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Editoriale

Terremoto al mercato: la Juve ha perso un'occasione clamorosa, ma si consola con un colombiano (Roma permettendo...). Conti Inter disastrati: cambiano le strategie (tre nomi) e le decisioni su Mazzarri. Kakà saluta ma non basta...

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai e Telelombardia
01.07.2014 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 125606 volte
© foto di Federico De Luca

Sono strafatto di calcio, in totale overdose. C'è la partita alle 18, quella alle 22, il mercato che ufficialmente inizia oggi ma quanto a troiate non ha inizio né fine. Prendete M'Vila, uno che fino all'altroieri facevano fatica a riconoscerlo i parenti stretti. Ora sembra un'ossessione: "L'ho visto a Milano", "non è vero, non c'è mai stato", "era M'Bia", "no, erano gli One Direction", "chi cazz è M'Bia?", "un altro, ma tanto non arriva neanche lui", "io dico che arriva", "chi cazz sono gli One Direction?". E Iturbe? "Lo prende il Milan", "no, la Juve", "lo tiene il Verona e lo gira metà al Milan e metà alla Juve", "vivisezioniamo Iturbe", "M'Vila è stato visto a casa di M'Iturbe, un suo cugino".

Poi c'è la rottura di balle federale, una faccenda di una noia mortale ma talmente importante che tocca far finta di essere interessati. "Il presidente sarà Tavecchio", "Tavecchio è troppo vecchio", "Albertini s'è dimesso", "Albertini tenta la scalata", "Abete se ne va", "Abete è un sempreverde, può tornare", "M'Vila presidente Federale", "Federale nuovo acquisto dell'Inter. Con gli One Direction tra l'altro". E i Ct: abbiamo talmente tante certezze che ci sono solo 211234 pretendenti: "Il Ct sarà Allegri, me l'ha detto Allegri", "No, Mancini, me l'ha detto Mancini", "Tavecchio spinge per Guidolin", "Guidolin Mangia", "No, Guidolin è a dieta", "M'Bia 'ndo sta? Solo Mangia lo sa".

Infine la polemica introdotta da Barbara Berlusconi ("Spazio ai 40enni") ha scatenato un putiferio. Tavecchio: "Io ne ho 71 , ma li porto benissimo", Albertini: "Io ne ho 43 ma ne dimostro 71". M'Bia: "Io ho il passaporto di Eriberto". Gli One Direction: "Iturbe andrà al Poggibonsi tra 40 anni".

Un gran casino, insomma. Solo che davvero oggi apre il mercato, e davvero ci sono cose da dire, e davvero è il momento caldo per mettere a posto rose traballanti pur non avendo il becco d'un quattrino. E allora facciamo in fretta, perché tempo da perdere non ce n'è.

Thohir ha capito che in Serie A far soldi è impossibile se non ti chiami Pozzo. Il -80 milioni in bilancio dell'Inter era in parte prevedibile, ma ha avuto sull'indonesiano l'effetto del caffè+sigaretta alle 8.30 del mattino. Il rinnovo a Mazzarri non è stato certificato nonostante i proclami, segno che si prova a evitare l' "effetto Allegri" (affrontare la stagione con l'allenatore in scadenza di contratto) ma non si ha il coraggio di formalizzare con un mister mal visto da gran parte dell'ambiente (presidente in testa e dichiarazioni di facciata a parte). Parliamoci chiaro: per i nerazzurri sarà un mercato molto, molto, molto complicato e fatto per lo più di scambi, prestiti (Casemiro al 13232esimo tentativo dovrebbe arrivare) e tentativi di trattenere i pezzi pregiati (l'offerta dell'Atletico per Handanovic e Icardi c'è, ma è assolutamente inadeguata).

Un po' di Milan. Kakà leva le tende secondo l'assunto "certi amori non finiscono, ma a distanza funzionano anche meglio". Con i soldi risparmiati dall'ingaggio i rossoneri tenteranno l'assalto finale a Iturbe, ormai lo sanno anche gli One Direction. L'attaccante esterno è il sogno non più segreto di Inzaghi, che invece (non lo ammetterà mai), farebbe volentieri a meno di Balotelli. Solo che Mario al momento non solo ha un problema di cresta, ma soprattutto di collocazione. L'opzione Arsenal resta aperta, ma non più alle cifre che avrebbe voluto il Diavolo. Ergo: si temporeggia in attesa che Raiola faccia quel che sa fare. E cioè, rimedi una squadra gradita a Mario inserendolo in qualche trattativa che contempli più di un giocatore. Con i quattrini risparmiati dal doppio ingaggio Kakà-Balotelli (e in attesa di capire che fine farà Robinho), il Diavolo assalterà Verona, solo che il tempo stringe e la Juve pressa.

Ecco, la Juve. Per Sanchez sono problemi. Il gol in mondovisione contro il Brasile deve aver risvegliato anche quel volpone di Luis Enrique che, forse, ha capito di aver in casa un discreto attaccante. La Signora non sembra preoccuparsi più di tanto: è certa di avere una priorità sul solito Iturbe (eventualmente si virerà su Ibarbo), si gode il gol di Pogba (il Psg è sempre in pressing, ma il francese resterà a Torino), ed è vicina a uno dei fenomeni colombiani che tanto stiamo ammirando in questi giorni. Quello che piace a Marotta e Conte, in realtà, non sta giocando molto ma pare sia un piccolo fenomeno in prospettiva: si chiama Eder Alvarez Balanta, ha 21 anni e come tutti sapete è un difensore del River Plate. L'abboccamento c'è stato, la firma ancora non si vede ma arriverà (Roma permettendo). A chi vi dice "c'è una possibilità per Di Maria", invece, regalate un biglietto per il concerto degli One Direction. Si merita una pena severissima.

Da Napoli poche novità: i nomi caldi son sempre gli stessi (Gonalons, Sandro, Mario Suarez). Tutti credibili, ma solo se si riuscirà a trovare una sistemazione a Behrami e Dzemaili. Resta viva la trattativa con il Milan e Pazzini per il ruolo di vice-Higuain, affare fattibilissimo se i rossoneri non riusciranno a trovare una sistemazione al solito Marione nazionale. Per Arbeloa in difesa e Michu in attacco, invece, siamo ancora alle chiacchiere.

Per chiudere la "consueta" (ma sincera) leccata a Walter Sabatini, vero esempio per tutti coloro che hanno il coraggio di credere nelle proprie idee e se ne fregano del "nome ad ogni costo". Alla Roma finisce il giovane Yannick Ferreira Carrasco, 20 anni, belga. Costo: 4,5 milioni. Scommettiamo che l'anno prossimo varrà tre volte tanto?

E ora scusate, ma il buon Michele Criscitiello mi attende negli studi di Sportitalia, là dove si va davvero in overdose di calcio, ma quantomeno se svieni hai buone chance di essere soccorso da bonazze di un certo livello. O da Pedullà. Meglio resistere insomma.

Vi lascio con un post da me pubblicato sui soliti social network dopo la sconfitta del Cile con il Brasile. Chiedo scusa a chi l'ha già letto e se lo ritrova qua; serve a farvi capire perché da qualche giorno provo davvero un po' di fastidio per tutto ciò che è "calcio italiano" (twitter @FBiasin).

Eccolo:

"Per 120', dieci rigori e il tempo di trattenere bestemmie da 10 Padre Nostro e 20 Ave Maria, sono stato cileno. Avevo il sangue rojo e la terra sulla pelle. Quella delle miniere (la terra), quello dei minatori (il sangue).
Abbiamo combattuto come gladiatori al Colosseo, martiri che conoscono il loro destino eppure se ne fottono, perché morire è più dolce se sai di aver dato tutto, e restare in vita ha poco senso se sai che comunque non avrai altro da dare.
Per 120' minuti, dieci rigori e poco più, ho sperato che mamma fosse nata a Santiago, perché è bello vedere che chi ti rappresenta ha gli occhi di Bravo, nomen omen, e il coraggio di Pinilla, attaccante sepolto dai tatuaggi che poteva scrivere la storia e dalla storia è stato travolto.
Per 120' e tutto il resto ho gridato contro il Brasile, che pure non mi ha fatto niente, ho sperato in un miracolo, ho voluto bene a Webb, arbitro con palle ciclopiche.
Non è bastato, perché solo nei film il debole sconfigge il forte e il cesso limona con la strafiga.
Dopo 120', dieci rigori, qualche calcio dato al muro e una voglia infinita di stringere a me Jara, colui che ha visto il suo cuore esplodere su un palo, ho pensato ai miei giocatori, gli azzurri, quelli che tornano a casa e non trovano di meglio che sputarsi addosso fiotti di veleno, quelli che atterrano e a bordo di una roja (Ferrari) altro non pensano che correre in una discoteca il cui nome è una sentenza: QI.
Oggi, scusatemi, ma vorrei essere cileno".


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