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SONDAGGIO
Mercato stellare per il Milan: i rossoneri sono da Scudetto?
  Sì, a patto che arrivi un grande attaccante
  No, la Juventus resta sempre più forte
  No, ha davanti comunque sempre Roma e Napoli
  Sì, già così è da Scudetto

TMW Mob
Editoriale

Un'idea "folle" per la Juve e una cosa da chiarire su Agnelli. I soldi del Milan ci sono: ecco chi li ha davvero (da lì nascono i problemi). Il fastidio dietro la "non sconfitta" dell'Inter. E sul pranzo indigesto di Sarri...

21.03.2017 06:58 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 51560 volte
© foto di Alessio Alaimo

Questa volta non me la prendo con la “pausa per la Nazionale”. Non ci penso neanche. Al limite con il campionato. Quello delle ultime che perdono sempre, delle prime che vincono sempre, di quelle in mezzo che vincono se giocano con le ultime, perdono se giocano con le prime e pareggiano se giocano tra loro. Uno strazio.
Per una volta la sosta non genera corposa orchite, perché tanto sai già che dopo la sosta il Crotone perderà all’ultimo secondo, il Pescara perderà dal primo, il Palermo passerà in vantaggio ma poi perderà, l’Empoli si salverà perdendo sempre, il Genoa pure e così via. Che bello.
È tutto molto ovvio, come il pranzo con mio padre per la Festa del Papà, il classico baccanale dove tutti dicono le solite quattro cazzate e abusano di luoghi comuni. O almeno lo fa mio padre.
Mbappè fa doppietta.
Padre: “Secondo me Mbappé è forte, scrivilo”.
Figlio: “Graziealcazzo padre”.
Si discute della polemica “Parliamone Sabato”, ovvero del sondaggio sui presunti pregi delle donne dell’Est rispetto alle donne dell’Ovest.
P: “Discutibile l’argomento, ma che tua madre scassi le balle è evidente”.
F. “Tu invece sei sempre delizioso”.
P: “Comunque la Perego è sempre una gran bella sondaggiona”.
F: “Su questo concordo”.
Questione “cinesi del Milan”
P: “Sei un figlio inutile perché non ascolti: ti avevo detto che c’era sotto del marcio”.
F: “Ma non c’è nessun marcio, è solo un problema legato ai capitali…”.
P: “Ahahahaha, ma che boccalone sei?”.
Zeppole
P: “Se vuoi l’ultima zeppola allora fai un figlio, altrimenti l'ultima sarà sempre mia”.
F: “I padri dell’Est sono migliori”.
P: “Quelli cinesi non esistono. Minchione”.

QUI INTER
Vorrei partire da Mancini, che ieri ha detto “Buttato via un anno e mezzo”. Ha ragione, ma volendo possiamo aggiungere un altro paio di mesi, quelli estivi, passati ad attendere le decisioni del tecnico e quelle della società e che per un curioso “effetto domino” oggi hanno innescato il seguente luogo comune: “Pioli perde tutte le partite decisive, quindi non va bene”.
Pioli vince col Cagliari? Lo fanno tutti. Stravince con l’Atalanta? Bravo, ma era il minimo. Pareggia col Torino? “Pioli perde tutte le partite decisive”. E tu: “Ma non ha perso, ha pareggiato…”. E loro: “…perde tutte le partite decisive”. E tu: “Ma all’Olimpico di Torino ha vinto solo la Juve”. E loro: “Conte avrebbe vinto”.
Può darsi, forse “Conte avrebbe vinto”. Forse le avrebbe vinte tutte. Forse. O forse l’Inter è ancora una squadra che “tutte”, vincerle, non può. E non perché “c’è chi non ci mette la concentrazione” (le accuse a Perisic, altra iperbole), semmai perché è una squadra imperfetta che a differenza di tutte le altre “squadre imperfette” non può (poteva) sbagliare niente.
Un pareggio a Torino è normale in condizioni “normali”, diventa una tragedia se ti chiami Pioli e non Piolinho e sei condannato (per colpe altrui) a doverle vincere tutte.
“Pioli perde tutte le partite decisive anche se le pareggia”? Sarà, ma se l’Inter ha/aveva ancora delle partite decisive, beh, è perché Pioli le ha tirate fuori da una stagione che a novembre pareva già defunta.

QUI MILAN
“Non prendiamoci per il culo, c’è sotto qualcosa di molto losco”. Il popolo rossonero, prima diviso (più o meno) a metà tra possibilisti e negazionisti, piano-piano sta convergendo in massa nel gruppone degli stra-scettici. Sapete che c’è? Non potrebbe essere altrimenti. La situazione è talmente complicata che anche solo “provare a spiegarla” ti iscrive di diritto nel club di quelli che “raccontano cazzate”.
Per chi non l’avesse capito qui si parla del micidiale closing-Milan.
Ora, chi scrive prova a raccontare quello che ha capito, ben sapendo che ormai ogni tipo di spiegazione deve scontrarsi con i “dati di fatto” e cioè, che nulla di quello che “doveva accadere” sta accadendo.
Partiamo sfruttando l’aiuto del “Wall Street Journal”, quotidiano assai prestigioso che proprio l’altro giorno ha spiegato come nel 2017 gli affari sull’asse Cina-estero siano calati di oltre il 90% a causa del famoso “blocco” imposto dal governo. Questa cosa ha chiaramente complicato i piani del sciur Li, che – parola sua – aveva raccattato tutti i quattrini necessari per comprare il Diavolo e ora fatica a metterli insieme, dovendo pescare dalle “miniere” poste fuori dal confine cinese.
Fin qui la tiritera che tutti già conoscete e che include una questione ancor più imminente: arriveranno i famosi cento milioni della terza caparra, indispensabili per completare l’affare il 7 di aprile? La problematica delle ultime ore (ci limitiamo a riportare quel che esce dal palazzo rossonero) è che nuovi problemi di carattere burocratico avrebbero bloccato i quattrini prestati dalla Bank of East Asia e attualmente fermi alle Isole Vergini, laddove il grano può transitare senza che i cinesi mettano becco.
Il malloppone è teoricamente atteso per oggi, forse domani, forse chissà quando e comunque non cambierebbe di molto l’umore degli scettici, preoccupati per il presente ma soprattutto per il futuro: “Se i soldi arrivano mille lire alla volta, come si fa a fare mercato?”. Risposta: “La Cina presto dovrebbe tornare all’antico e in ogni caso raccogliere 150 milioni per gestire la stagione 2017/18 non sarebbe un così grande problema. In fondo i conti si chiudono l’anno prossimo”. Anche in questo caso, ovviamente, servirebbe un atto di fede.
Meglio sarebbe, quindi, pensare al presente, a Donnarumma che dice “io spero di restare, al resto pensa il mio agente” (brivido…), a giocatori come Deulofeu e Pasalic che nell’ottica di un Milan “ancora berlusconiano” andrebbero acchiappati in fretta, ai rinnovi di Suso e Romagnoli, a tutta una serie di questioni che “meglio farle ora prima che qualcuno decida di approfittare dello stallo rossonero”.
Tornerebbe tutto nelle mani dell’ex Cav, un signore che “deve vendere” per volontà familiare, ma che Forbes (classifica freschissima) colloca al 13° posto – primo degli italiani – nella top 20 dei presidenti più ricchi dello sport a livello globale, con un patrimonio stimato di 7 miliardi di dollari.
C’è speranza che qualche briciola finisca a rinsaldare il gruppo-Milan? Poche. Ecco che allora ci si riattacca al nome non di un nuovo avventuriero cinese, bensì di Renzo Rosso, anche solo per mettere in piedi una partnership di minoranza. Tifoso rossonero e sponsor del club, il patron di Diesel è l'11esimo uomo più ricco d'Italia con 3,2 miliardi di dollari, considerazione che – come sempre – significa tutto e niente: molti hanno quattrini, pochi hanno voglia di spenderli.
E torniamo a monte: c’è in ballo una qualche truffa milionaria? Un tentativo di fregare i tifosi del Diavolo? No, almeno per chi scrive non c’è. Ma tutto questo non è sufficiente per dire “se non chiuderemo con i cinesi allora pazienza, saremo stati sfortunati”: se pretendi un miliardo da un prodotto che vale poco più della metà (debiti compresi), allora aspettati non gli imprenditori, ma gli speculatori, con aumento esponenziale del cosiddetto “rischio” e tutto quel che ne consegue.

GLI ARRABBIATI
Spalletti e Sarri. È inutile sottolinearlo, ma la rincorsa fa male a chi la fa piuttosto che alla lepre bianconera. Questa volta l'allenatore del Napoli s'è incazzato per l'orario, ma non ha detto "noi giochiamo a mezzogiorno e gli altri no!", ha solo chiarito una posizione "comune" tra i tecnici: "Giocare a mezzogiorno fa abbastanza schifo" (abbastanza l'abbiamo aggiunto noi). Legittimo, soprattutto insignificante di fronte al vero problema del club, che poi è il rinnovo delle stelle Insigne e Mertens.
I due alzano la voce e chiedono lumi alla società (lumi = aumento), il presidente passa per "cattivo" ma alla fine li accontenterà. Sbaglia i tempi? Forse, ma bene o male la storia dice che l'"uomo" sarà anche burbero e decisamente sopra le righe, ma quando si tratta di "gestire il mercato" ha davvero pochi rivali.

Capitolo Spalletti. In attesa della famosa chiacchierata con Pallotta, l'allenatore della Roma ha deciso di litigare con tutti o quasi.
Il teatrino, va detto, è abbastanza stucchevole: “Rinnovo se vinco”, “prima i risultati poi il contratto”, “firmo se c'è Totti”. La strategia, dopo Lione, sembra essersi rivoltata contro l'allenatore toscano, che - le
voci si moltiplicano - starebbe temporeggiando nella speranza di prendere il posto di un corregionale, Massimiliano Allegri. Sarà... Chi scrive resta dell'idea che alla fine l'attuale tecnico bianconero non si muoverà da Torino. Perché è facile sognare di poter fare meglio, ma è ancor più semplice rovinare un meccanismo perfetto costruito sei anni fa.
Di sicuro Spalletti sarebbe una scelta complicata per l'ambiente Juve. Non solo da far digerire ai tifosi – lo stesso avvenne con Allegri, che ha convinto alcuni ma non conquisterà mai altri – ma soprattutto a uno spogliatoio dove i senatori svolgono un ruolo decisivo. E il toscano non sempre ha dimostrato di avere la serenità necessaria per gestire certe figure altamente ingombranti.

Fine. Oggi tronchiamo qui, vi lascio raccontandovi la recente esperienza vissuta alla banchina della Stazione Centrale di Milano qualche giorno fa. Sono momenti che ti segnano.
(Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).

Allora, signori, bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare.
Qualche mese fa il sottoscritto scassava il cazzo a quelli del Duty Free di Linate per una storia di Tobleroni a 11 euro e acque gassate vendute al prezzo dell'Amarone.

Ma ora sono qui, sulla banchina della Stazione Centrale a Milano e io, signori, rimango sbalordito.

Macchinetta automatica di quelle messe nel punto strategico (hai fame o sete? O compri qui o t'attacchi al mazzo che il treno parte).

Ebbene: acqua liscia e gassata a 1 euro.
Mordicchio per cui vado ghiotto a 1.20 euro.
Tavoletta di Oreo Milka, oggettivamente buona, a 1.80 euro.
Salamini classici con grissini incorporati a 1.50.
Magnum di Coca e Coca Zero bella fresca a 2 euro.

Signori, siamo di fronte alla "quasi onestà" e io sono "quasi commosso".

Ora, sapete cosa ho acquistato di fronte a cotanto bendiddio e a crescente "fame animalesca"? I Tuc a 1.20 euro! Quasi come nei paesi civili!

Ho messo le monete, il meccanismo si è innescato e poi...
"E poi te li sei pappati due alla volta come si fa con le ciliegie mature" direte voi.
No, si sono incastrati nell'ingranaggio.

Ho guardato il capotreno.
Mi ha guardato.
L'ho riguardato.
Mi ha riguardato.
L'ho ri-ri-guardato.
Si è avvicinato, quasi mosso a pietà. E poi, a meno di un metro e con il Freccia Rossa in partenza, mi fa: "Conte o Pioli?".

Dio delleeeee cittaaaaaaaaaaààà e dell'immensitààààààà


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