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Editoriale

Tutt'altro che Brocchi: Italia fra gli applausi. L'inter ai cinesi, il Milan chissà, la Juventus è troppo avanti a tutti. Napoli, problema Higuain specchio della società

Nato a Bergamo il 23-06-1984, giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008 e caporedattore dal 2009, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
03.07.2016 00:00 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 52710 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Qui a Bordeaux l'aria è ancora elettrica, la Germania è ancora sul campo da gioco e sta esultando laddove c'è un muro di tifosi. Da brocchi a campioni il passo è breve, ma per l'Italia non c'è stato un passo indietro. Il salto della rana che, forse, potevamo aspettarci non è arrivato. Contro la Germania la squadra di Conte ha tenuto botta, ha fatto la sua partita pur non potendo contare su Montolivo, Thiago Motta, De Rossi, Marchisio e Verratti. Defezioni che in altre nazionali sarebbero costate moltissimo. Complimenti comunque, è stata un'Italia meravigliosa pur nelle estreme difficoltà. La Germania ci batte, prima o poi doveva accadere, ma nel modo più dolce possibile: quarti di finale, è vero, ma pur con una grande squadra che ha meritato il passaggio del turno. Non sempre vincono i più forti, stavolta sì.

Settimana complicata in Serie A, ma dopo un giugno sonnolento - e a tratti atipico per un Europeo ancora in corso - è anche normale che le squadre incomincino a muoversi in previsione di un campionato che dista solo cinquanta giorni. Così la realtà riporta all'Inter che, di fatto, è diventato nuovo baluardo cinese in Italia. Monetariamente ci sono pochi, pochissimi avversari per la squadra nerazzurra. Toccherà capire quale sarà la nuova necessità di Mancini. Perché un anno fa era arrivata una nuova squadra, tra Ljajic e Kondogbia, Jovetic e Alex Telles, salvo poi ripiegare in corner e capire che, almeno in alcune occasioni, gli errori erano stati pacchiani. Almeno fino a dicembre mascherati da uno stato di grazia che poi, nei mesi successivi, è andato degradando fino alla quarta posizione. Quanti nuovi giocatori necessiterà Mancini stavolta? Banega è un grande acquisto, Erkin no, Pjaca lo sarebbe, come probabilmente Berardi o Candreva. La realtà è che non bastano gli acquisti per competere contro una Juventus che dalla sua ha anche una mentalità vincente. L'obiettivo per i cinesi sarebbe quello di ritornare in Champions, ma occhio all'effetto Arsenal: bisogna vincere e non solo lo Scudetto del bilancio per rimanere nella storia. Certo, rispetto al pur ottimo Wenger ci sono dieci anni di differenza e speranza in più.

Poi c'è un Milan che è ancora nelle sabbie mobili. Spera di essere più di quanto possa sembrare, chiude per Lapadula e rifiuta le offerte per Bacca. Con un anno di ritardo prende Vincenzo Montella e non può che essere un bel segnale per la squadra rossonera, considerata l'intenzione, già dodici mesi fa, di portarlo a Milano. Certamente un tecnico che piace a Silvio Berlusconi (il bel giuoco continua a essere un suo pallino), ma il continuo rimandare dell'accordo della cessione ai cinesi fa pensare a un nuovo caso Bee. Probabilmente non sarà così, anche perché stavolta Berlusconi ha l'intenzione di piazzare il club a investitori che possano fare bene pure senza di lui. E con una Barbara Berlusconi che spera di rientrare nelle politiche societarie ben più di quanto non già visto, perché la guerra intestina con Adriano Galliani continua e impedisce di fare bene.

Infine la Juventus, scatenata sul mercato e che, dopo aver preso Pjanic, preleverà anche Benatia dal Bayern Monaco. In un anno i bianconeri hanno perso Coman e Morata, diventando discount sì delle grandi squadre, ma cedendo a prezzi elevati, al di là di una valutazione reale che non andrebbe oltre i venticinque milioni di euro. Il Coman visto in Francia è giocatore dalle qualità eccelse ma non alla Cristiano Ronaldo né alla Bale, così come Morata forse nonsi avvicinerà a Cavani nel corso delle prossime annate. Tocca essere realisti: due giocatori così potevano essere sì il futuro della Juventus, ma da comprimari. Cosa che Pogba non è (infatti vale infinitamente di più) ma che sta diventando in questo Europeo dove, certamente, non sta brillando. La Roma intanto chiuderà per Caceres - ottimo acquisto - e forse pure per Zabaleta, altro giocatore di un certo livello. La Fiorentina deve fronteggiare i casi Rossi e Gomez, campioni che devono capire il proprio futuro, mentre il Napoli il fratello (nonché agente) di Higuain. L'argentino ha firmato un contratto e può rimanere al Napoli, ma è singolare il comportamento del club di De Laurentiis: per competere con la Juventus non basta un investimento da 50 milioni, ne serve uno ben maggiore e non è assolutamente semplice capire dove. Il rischio è quello di non crescere, ma ce n'è un altro: il Napoli rimarrà dov'è, con la speranza costante di arrivare secondo, con una Juventus sempre davanti. Higuain ne è ossessionato, un anno fa come ora. Ed è anche normale. Insigne aspetta un contratto, Koulibaly anche, prima o poi toccherà agli altri grandi: nessuno ha la bacchetta magica, nemmeno De Laurentiis.


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