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Editoriale

Un Napoli così vale il miliardo di euro... Rino, adesso arriva il bello. Inter, gioia e fatica. La favola Chievo mostra le prime crepe

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
12.02.2018 07:39 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 42767 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Siamo sempre esterofili. Amiamo la Germania per la birra e per gli stadi. Amiamo l'Inghilterra per il pubblico e per i soldi della Premier. Forse amiamo anche la Francia che ha un campionato mediocre, ma il PSG e la Torre Eiffel. Ora, però, una cosa la possiamo dire: in Italia abbiamo il Napoli e la pizza c'à pummarola n'gopp. La squadra di Sarri, nel secondo tempo di sabato sera, ha fatto passare in secondo piano anche il Festival di Sanremo, la bellezza di Michelle, la bravura di Favino e la cera di Baglioni. Volete mettere quello che abbiamo visto, al San Paolo, dal 45' al 90'? Roba da videogiochi. Questi puffi, vestiti di azzurro e bassi di statura, hanno fatto giocate spettacolari, 3 gol in pochi minuti e giro palla da playstation, facendo passare la Lazio (ex terza forza del campionato) per un Benevento qualunque. Il secondo tempo del Napoli dovrà essere esaminato a Coverciano. Sarri dovrà passare dalla panchina alla cattedra e dovrà spiegarci, ce lo deve, come riesce a far concretizzare così la sua idea di calcio. Non sappiamo se il Napoli vincerà o meno lo scudetto, ma possiamo dire che lo meriterebbe davvero? La Juventus è la corazzata. La Juventus è la più forte e la più cinica ma il Napoli è bello. Spettacolare. Una volta speravamo di vedere lo scudetto a Napoli solo per la baldoria e per i fuochi di artificio che si vedrebbero in cielo per anni. Vorremmo vedere sempre azzurro il cielo di Napoli. Anche alle 2 di notte. Per la Juventus vincere è come fare il compitino ma, lo sappiamo, lo scudetto del Napoli equivale ad una Champions per la Juventus. Quei casi rari che quando succedono la città si ferma. La scorsa settimana è arrivato il colpo a sorpresa: MediaPro prende la serie A dal 2018 al 2021. Rilancio a un miliardo cinquanta milioni e mille euro. Il miliardo lo vale il Napoli. Il resto della serie A vale cinquanta milioni, le ultime tre valgono i mille euro. Ovviamente scherziamo... ma non troppo. Grazie al Napoli, il campionato di serie A non è già finito. Grazie a Sarri la gente si diverte ancora allo stadio. Grazie alla Juventus ci divertiremo, speriamo, fino alla fine. Sono giorni cruciali per il futuro del calcio. La partita dei diritti tv sembra scontata ma, invece, è molto delicata. Un po' come Italia-Svezia. Sì, ma dai vuoi che alla fine non facciamo i mondiali? Sì, ma dai vuoi che Sky non prenda la serie A? Qui la partita è delicata. Il calcio italiano ha bisogno di Sky (a questo punto non più dei soldi ma del contenuto) e Sky ha bisogno della serie A. Una cosa è certa: per una volta i Presidenti di serie A hanno ottenuto ciò che volevano. Dimostrazione che quando si tratta di soldi sanno fare squadra. La facciano anche con le riforme e con la Federazione. MediaPro potrà aprire ad un mondo nuovo, come fatto in Francia e in Spagna. Sky dovrà rilanciare perché ha le sue ragioni quando offre meno del triennio precedente. Se le partite della nostra serie A sono pessime e se gli ascolti calano per Chievo-Crotone e Spal-Benevento è giusto che cali anche il prezzo. Se non ci fosse stata la genialata di Mister X, portando in Italia MediaPro, Sky avrebbe avuto il campionato alla cifra stabilita. Dovranno trovare un accordo. Serve a tutti. Anche perché cambiare il mondo in sei mesi diventa complicato anche per gli utenti.
Nel frattempo Mirabelli più che la sopressata si starà mangiando le mani. Se avesse iniziato con Gattuso, forse, oggi sarebbe più su. Con i se e con i ma siamo tutti professori certo, ma questa è la dimostrazione che Mirabelli non sbagliò campagna acquisti ma cannò la scelta dell'allenatore. Il primo da cambiare. Mettere Gattuso in corsa è stata una scelta folle. Perché, ormai, la stagione era e, forse è, compromessa per l'obiettivo principale. Rino stava facendo bene con la Primavera ed era un rischio mandare in frantumi il lavoro fatto con i ragazzi. Ma Gattuso sta seminando per il presente e per il futuro ed è giusto che Mirabelli prepari, oggi, il rinnovo per domani. Gattuso ha grandi qualità che molti ignoravano perché in campo lo vedevano solo come "il guerriero". Intelligenza atipica per un calciatore, si circonda di persone preparate (basta vedere il suo staff) ed è un grande motivatore oltre che ottimo tecnico. Sicuramente per restare al top nel Milan dovrà fare ancora i suoi errori e mangiare tanta minestra ma indubbiamente il sale c'è e, al contrario di Montella, prima di sedersi sulla panchina del Milan è passato a fare la spesa. Ora arriva il difficile. Confermarsi è sempre più difficile che affermarsi. Come salvare la stagione del Milan? Centrare l'Europa, andare avanti il più possibile in Europa League e fare la finale di Coppa Italia. Se poi dovesse arrivare un trofeo o la qualificazione, difficile quasi impossibile, alla Champions allora il primo anno della nuova gestione sarà stato un trionfo. C'è solo un problema: questo Milan che vince non aiuta Berlusconi in vista del 4 marzo. Rino, per favore pensaci tu. 2-3 sconfitte per rispetto di Silvio.
Torna a vincere l'Inter che, sicuramente, non entusiasma ma almeno porta a casa i 3 punti dopo 2 mesi. Con il Bologna la beffa era vicina ma questa volta i nerazzurri hanno raccolto quanto seminato. C'è ancora tanto da lavorare ma il terzo posto fa vivere la settimana in maniera diversa. Adesso che ripartono le coppe, Spalletti ha un vantaggio mica da ridere su Lazio, Roma... e Milan.
Sta crollando, invece, il Chievo Verona che si salverà solo per manifesta inferiorità di 3-4 squadre del campionato. La favola, però, rischia di finire. Le voci sulle plusvalenze in bilancio, una squadra troppo vecchia e la poca chiarezza sull'addio di Nember. Cosa successe un anno fa con il Direttore, addirittura, da premeditare un addio improvviso? Il Presidente non ha mai dato risposte. Capiamo il perché. Maran ha sbagliato tutto: sarebbe dovuto fuggire due anni fa da Verona. Adesso è troppo tardi. Le società modello non esistono. Facciamocene una ragione. Il Chievo è una favola... speriamo, almeno, nel lieto fine.


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