma giocata con personalità e sacrificio. L’ha risolta Bernardeschi con una punizione che sanno calciare solo i grandi. Fortuna sua (e forse della Fiorentina) in tribuna c’erano osservatori di numerose squadre europee venuti apposta per lui e Dahoud, talento del Borussia M. Di sicuro l’inviato di Conte convincerà il tecnico a fare l’offerta al più presto per portarlo al Chelsea. In tribuna, fra i più noti, c’erano anche Macia, ex ds viola, uno dei migliori esperti a livello internazionale e il duo Mirabelli-Fassone che Bernardeschi lo vogliono portare al Milan.

A questo proposito voglio consolare i closing-scettici. I documenti finali stanno transitando verso banche europee e società create ad hoc per chiudere l’operazione con un bonifico di 420 milioni. Per il closing previsto e confermato entro il tre marzo ne servivano 320, gli altri sono per le anticipazioni di cassa di Fininvest in questi mesi. Poi ci saranno anche le risorse per il mercato estivo e la rifondazione. La cordata cinese che presto si farà conoscere al mondo, si è impegnata a spendere come minimo cento milioni per tre anni. Una bella cifra, tanto per cominciare a capire il calcio. Non credo che serviranno tutti per Bernardeschi, ma se parte un’asta volete che qualche grande club d’Europa non offra un settantino? Una cosa è certa: Bernardeschi non andrà alla Juve. Quando ha detto "al momento di decidere il mio futuro penserò sempre all’amore per la maglia viola", forse voleva dire questo.


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