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Editoriale

Sinisa: Ferrero sa tutto. Ancelotti: anche la Roma. Ibra 2006-Tevez 2012: Milan, non farti più del male. Milan, Curva e Aimc hanno ragione. Mancini: fine della carta bianca

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
21.03.2015 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 34684 volte

Sinisa Mihajlovic si trova oggi con il presidente Ferrero nella stessa condizione in cui si trovava un anno fa con il presidente Garrone. Domanda vagante: che facciamo per l'anno prossimo? Risposta attendibile, possiamo proseguire, ma mi lasci in attesa di vedere se arrivano offerte da Club, con tutto il rispetto per la Samp, da Società alle quali per la crescita della mia carriera non posso dire no. La prima è stata il Napoli, ma i tempi partenopei sull'allenatore non li detta il management sportivo ma il presidente e proprio lui potrebbe non essere passato alle vie di fatto. Solitamente, di questi tempi, quando le cose non sono ancora chiare e delineate, su un progetto di nuovo allenatore c'è una operazione semplice da realizzare: l'opzione. Se l'opzione ci fosse e se il presidente De Laurentiis non avesse proceduto in tal senso, potrebbe essere, o potrebbe essere stato, superato.

Certi amori. Fanno certi giri. E la Roma lo è sempre stato per Carlo Ancelotti. Un amore. La prima grande città, gli anni Ottanta, il Barone, l'infortunio, lo Scudetto, la Finale. Tutte prime volte. Come fa Carletto ad aver dimenticato? Non può. E non lo ha fatto. E poi dopo Londra, Parigi e Madrid, perché non Roma? Una Rometta a pezzi, come quella che il giovane figlio di Giuseppe trovò al suo primo sbarco nella Capitale. Stimoli a non finire, ricordi che fanno traballare il cuore. Molto spesso di questi tempi negli stadi si sente il coro "tirate fuori i...". Pare che a Madrid glieli stiano facendo girare. Non Milan, quindi, abbiamo ricevuto e capito. Ma tra Roma e Madrid qualcosa potrebbe succedere. Il buon Sabatini ha bisogno di un totem adesso, anche per proteggere se stesso. E Ancelotti è il migliore nel ruolo.

Inizio Agosto del 2006, sia Braida che Ancelotti hanno già parlato con Zlatan Ibrahimovic. Tutto a posto, anche la collocazione tattica. Milan Channel è pronto con il tradizionale schermo pieno più inno per il nuovo grande acquisto. Ma il Club, stretto dall'infamia di Calciopoli e tutt'altro che sicuro dei ricavi della Champions League, decide di rinunciare: Risultato: iniziano 4 anni di duro ciclo Inter. Dodici Gennaio 2012, è tutto pronto per Pato a Parigi e Tevez a Milanello, stesso schermo e stesso inno già sul server a Milan Channel. Ma il Club prende la decisione tecnica ed economica di non procedere. Risultato: iniziano 3 anni di duro ciclo Juventus ancora in corso. Non sappiamo se e quando sarà il prossimo crocevia. Ma, Dio mio, Milan, impara da te stesso e prendi la via giusta.

La Curva rossonera ha chiesto chiarezza al presidente Berlusconi. Il Milanista soffre, gli altri gozzovigliano, insomma sacrosanto. E dal momento che di cose su cui fare chiarezza ce ne sono una infinità, come sempre nei momenti delicati dei grandi Club, la richiesta è legittima e rispettabile. La risposta da parte di un Presidente come Berlusconi che tutto merita tranne di passare alla storia per gli ultimi due anni dimenticandosi degli altri ventisette, è altrettanto sacrosanto debba essere sua e solo sua. Spiace che, come a Gennaio, quasi a orologeria, il giorno dopo una sconfitta clamorosa dell'Inter a San Siro (all'epoca col Torino, oggi col Wolfsburg), è proprio ill comunicato della Curva che riporta luci e riflettori mediatici solo sul Milan. Che è esattamente quello che può danneggiare una squadra già alle prese con i propri problemi psicologici. E stasera si gioca anche se, purtroppo, senza i ragazzi della Curva che per noi sono quelli di sempre, unici e spontanei, non un giorno aziendalisti e l'altro amici di riporto. Da qualunque isola sia comparso il comunicato, merita elementi. I pochi che conosciamo sono: ufficialmente, Wanda non entrerà mai nella vicenda quote di minoranza Milan; non ufficialmente, dagli Usa non è arrivata nessuna proposta; solo negli ultimi giorni sarebbe iniziata la due diligence di Mister Bee per il 30% del Milan con annessi e connessi, ossia il nuovo Stadio. Pur senza maggioranza, Mr. Bee sarebbe attratto dall'operazione collaterale, e cioè il nuovo stadio tutto rossonero. La liquidità collegata andrebbe nella direzione auspicata dal presidente Berlusconi il 31 Luglio 2012 nell'intervista a Milan Channel: una collaborazione per il bene del Milan che è una metafora della vita. Per il mercato del Milan quindi, per il miglioramento e la competitività della squadra. Intanto i conti, del Milan, a 360 gradi, sono tenuti sotto stretta osservazione da parte di Fininvest proprio in questo momento particolare. Gli elementi sono ufficiosi perché il Milan è così importante per il presidente Berlusconi che sta facendo tutto lui e solo lui, anche ai suoi più stretti collaboratori particolari e segmenti dell'eventuale operazione arrivano col contagocce e non immediatamente. Mitomani e perditempo sono pertanto gentilmente pregati di non usare come cartina di tornasole i tifosi giustamente incazzati, perché il rischio di far precipitare le cose dal bene del Milan al male del Milan è sempre dietro l'angolo. Se c'è chi, nel proprio delirio sconclusionato, non conosce gli anni rossoneri dal 1975 al 1985, se li vada a studiare. Il tempo non manca.

Gennaio 2015. l'Inter ha avuto tanto coraggio. Numeri e conti economici che saltano, ma dentro Mancini e dentro tanti soldi nel mercato. Obiettivo indispensabile, anche secondo l'Uefa: andare in Champions League o attraverso il Campionato o attraverso l'Europa League. Complimenti anche a Mancini: si è preso il rischio, non ha fatto l'allenatore appena arrivato che attende la prossima stagione. Datemi la sfida, subito. Tutto giusto e apprezzabile, ma è andata male. Molto male. Champions lontanissima in Campionato e irrimediabilmente persa in Europa League. L'unica cosa fatta da Mancini è superare il Milan in classifica. Ma non l'ha fatta lui. L'ha fatta il Milan, imploso sul più bello. Contrariamente al giudizio di autorevoli colleghi, non pensiamo che l'Inter abbia una ossatura da Scudetto e pensiamo che, pur avendo scelto Mancini e speso tanto, non abbia svoltato. E anche che la svolta sia lontana. I grandi dubbi sono due. Una eventuale Inter senza coppe dovrà ridimensionarsi economicamente, a partire probabilmente dall'ingaggio dell'allenatore e dalle stesse motivazioni dell'allenatore. Inoltre, una dirigenza Inter comunque nelle coppe forse entrerà sempre di più nel merito delle scelte tecniche di Mancini nel prossimo mercato e la carta bianca di Gennaio potrebbe restare un ricordo. Questi i temi. Quindi? Quindi, niente. Quindi, parliamone. Non lo ha ancora fatto nessuno....


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