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Editoriale

Verdi-Napoli: in estate scopriremo la verità. Milan, fidarsi di Mendes è stato un errore. Cosa fai Monchi? La Roma sta rischiando grosso

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
21.01.2018 09:53 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 59443 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Ma cosa passa nella testa di alcune persone? Me lo sono chiesto in questi giorni vedendo le reazioni e alcuni messaggi rivolti a Simone Verdi - e persino alla sua compagna - per la scelta di restare al Bologna. Offese personali, addirittura qualche minaccia di morte. Ma perché?
Badate bene: non è un problema dei tifosi del Napoli e chi, come qualche giornale, si muove tra preconcetti e aspetta al varco episodi del genere solo per alimentare un anacronistico odio nord/sud e per il gusto di fomentare l'astio è ancora peggio. Molto peggio.
Però questo resta un problema, un enorme problema trasversale di una sempre più larga frangia di persone che hanno trovato nei social lo sfogatoio personale.
Non è un problema solo dei tifosi. I leoni da tastiera, gli sputatori di veleno gratis sempre e comunque ci sono in tutti i campi. Ma su TMW ci occupiamo di calcio e lo sport più nazional-popolare, che divide più dell'elezione del Presidente del Consiglio, rappresenta uno spaccato privilegiato.
Perché Verdi s'è dovuto beccare una lunga serie di insulti? Perché ha deciso di rifiutare il Napoli e continuare la sua avventura al Bologna: dove si trova bene, dove ha trovato l'amore e dove vuole restare almeno fino al termine della stagione. Mettendo da parte prospettive da Scudetto e un contratto molto, molto più importante.
Messa così la vicenda, le critiche sono incomprensibili. Ci lamentiamo ogni giorno della piega che ha preso il calcio moderno, dell'assenza delle bandiere e poi, alla prima occasione, critichiamo aspramente chi non segue la carriera e i soldi. Messa così, la coraggiosa scelta di Verdi deve solo esser presa da esempio. La questione, casomai, è capire se le motivazioni alla base di questa scelta sono solo queste. E la verità, al netto delle smentite che arrivano e arriveranno, la scopriremo solo in estate. Perché il calciomercato non è nato ieri e le scorrettezze, anche quelle che non ti aspetteresti mai, sono sempre dietro l'angolo: se Verdi ha rifiutato Napoli per amore del Bologna è un conto, se invece l'ha rifiutato perché mosso da altri club in lotta per i primi posti che, promettendogli per la prossima stagione un guadagno ancora più elevato, l'hanno indirizzato solo per evitare che il Napoli si rinforzasse a stagione in corso è un altro. E allora la vicenda assumerebbe una piega molto più triste.
Ancora qualche mese comunque e scopriremo la verità. Cosa farà Verdi in estate ci svelerà la verità anche su cosa ha fatto Verdi a gennaio. Ma a prescindere, di insulti e offese sui social anche basta. Possiamo ogni tanto ricordarci che parliamo pur sempre di uno sport?

Dopo 20 giornate il Milan ha segnato solo quattro gol in più della SPAL. Se c'è un errore commesso in estate dalla dirigenza rossonera che più degli altri sta risaltando in questa stagione è la costante difficoltà degli attaccanti nell'andata a segno. Eppure in estate, anche in questo reparto, di soldi ne sono stati spesi. Tanti e male.
Purtroppo per il Milan, l'errore è stato farsi persuadere da Jorge Mendes. Tra promesse di grandi collaborazione e qualche illusorio spiraglio di un Cristiano Ronaldo in rossonero, il 12 giugno il più potente procuratore al mondo ha rifilato al club di via Aldo Rossi per 38 milioni di euro il portoghese André Silva. Un acquisto troppo frettoloso perché ha successivamente privato la società della possibilità di mettere le mani su un attaccante come Aubameyang - a quel punto economicamente fuori portata - e a virare su Kalinic. Spalmare su due giocatori il budget che era destinato al colpo da 90 in attacco s'è rivelato un autogol clamoroso, col risultato che ad oggi il miglior marcatore rossonero è un giocatore della vecchia guardia: Suso. Un errore che più di altri sta condizionando la stagione rossonera e che rappresenta un promemoria per Mirabelli: più sono potenti, più i procuratori pensano solo ed esclusivamente ai fatti propri. A prescindere dalle esigenze dei club.

Capitolo finale dedicato alla Roma. Nella giornata di ieri ha parlato il ds Monchi provando a rassicurare i tifosi: "Non stiamo smobilitando, rinforzeremo la rosa". Dichiarazioni confortanti, ma i fatti stanno raccontando altro: in estate sono andati via Rüdiger, Salah e Paredes, adesso andrà via Emerson Palmieri e forse anche Dzeko. Se questa non è smobilitazione poco ci manca.
Difficile capire quale è il progetto alle spalle di tutte queste cessioni, chiara solo la necessità di rientrare di poco meno di 50 milioni di euro entro il 30 giugno per motivi di Financial Fair Play. La Roma in questi mesi ha venduto giocatori di tutti i tipi: giovani e calciatori d'esperienza, ma anche un grandissimo attaccante - come Mohamed Salah - che è ad oggi il miglior acquisto definito dalla Premier League la scorsa estate.
Una strategia rischiosa per una squadra che ha chiuso l'ultimo campionato al secondo posto e adesso, continuando a cedere, rischia anche il posto tra le prime quattro. Perché va bene cedere, ma solo se lo fai per far spazio a giocatori più validi o più congeniali al progetto. Non sostituendo Salah, Rüdiger e Paredes con Schick, Moreno e Gonalons.


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