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Editoriale

Shaqiri-Podolski, l'Inter è da Champions. L'effetto Mancini: ora Thiago Motta, Diarra o Leiva. Juve, aveva ragione Conte: rosa scarsa. Gomez verso la Germania, Osvaldo nel mirino viola. Oggi firma Diamanti. Eto'o e il sì di Ferrero

Nato ad Aulla (Massa Carrara) il 16/03/54 comincia giovanissimo a collaborare con La Nazione portando la partita che giocava lui. Poi inviato speciale e commentatore, oggi direttore del Qs Quotidiano sportivo della Nazione, Resto del Carlino e Giorno
09.01.2015 00.00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 57298 volte
© foto di Federico De Luca

Shaqiri e Podolski hanno cambiato l'Inter. Finalmente Thohir fa sul serio, ora Mancini ha nelle mani una squadra competitiva fatta di giocatori esperti e di giovani di grande talento. La svolta che i tifosi nerazzurri si attendevano è finalmente arrivata e tutto il merito è proprio del tecnico che ha tracciato la rotta e convinto il presidente che il piccolo cabotaggio non conviene a nessuno: nel calcio per centrare degli obiettivi bisogna investire oculatamente. Come vi avevamo anticipato prima di Natale, Mancini aveva parlato molto duro con la dirigenza dopo le prestazioni incolori della squadra squadra. Già nel contratto aveva fatto inserire una clausola rescissoria in suo favore nel caso in cui a luglio la nuova Inter non fosse di suo gradimento. In più a dicembre aveva minacciato le dimissioni se non fosse stata ritoccata già adesso. Senza giri di parole ha chiesto almeno due esterni offensivi per cambiare gioco e i due esterni sono arrivati.

Mancini è il vero valore aggiunto di questa squadra perché oltre a conoscere il mercato internazionale e i giocatori giusti per il suo calcio, è stato determinante anche nella scelta di Podolski (soprattutto) e di Shaqiri. Mancini è un allenatore conosciuto, ha vinto la Premier, i giocatori si parlano, sanno del suo valore, all'Inter ora vengono tutti più volentieri proprio perché c'è il Mancio, tecnico stimato e vincente.

Senza nulla togliere a Mazzarri e alle sue capacità, è la dimensione che è diversa. E Thohir quando nella scorsa primavera aveva espresso questo concetto (voleva De Boer) aveva visto giusto, ma per fare l'operazione c'è voluta la spinta decisiva di Moratti.

Ieri sera a Malpensa c'erano 500 tifosi ad aspettare Shaqiri, un entusiasmo che negli ultimi anni era completamente sparito si è finalmente (per l'Inter) ritrovato. Ma non è finita qui. Mancini vuole cambiare modulo, punta deciso sul 4-2-3-1 con Icardi punta e alle sue spalle un terzetto composto da Shaqiri, Kovacic e Podolski. Niente male.

E' chiaro che cosi' servano due centrocampisti in grado di rompere il gioco, ma anche bravi a impostare. Medel non è il massimo, ma ci può stare. Nel mirino ora ci sono Lassana Diarra che ha un contenzioso con il Lokomotiv Mosca che l'Inter spera di risolvere entro gennaio, oppure Lucas Leiva (più costoso), vecchio pallino di Mancini. Ma il chiodo fisso del tecnico è un cavallo di ritorno a lui graditissimo: Thiago Motta. Il feeling con il Psg è finito, l'ex interista sta cercando di risolvere il contratto per ritornare poi a Milano. L'operazione è iniziata da alcuni giorni, si stanno studiando le mosse burocratiche e di fronte alla ferma volontà del giocatore, alla fine il Psg potrebbe cedere.

I bilanci dell'Inter non sono floridi, Thohir non è improvvisamente impazzito, gli acquisti sono arrivati e arriveranno con formule intelligenti. Podolski è in prestito, per Shaqiri c'è un obbligo di riscatto fissato a 15 milioni che andrà inserito nel bilancio dell'anno prossimo. Discorso analogo si farà anche per gli altri acquisti: prendo ora, pago a luglio. O prendo svincolati.

Questa Inter, comunque, non si nasconde più. E' vero che adesso ci sono otto punti di distacco dal terzo posto, ma con ventuno partite ancora da giocare la rimonta è possibile. Mancini ci crede e lo farà capire a tutto il gruppo che in quanto a carattere è già cambiato alla grande, basta ripensare alla gara con la Juve che nel finale l'Inter poteva anche vincere.

Anche l'affare Osvaldo dimostra che il pugno di ferro dell'allenatore funziona e l'Inter sta tornando ad essere una società con delle regole e con grande organizzazione. L'italo argentino è finito fuori rosa per la sceneggiata in campo a Torino con Icardi e con lo stesso Mancini. Certi comportamenti non sono più tollerati per nessuno, Osvaldo è sul mercato e sarà sicuramente ceduto. Tra l'altro i simpatici quotisti inglesi accettano scommesse pure su Osvaldo e un futuro possibile-probabile con Wanda Nara compagna di Icardi. A maggior ragione e a scanso di equivoci, l'Inter ha deciso.

A Osvaldo stanno pensando il Milan e il Torino, ma anche la Fiorentina. Andrea Della Valle ha deciso di andare oltre il budget, vuole cambiare subito per ridare vitalità all'attacco spento della Fiorentina e dopo l'ok per l'acquisto di Diamanti (oggi dovrebbero arrivare i documenti dalla Cina e quindi sarà possibile passare alle visite mediche e alla firma del contratto), ha dato mandato a Pradè di studiare altre operazioni. Di fatto Mario Gomez è sul mercato, dopo mesi di attesa si è deciso che proseguire in queste condizioni sarebbe controproducente per tutti. Si prova uno scambio con società che hanno problemi in attacco o giocatori da rimotivare (Destro? Pazzini?), ma soprattutto Pradè sta cercando di vendere Gomez in Germania dove ha ancora ha molti estimatori nonostante tutto. Stoccarda e Werder Brema potrebbero essere interessate. E qui si inserisce Osvaldo. Dalla Cina è stata respinta la proposta-Gilardino, il Ghuanzou voleva cederli entrambi ai viola in un colpo solo, ma un attaccante serve come il pane ai viola. L'operazione Gomez non è semplice, il giocatore è costato molto, ma la Fiorentina a venderlo ci proverà per buttarsi poi su Osvaldo.

Complicata anche la situazione del mercato bianconero. Marotta non ha grande budget, inutile fare tanti discorsi. E la Juve ha bisogno urgente di rinforzi e ricamdi. Contro l'Inter il centrocampo bianconero ha smesso di correre dopo cinquanta minuti e non ci sono soluzioni alternative ai vari Pirlo, Vidal e anche Marchisio che sembra in affanno. Il solo Pogba, anche per la gioventù, non accusa il peso delle partite. L'unico ricambio a centrocampo è Pereyra che sta facendo bene, ma non è ancora un giocatore al top. Quindi, in sostanza, forse aveva ragione Conte quando sottolineava che per essere competitiva su tutti i fronti la Juve avrebbe bisogno di una panchina più qualitativa. Sneijder servirebbe, fa tutti i ruoli del centrocampo, ha carisma e qualità, ma tra l'offerta della Juve 4-5 milioni e la richiesta del Galatasaray (otto come minimo) il divario è ancora troppo importante. E poi l'olandese non può giocare in Champions. Shaqiri è andato all'Inter, altre operazioni all'orizzonte non ci sono. Anche per Rolando in prestito dal Porto, l'operazione non è semplice. Il giocatore non vuol rinnovare con i portoghesi per poi venire alla Juve, preferisce liberarsi a giugno a parametro zero. E lo capiamo. Nastasic è stato abbandonato, il City non lo presta, lo vende. E costa troppo. Quindi empasse con una squadra che in questo periodo è stanca e rischia di lasciare per strada altri punti.

Anche il Milan avrebbe bisogno di un centrocampista e Galliani sta lavorando sottotraccia. Saponara è stato offerto all'Atalanta sicuramente per avere Baselli, ma sul tavolo ci sono anche altre piste senza fuochi d'artificio.

Fuochi d'artificio che piacciono a Ferrero da buon cinematografaro. L'Udinese tira la corda per Muriel? Benissimo. Il signor Samp e Doria ha dato mandato di portare a Genova Eto'o, anziano ma sempre valido. Un grande nome, di sicuro effetto. All'Everton guadagna tre milioni, ma Ferrero non è spaventato, un giocatore così potrebbe portare risorse tecniche per centrare l'Europa, introiti dal marketing e grande riflessi mediatici per la Samp. In fondo la pubblicità è l'anima del commercio. Auguri.

Twitter: @Enzobucchioni

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