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Editoriale

Tutta la verità sull'addio di Moratti, che vende anche le quote. Juve, Pirlo è un caso: finito l'effetto Conte. Tornano Zaza e Rugani a gennaio

Nato ad Aulla (Massa Carrara) il 16/03/54 comincia giovanissimo a collaborare con La Nazione portando la partita che giocava lui. Poi inviato speciale e commentatore, oggi direttore del Qs Quotidiano sportivo della Nazione, Resto del Carlino e Giorno
24.10.2014 00.00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 40854 volte
© foto di Federico De Luca

Quello che non ti aspetti capita un banale giovedì di ottobre: Moratti dice addio all'Inter e al calcio. Non è più niente, lascia la presidenza onoraria e un mondo che l'ha visto protagonista per vent'anni e che prima di lui ha visto protagonista il padre Angelo.

Che il matrimonio forzato tra Thohir e Moratti non fosse così idilliaco come è sempre stato detto lo avevamo già scritto nel mese di luglio scorso proprio su questa rubrica, però nessuno immaginava che le cose potessero precipitare in questo modo.

Allora cerchiamo di capire il perché, soprattutto cosa possa essere successo nelle ultime settimane fino al consiglio di amministrazione di lunedì scorso.

L'acquisto del pacchetto di maggioranza dell'Inter da parte di Thohir è avvenuto circa un anno fa in contemporanea con una scadenza importante con le banche che avevano chiesto a Moratti di rientrare. La situazione economica non era sicuramente florida e l'intervento con denaro fresco di Thohir ha consentito di ripianare e spalmare i debiti per fare un piano di rilancio finanziario con interventi di copertura e tagli.

Ma i bilanci non sono ancora sani, come è stato ribadito nel Cda di lunedì scorso. C'è un disavanzo di oltre 100 milioni che deriva secondo la relazione, dall'attività pregressa. Insomma, secondo il nuovo amministratore delegato, le colpe della difficile situazione economica dell'Inter sarebbero da addebitare alla gestione Moratti.

Questo Moratti non ha mai voluto sentirlo e sentirselo dire, ogni anno ha sempre ricoperto le forti perdite con il suo patrimonio familiare e con l'aiuto della banche.

Questo addebito non gli è sicuramente piaciuto anche perché la sua partecipazione azionaria del trenta per cento richiederà una partecipazione percentuale anche da parte sua. Già nel passato a riferimenti di errori e cattiva gestione precedente, Moratti si era stizzito. Questo è uno dei motivi del contendere, anche perché prima della cessione ci sono stati mesi di controllo dei conti da parte di banche, advisor e commercialisti.

Poi Moratti aveva pensato e sperato, era convinto, che la sua carica onorifica, ma anche la presenza del figlio nel Cda e quella del fidato Guelfi, potessero essere il preludio di una maggiore intesa. Invece Moratti non è mai stato contattato, nessuno ha mai chiesto i suoi consigli e se qualcuno ne ha dato non sono mai stati ascoltati sia in sede di campagna acquisti che di gestione della squadra.

La sua insoddisfazione è culminata con la critica all'allenatore Mazzarri se ci fossi stato io l'avrei esonerato, questa la sintesi del discorso, alla quale ha dato una risposta durissima il mister toscano: Non ho tempo per rispondere a Moratti.

Moratti si è sentito offeso dalle parole di Mazzarri, ma soprattutto non ha gradito il silenzio di Thohir e di tutta la nuova dirigenza dell'Inter che non l'hanno difeso. Si aspettava una parola, un cenno di critica che non è arrivato.

Questa è stata la goccia, il segnale che lui con l'Inter non c'entra più niente, non comanda più, e può essere trattato come uno qualsiasi senza rispetto per la sua storia.

Ieri la decisione che covava da tempo. Ora si tratta di capire cosa succederà, quasi sicuramente lascerà l'Inter anche Javier Zanetti, troppo legato a Moratti da sempre. Poi ci sarà da capire la reazione dei tifosi che hanno sempre avuto grande rispetto per Moratti.

Infine, ultime ma non ultime, le conseguenze economiche. Moratti ha annunciato dichiarazioni per i prossimi giorni, forse relative a quei famosi cento milioni di disavanzo che hanno portato i nerazzurri sotto la tutela dell'Uefa, ma forse anche su tutta questa faccenda, dalla cessione in giù.

Moratti ha ceduto l'Inter a Thohir nella speranza di aver trovato un acquirente in grado di tenere la squadra ad alto livello, competitiva. Ora i dubbi cominciano a venire, ma è da escludere che Moratti abbia la forza necessaria (la famiglia non ne vuol sapere) di riprendersi l'Inter come gli consentirebbe una clausola nel contratto di cessione.

E' assai più probabile, invece, che decida di vendere anche la residua quota del 30 per cento che gli appartiene, anche se non è facile di questi tempi trovare qualcuno disposto ad esporsi, avendo poi scarsa voce in capitolo e molti soldi da pagare.

Situazione complessa che non potrà non incidere su un gruppo e una squadra che sta cercando di uscire fuori da un periodo difficile e trovare una nuova dimensione. I fischi dei tifosi che Mazzarri sospetta pilotati hanno fatto il resto. Morale?

L'Inter ieri sera non ha battuto neanche il Saint Etienne in Europa League.

Peggio è andata alla Juve battuta dall'Olympiakos e a Pirlo che ha giocato una delle più brutte partite degli ultimi anni. Perché?

Sicuramente il giocatore è fuori forma e l'aveva già dimostrato a Sassuolo. Allegri non doveva farlo giocare, si vede che non è ancora pronto. Ma, detto questo, Pirlo potrebbe tornare ad essere un caso nella Juve di Allegri come lo era nel Milan di Allegri.

Come tutti avranno notato, la Juve non è più la stessa. Il 3-5-2 di Conte è rimasto, ma è finita la carica emotiva, l'aggressività, il calcio furioso del Ct. Allegri chiede più riflessione, una manovra più ragionata, giocate in orizzontale per preparare l'azione finale con la velocizzazione negli ultimi metri. Con Conte la Juve era più verticale, anzi, tutta verticale.

Il gioco orizzontale, più lento, mette in difficoltà Pirlo che ha nella capacità di liberarsi della palla di prima per servire i compagni che si smarcano o dettano il passaggio in profondità, una delle doti principali. Se la squadra non si muove attorno, Pirlo diventa prevedibile e inutile come lo era nel Milan.

Con Marchisio regista la Juve è andata meglio perché è più rapido nel muovere la palla e lui stesso ha più dinamismo. Insomma un caso da risolvere subito e una Juve da registrare e cambiare: non sembra più la stessa, questi bassi ritmi la fanno diventare una squadra normale.

Nel frattempo Marotta sta pensando come intervenire sul mercato a gennaio. Le soluzioni che si stanno percorrendo sono due e tutte sul mercato interno. C'è l'idea di riportare a casa Zaza dal Sassuolo, i suoi muscoli e la sua velocità servono. Può giocare con Morata e con Tevez. Ci sarà da convincere i neroverdi ai quali potrebbe andare il giovane Coman, diciassette anni, che bene ha fatto in questo inizio stagione. Ma l'operazione sicura è quella del rientro alla base del difensore dell'under 21 Rugani dall'Empoli. Con Barzagli che fatica a recuperare e Caceres ko, la Juve ha sicuramente bisogno di un difensore e questo ragazzo è più di una promessa.


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