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Editoriale

Serie A sull’orlo della follia: l’equilibrio su Gattuso e una verità sul Milan. Inter, nonostante tutto la stagione vale ancora tanto. La longevità di Buffon diventa un problema (ma non per la Juve)

27.02.2018 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 27700 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Cade la neve. La neve rende tutti nervosi. Ci sono quelli incazzati per le foto con la neve (“Basta foto con la neve!”). Ci sono quelli incazzati con quelli incazzati con quelli che mettono le foto con la neve (“basta rompere il cazzo a quelli che mettono le foto con la neve!). Ci sono i buonisti che si incazzano (“Basta litigare per le foto per la neve!”). Ci sono i retorici (“Nevica per colpa dello Stato!”). Da noi la neve è motivo di grande polemica.

Ciao. Ci sono le elezioni. Le elezioni rendono tutti nervosi. Ci sono quelli incazzati per le promesse elettorali (“Basta promesse elettorali!”). Ci sono i candidati incazzati con gli altri candidati (“Basta credere che Borluscani farà così per davvero!”). Ci sono altri candidati incazzati con altri candidati (“Basta credere a Benzi: dice le balle!”). Ci sono gli elettori incazzati con tutti (“Basta tutti! Do Maia, Borluscani, Benzi, Salmini e tutti gli altri: mi toccherà votare il meno peggio”). Da noi non si vota “il meglio”, ma “il meno peggio”. E tutto è motivo di grande polemica.

Ciao. C’è Buffon che gioca almeno altre due partite con la Nazionale. Buffon che gioca altre due partite rende tutti nervosi. Ci sono gli ironici da caserma (“Basta con Buffon, mandiamolo a San Marino, tanto ha la cataratta”. Ci sono i definitivi (“Basta! Aveva detto che smette e ora smette”). Ci sono quelli che “sanno cosa c’è dietro” (“Basta con questo potere delle tv e le scie chimiche con le Torri Gemelle che portano Buffon a giocare ancora!”). Da noi un Monumento del calcio che decide di giocare ancora un po’ non è motivo per dire “che grande giocatore” ma è motivo di grande polemica “perché lo so io quando deve smettere Buffon” (cazzo ne sai?).

Ciao. C’è Gattuso che ha dimostrato di non essere lo stronzo che molti credevano. Gattuso che ha dimostrato di non essere il minchione della panchina rende tutti nervosi. Ci sono quelli che lo sapevano (“Io lo sapevo”). Quelli che ce l’hanno con quelli che lo sapevano (“Cazzo sapevi tu, io semmai lo sapevo”). Ci sono i retorici (“I grandi centrocampisti, pur con i piedi di legno, diventano spesso grandi allenatori a differenza dei bombers”). Ci sono gli esagerati (“Io ho visto tutte le partite dell’Ofi Creta di Gattuso. Aveva un bel giropalla”). Ci sono gli esagerati (“Se non gli fanno un decennale entro mercoledì sono tutti stronzi”). E, infine, i grandi maestri di leccaculismo dei quali mi vanto di essere presidente (“Grande Ringhio, mica come tutti quegli stronzi che parlavano male di te. Evviva il Ringhismo, la Gattuseide, il Gennarpensiero. Ringhio, di grazia, concedimi l’intervista. Ringhio, sei bello”).Da noi un tecnico che prova a fare il suo mestiere dapprima è un raccomandato e certamente inadatto, se prende gol dal portiere Brignoli è subito un fallito, se dimostra di sapere quello che fa diventa subito Ferguson. Da noi anche un tecnico che “dimostra” è motivo di grande polemica.

Ciao. C’è l’Inter che vince male contro il Benevento. L’Inter che vince male con il Benevento rende tutti nervosi. Ci sono quelli incazzati (“Che vittoria del cazzo, meglio perdere, così mandiamo via tutti”). Ci sono quelli della contestazione (“Contestiamo cazzo!”, “Ma c’è un obiettivo da provare a conquistare, contestiamo alla fine no?”, “Allora contesto anche con te, merdone filo-societario! Che squadra di stronzi!”). Ci sono i rassegnati (“Cazzo andiamo a fare a giocare il derby? Stiamo a casa direttamente no?”, “Beh, ma uno ci prova no? E poi in un modo o nell’altro sei al quarto posto e sul Milan hai sette punti di vantaggio…”, “Zitto! Chi non contesta non ama la maglia! È uno schifo! Si devono vergognare per il derby!”, “ma devono ancora giocarlo…”, “E me lo chiami “giocare” quello schifo lì??? Contesta!”). Ci sono i complottisti “che sanno” (“allora, quelli dell’Inter non riescono più a passarsi il pallone perché Brazzovic ha messo il sale nel bicchiere di Becino e allora Terisic che è suo amico ha messo una busta di piscio nell’armadietto di Santone, che l’ha detto a Pannocchia, che ora vuole tenersi la fascia da capitano e quindi ha messo dei like a Banda Rara per fare incazzare Mario Èttardi. L’infortunio di Mario Èttardi è finto e causato dal Pannocchia, me l’ha detto uno su uozap”, “uno chi?”, “uno, vuoi sentirlo? Lo giro solo a te…”). Da noi una squadra che arriva da un settimo posto, ha i suoi bei problemi ma può ancora raggiungere il suo obiettivo, non è una squadra che combatte per uscire dalla melma, ma un troiaio peggio de “Il segreto”. E, ovviamente, è motivo di grande polemica.
Ciao. C’è la Roma che perde con il Milan e rende tutti nervosi, anche perché a Roma c’è la neve, non dimentichiamolo. Ci sono quelli che amavano Di Francesco (“Ma ora lo odio, prima di amarlo lo odiavo già”). Ci sono quelli che lo hanno sempre odiato (“Chiedi a Marcello, io ho sempre detto che lo odio”, “anche dopo la qualificazione in Champions?”, “Mmmmm sì, dovrebbe esserci un tweet dove dico “bravino, ma non culliamoci sugli allori”. Cercalo”). Ci sono i catastrofisti (“La neve e Di Francesco insieme: praticamente Cernobyl”). Ci sono gli strategici (“Di Francesco ha fallito la sua missione, ma se va ai quarti di Champions e conquista il quarto posto potrei anche tornare sul carro”). E fa nulla se pure lui sta combattendo e prova a stare a galla: meglio puntare sulla grande polemica.
Ciao. C’è il Var che è una roba che può solo dare una mano, ma rende tutti nervosi. Ci sono gli arbitri che non lo sanno usare, ma la colpa è del Var, non degli arbitri (“Tu, Var! Hai fallito!”, “Mi scusi ingegnere, ma io offro solo le immagini, semmai se la prenda con quelli che non vengono a vedersele, le immagini”) e anche qui viene fuori una polemica devastante e pure filosofica (“E’ giusto che l’arbitro ignori il Var? Var, se lo conosci lo eviti”).

Ciao. C’è Gasperini che mette tutte le riserve e forse in questo caso qualche appunto glielo si può anche muovere (il turnover per interessi personali è legittimo, il “fastidio” dei “rivali dei tuoi rivali” in ottica scudetto, pure).

E poi c’è tale Monte che a quanto pare si è fatto una canna ed è caso nazionale e motivo di grande polemica. C’è Corona che è uscito dal carcere ma è motivo di grande polemica perché “dovevano buttare la chiave”, “no, doveva uscire 34233 anni fa”. E c’è, in generale una gran voglia di romperci i coglioni a vicenda come se fosse indispensabile per sentirci vivi.
Poi arriva un calciatore straniero, Batshuayi, dice “basta! Alcuni tifosi italiani mi hanno riservato cori razzisti!”, l’Uefa apre un’indagine e da noi sapete che genere di polemica viene fuori? Il genere di polemica che non gliene frega un cazzo a nessuno, perché prima dobbiamo stabilire se sulla storia del miccione ha ragione Monte dell’Isola della Fava o Eva, l’ex libertina oggi Beata Immacolata. In Italia il reality ha superato la fantasia.

Saluti dagli Oscar dello Sport di Monte Carlo, che poi sono i Laureus 2018. Ci sono tutti i più grandi sportivi del mondo, è impressionante. A un certo punto incrociamo Raul. E gli chiediamo: “Su Icardi ci sono grandi club…”. E lui risponde: “Ma l’Inter è già un grande club…”. Questa cosa avrebbe fatto piacere di sicuro anche a Gian Marco Moratti, fratello di Massimo, grande interista scomparso ieri. Buon viaggio (twitter: @FBiasin).

(Vi lascio a un pezzo scritto per Esquire. Non ve lo spiego neppure, leggetelo se vi va).

Un tizio a caso dice cose a caso in un audio che gira in chat a caso.
Dice: “So tutto su quello che è successo nello spogliatoio dell’Inter”. E altre troiate.
(chi è costui? Non si sa. Perché la gente gli dà credito? Mah).
Si inventa storie su Wanda Nara e Icardi e Brozovic e Perisic che noi e voi conosciamo, perché in un modo o nell’altro nei nostri gruppi WhatsApp, il famoso audio, è arrivato.
(Se per sbaglio siete a digiuno della faccenda, state sereni: prendete le peggiori trame delle sexy-commedie Anni 70, mescolate, e più o meno ci siamo).
Ebbene: tutti noi abbiamo detto “è certamente una troiata”, ma intimamente ci siamo fatti venire il dubbio (“non sarà mica che c’è qualcosa di vero?”). E sapete perché? Perché il mondo dell’informazione è andato in cortocircuito.
L’audio WhatsApp di uno sconosciuto oggigiorno “funziona” perché ormai non ci interessa più se il tal fatto sia vero oppure no, l’importante è che sia come vorremmo che fosse.
(Possibilmente becero e pecoreccio, ci mancherebbe).
Aggiungiamo un pizzico di masochismo interista (“forse questa storia è vera”, “e perché?” “perché è l’Inter! Moriremo tutti!”), due etti di “malcostume social”, tre chili di “siti e sitarelli a caccia di click”, misceliamo sapientemente e il gioco e fatto: una boiata spifferata da non-si-sa-chi e venduta dallo stesso non-si-sa-chi come “scoop”, si trasforma in verità inconfessabile (“ma io la so perché nelle mie chat esclusive è arrivato l’audio! Lo vuoi? Lo giro solo a te, ma non dirlo a nessuno…”).
Questa storia squallida, a differenza di molte altre, ha però un lieto fine. E il lieto fine si chiama: “Wanda si incazza”. E minaccia querele. E tutti noi diciamo: “Brava! Ha ragione!”. E siamo gli stessi che un secondo prima pensavamo: “Mah, vuoi vedere che sotto-sotto…”. Perché il problema è tutto lì: siamo in totale delirio da “comunicazione moderna”. E non sappiamo più da dove arrivino le notizie e quanto siano credibili, perché chi dovrebbe darle (il giornalista) sempre più spesso diventa fruitore dei cazzari e, di conseguenza, chi le riceve (il lettore) non ha più la capacità di discernere tra la “colossale puttanata” e “un fatto realmente accaduto”.
È tutto piuttosto triste, ma non per i coinvolti in questo pettegolezzo da cortile. La tristezza dipende dalla constatazione che, ormai, per distinguere tra finzione e realtà ognuno di noi può fare affidamento solo sul proprio cervello. Per molti – converrete – può essere un problema insormontabile.


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