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Mercato stellare per il Milan: i rossoneri sono da Scudetto?
  Sì, a patto che arrivi un grande attaccante
  No, la Juventus resta sempre più forte
  No, ha davanti comunque sempre Roma e Napoli
  Sì, già così è da Scudetto

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Editoriale

Segreti e retroscena del "Capo dei Capi" del calcio italiano. Basta omertà, Renzi e Malagò dove sono?

Nato ad Avellino il 30-09-1983, si è trasferito a Milano per lavorare ad Eurosport e Sportitalia. Direttore di Tuttomercatoweb dal 2007 e di Sportitalia. Conduttore del Gran Galà del Calcio AIC 2011 e 2012, fondatore della società Micri Communicat
16.02.2015 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 39551 volte
© foto di Balti Touati/PhotoViews

Mi piacerebbe parlare dell'Inter ritrovata con Mancini e Guarin, vorrei ringraziare Ausilio per la disponibilità mostrata mercoledì scorso quando ha aperto il suo cuore alla gente, al ritiro del premio per i Tmw Awards. Vorrei evidenziare, per l'ennesima volta, che il Milan è alla deriva e che Inzaghi (poverino) da solo non ne esce. La Samp, dopo gennaio, si è persa ed il Napoli lo stanno cercando per le vie di Palermo. Non è un caso che Gabbiadini voli e la Samp non decolli più. Garcia e Sabatini, a Roma, sono stati risucchiati dal loro ego. Nonostante tutto, però, in questo editoriale mi voglio occupare del caso della settimana, del mese, dell'anno... del decennio: Claudio Lotito! Cosa volete che aggiunga dopo gli editoriali di Sconcerti sul Corriere della Sera e di Gramellini su "La Stampa"? Hanno già detto tutto loro.
Riporto le mie esperienze personali, sul campo.
Lotito è - mutatis mutandis - il "Capo dei Capi" del calcio italiano. Attenzione, questo vuole essere un elogio al Presidente. Ma anche un attacco, duro, al sistema pallonaro. Tra tutti, Lotito è l'unico vero intelligente stratega e grande manovratore. Sfrutta la sua posizione geografica, Roma, per intrattenere rapporti con l'alta finanza. Lotito li conosce tutti. Ha quattro numeri di telefono, parla almeno 14 ore al cellulare, cammina con la scorta (!) ma gli manca l'auto blu, va a dormire quando gli operai si svegliano (tutte le notti all'alba delle 5) e agli appuntamenti si presenta con ritardi che vanno dall'ora e mezza alle tre ore. Davanti la sua porta c'è la fila di procuratori, imprenditori e uomini potenti; del calcio e non. Lotito, in dieci anni, non si è preso la Lazio, si è preso l'Italia. Quando Gioele interpretava Totò Riina, nel Capo dei Capi, specificava sempre che il suo obiettivo non era Corleone e neanche Palermo... Il suo obiettivo era Roma. Il potere italiano. Ovviamente parliamo di un film e non c'è nessun aggancio con quello che stiamo scrivendo. E' solo una questione di punti di vista, strategie ed obiettivi. Lotito vuole sempre di più. A livello finanziario fu un'impresa "acquistare" la Lazio. Lotito è scafato, un genio. Fa quadrare i conti, gli ultras gli fanno la guerra ma lui li ignora, sistematicamente, da 10 anni. Con i numeri è fenomenale. Imprenditore eccezionale. Quando al telefono dice che "Beretta conta 0" e che "ho fatto un miracolo a mettere d'accordo Sky e Mediaset sui diritti tv", Re Claudio non millanta. Fa la cronaca della verità. Comanda tutto Lotito. Ha sfruttato le difficoltà calcistiche di Galliani e il vuoto di potere che c'è attorno a lui. Ma soprattutto ha sfruttato i cambi di proprietà di Inter e Roma per mettere la Juve, politicamente, ko. Lui si muove prima, guarda lontano, fa rieleggere Beretta e frega Abodi, raggiunge accordi con il suo amico di condominio della serie B e farà rieleggere Macalli in Lega Pro, quando Macalli sembrava spacciato. Ha fatto, per la Lega Pro, una campagna a tappeto. Li ha chiamati uno a uno e, con le buone o con le cattive, se li è portati dalla sua. Tavecchio è un suo uomo e prepara, come prossimo assalto, il colpo Credito Sportivo. Lotito non è il nuovo Moggi, Lotito è Lotito. Moggi, al telefono, da potente millantava di aver chiuso Paparesta in uno spogliatoio ma, al massimo, ha urlato negli spogliatoi. Moggi pagò, non per lo strapotere della Juventus, ma per la sua voglia di mettere le mani su squadre come Reggiana, Reggina, Messina ed Avellino. Lavoravano i suoi direttori sportivi e i suoi procuratori, poi qualcuno si stufò e fece saltare il banco. Lotito rischia di commettere lo stesso errore. E' il più forte, senza dubbio, ma nessuno è Dio sceso in terra. I contatti, quelli giusti, Lotito li ha sparsi in tutta Italia e ha la forza dei suoi colleghi. Avete sentito un solo presidente di A andare contro Lotito dopo la telefonata a Iodice? Macché, il problema è diventato etico: Iodice non avrebbe dovuto registrare la telefonata, è uno schifo! Ma che ce frega del comportamento di Iodice, quando ci sono contenuti evidenti che confermano quello che tutti sappiamo? Lotito, al contrario di Moggi, ha lavorato benissimo con politica, imprenditori e banche, ma si è dimenticato di accarezzare la stampa. Il Governo del calcio è Lotito. Punto! La Salernitana è sua, le cattive fonti dicono che ci sia la sua mano anche dietro ad altri club e abbia obiettivi imminenti. Le dichiarazioni di Malagò sono state tiepide, non vogliamo scomodare il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ma sarebbe opportuno che tra i tanti malati da guarire inserisse nella lista anche il malato calcio. E' tra le quattro aziende più importanti d'Italia e a Roma sta succedendo qualcosa che non ha precedenti. L'Italia vive di calcio e il Presidente del Consiglio deve intervenire. Almeno per farci sapere se è tutto regolare o c'è qualcosa da rivedere. W l'Imperatore Claudio!


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