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Editoriale

Tutti i retroscena dell'incontro con Malagò: ma Tavecchio non molla, dieci giorni per salvare il calcio italiano dal disastro. Intanto Conte non andrà in Nazionale

Nato ad Aulla (Massa Carrara) il 16/03/54 comincia giovanissimo a collaborare con La Nazione portando la partita che giocava lui. Poi inviato speciale e commentatore, oggi direttore del Qs Quotidiano sportivo della Nazione, Resto del Carlino e Giorno
01.08.2014 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 30255 volte
© foto di Federico De Luca

Tre ore di colloquio tra il presidente del Coni Malagò e il candidato alla presidenza della Federcalcio Carlo Tavecchio ormai per tutti "Carlo a' banana", non sono bastate per cercare di dare un futuro diverso al calcio italiano. Purtroppo.

Carlo Tavecchio non molla, non ci pensa neppure a ritirare la sua candidatura e lo ha ribadito anche al presidente Malago'. Il ragionamento di Tavecchio è semplice e nella sua semplicità disarmante: mi hanno candidato le Leghe e la candidatura è ancora in piedi dopo la gaffe delle banane, segno che le mie scuse sono state accettate e i miei elettori hanno capito che non sono razzista e le mie parole sono andate oltre il mio pensiero in un momento di concitazione dialettica.

Cosa dire di più a uno così che non pensa al futuro del pallone ma solo al suo, e comunque a che razza di presidente dimezzato sarà in un momento delicatissimo?

Malagò ci ha provato, con grande delicatezza ha fatto presente che non ha alcuna intenzione di fare pressioni affinchè si ritiri, ma nello stesso tempo ha invitato Tavecchio ad una ulteriore riflessione proprio in virtù delle difficoltà che potrebbero nascere a tutto il movimento calcistico italiano dalla sua guida.

In sostanza Malagò, non avendo il Coni le armi regolamentari e giuridiche per intervenire, ha insistito con il caso di coscienza e di opportunità nell'interesse di tutto il movimento italiano senza nulla togliere a quelle che sono le qualità di Tavecchio e la sua storia dirigenziale nei dilettanti.

Non è mancata anche la panoramica su quello che sarà il programma di "Carlo a' banana" se sarà eletto. Dall'intervento sui settori giovanili, alla riduzione delle squadre in A e in B, dalla maggiore attenzione all'arrivo degli stranieri.

Si è parlato pure del nuovo Ct e Tavecchio ha una rosa di tre candidati, Mancini, Conte (del quale poi diremo) e la coppia Cabrini-Guidolin da scegliere per mettere sulla panchina della Nazionale.

Malago' ha sottolineato anche la forte reazione che c'è in tutto il paese e negli ambienti calcistici con raccolte di firme sul web, ma Tavecchio tira dritto "più forte e più splendente che pria" come diceva Petrolini.

In effetti questa vicenda se non fosse tragica sarebbe comica. E comici sono molti dei personaggi coinvolti.

Tavecchio è impresentabile a qualsiasi livello che superi i dilettanti, non ha una cultura, una dialettica, un appeal internazionali e forse anche le energie necessarie in questo momento per rilanciare il calcio. E questa è una.

Ma se la serie A (ora soltanto tredici società), la serie B (19 società), la Lega Pro e i Dilettanti continuano a sponsorizzare questo presidente minore, evidentemente il calcio italiano è caduto più in basso di quello che potessimo pensare o supporre.

Possibile che non ci sia un manager illuminato e preparato, un presidente con maggiore appeal o un campione del passato con una conoscenza del calcio e della gestione, in grado di rappresentare il nostro pallone meglio di Tavecchio?

A questa domanda dovrebbe rispondere tutto un mondo che sta piano piano ripiegandosi su se stesso, con squadre italiane impoverite e non più in grado di competere all'estero, vivai senza futuro, stadi da terzo mondo, violenza a tutti i livelli.

Un mondo che andrebbe rivisto dalla A alla Z con profonde riforme e una serie di idee innovative si affida a un Tavecchio qualsiasi che non ha una storia ad alto livello. Pensate ai criticatissimi Carraro prima e Abete poi: al confronto sono dei giganti.

A tutto questo si aggiunge la vicenda della banana e del razzismo che porterà nel ridicolo il nostro movimento sportivo quando ci sarà da portare all'estero la nazionale, alla Uefa e alla Fifa le nostre istanze.

Provate a immaginare un discorso di Tavecchio in certi ambiti: gli consigliamo un buon ghost writer. Comunque l'immagine (al di là delle risorse di Tavecchio) italiana già ai minimi termini subirà un ulteriore contraccolpo.

Ci sono dieci giorni di tempo prima delle elezioni per ripensare al tutto, per cercare di trovare una sintesi di voto attorno a un personaggio diverso, a un Collina, a un Michele Uva, a un Francesco Franchi (figlio di Artemio), manager ed esperti in grado di fare un piano di lavoro e una equipe di studio di livello internazionale per organizzare interventi rapidi.

Ma è proprio questo che i Signori del Calcio non vogliono, preferiscono Tavecchio per conservare ciascuno il proprio potere e non cambiare nulla.

Anche la politica ha le mani legate. Renzi e Del Rio (ha la delega per lo sport) hanno fatto chiaramente capire cosa pensano dell'episodio della banana, ma non possono intervenire direttamente, il calcio internazionale e nazionale non consentono invasioni di campo. Sarebbe controproducente. Però anche il vento del governo è contrario a Tavecchio e lui dovrebbe averlo capito. Niente. Dieci giorni e sapremo, magari il segreto dell'urna potrà aiutare, se il calcio italiano si vuole suicidare o può ancora coltivare una speranza.

Intanto non ci dispiacerebbe, per par condicio, se Tavecchio venisse deferito alla commissione disciplinare come dovrebbe in base ai regolanti vigenti per le frasi a sfondo razzistico. E' stato fatto per giocatori e altri dirigenti, non capiamo questa indulgenza.

Intanto, per la cronaca, Antonio Conte dopo aver cominciato a pensare a una chiamata da parte della Federcalcio, al di là di Tavecchio, ha sostanzialmente deciso di non accettare.

E' ancora presto, vuole altre esperienze nei club e forse quello di Ct non è proprio il suo lavoro, ha bisogno del contatto quotidiano con i giocatori.

Niente Nazionale, dunque, ma un sogno nel cassetto e un obiettivo che comincia a perseguire: vincere la Champions. Nessuno sa (neanche lui) con quale squadra, ma il prossimo passo di Conte sarà in quella direzione, accetterà una panchina di un club in grado di metterlo in condizione di provare a vincere quel trofeo che ha già alzato da giocatore.

La Juventus non ce l'ha fatta, avanti il prossimo. Che non sarà il Milan perché come vi abbiamo già ricordato, nella rescissione consensuale la Juventus ha preteso una clausola che impedisce a Conte di allenare in Italia per un anno. Galliani pochi giorni fa ha ammesso la nostra anticipazione, il Milan aveva cercato Conte in primavera, ma adesso Inzaghi stia tranquillo: fino a giugno la panchina e' solo sua.


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