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SONDAGGIO
Mercato stellare per il Milan: i rossoneri sono da Scudetto?
  Sì, a patto che arrivi un grande attaccante
  No, la Juventus resta sempre più forte
  No, ha davanti comunque sempre Roma e Napoli
  Sì, già così è da Scudetto

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Editoriale

Voci e difficoltà sulle panchine di Milano: lo strano errore di Mazzarri, quello pericoloso di Inzaghi. Caso grosso a Napoli: Benitez ADL e quelle parole non dette. Nel calcio delle carogne, applausi a un "ragazzo normale"

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
23.09.2014 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 41756 volte
© foto di Federico De Luca

E' stata una settimana da Coca Cola + aspirina: ai limiti dell'allucinante (forse perché a Milano regnavano i fricchettoni della moda dei quali scrivo in calce). Il calcio al solito c'entra appena, ha fatto da contorno, da filo quasi invisibile a tutta una serie di fatti e fatterelli che fanno attizzare quelli della mia specie che vivono sì di pallone, ma soprattutto si cibano come cani randagi della monnezza che gira attorno al carrozzone.

E allora in ordine sparso mi saltano in mente i tifosi del Cska strafatti di vodka del discount a 7.99 la bottiglia, l'accoltellato dell'Olimpico, il folle che prova ad aggredire Mihajlovic e infine s'accorge che con il tecnico della Samp vale alla grandissima il detto "non svegliare il Sinisa che dorme" (del resto è un po' come andare a casa Pappalardo e dirgli a muso duro: "Nella nota querelle tra te e Er Mutanda facevo il tifo per Er Mutanda perché tu sei antipatico e mi pari una signorina. Vediamo se hai il coraggio di controbattere Pappalarda"), Gattuso che in conferenza stampa prova a mescolare un tot di Malesani con uno zic di Trapattoni e a dirla tutta non lascia il segno come certi mostri sacri, la facciona colma di felicità di nonna Florenzi e la Grande Bellezza di Florenzi stesso.

Ecco, partiamo dal fondo, dalla corsa a perdifiato del giovine giallorosso: di sicuro in questo caso non possiamo parlare di "monnezza". In un mondo ideale il giallo comminato al bomberino verrebbe tramutato dal giudice sportivo in osanna. Si parlerebbe di esempio da seguire per tutti noialtri bifolchi che alla nonna al limite rubiamo la pensione con tecniche sopraffine ("Nonna, guarda di là" "Di là dove?" "Di là" "Dove nipote caro?" "Di là orca miseria, girati insomma che ti devo rubare la pensione!". Infine gliela rubi anche se non si gira "di là"). Il perdono non ci sarà, perché nel Paese delle leggi "uguali per tutti ma per qualcuno di più" non c'è spazio per il buonsenso. Pazienza. In fondo la risposta migliore l'ha data lo stesso Florenzi, ben felice di pagare la multa prevista; quattro spicci se paragonati alla gioia dell'anziana. Resta il domandone: cos'ha detto nonna Florenzi al pargolo durante l'abbraccio? A) "Metti il pullover che sei tutto sudato e prendi un accidente, disgraziato". B) "Mezza sega, questo lo facevo anch'io". C) "Alessà, còre de nonna, dì a Gervinho che gli sta cadendo la fascetta dalla capoccia. Diglielo Alessà, perché altrimenti Er Tendina rischia una figura demmerda colossale".

E' chiaro a tutti che certamente l'opzione C) non è andata a buon fine. Inutile infierire sul giocatore nettamente più in forma del campionato. Pare tra l'altro che in serata il ragazzo abbia ricevuto la telefonata solidale di un noto Ct: "Gervì, tamponare il disastro tricologico con una fascetta è come pisciare in mare a Ostia e sperare che con l'onda generata anneghi uno a Honolulu. Ora se lo ritieni opportuno ti do io un paio di dritte...".

E vabbè, poi si è giocato anche a calcio, per fortuna o purtroppo.

Delle prime della classe c'è poco da dire. Tutti noi ganassa asserivamo a bocce ferme allisciandoci ipotetici baffoni: "Juve e Roma sono le stra-favorite per la vittoria finale, ve lo diciamo noi che siamo espertoni". Un pronostico complicato, difficile, del quale possiamo bullarci dopo sole tre giornate: Juve e Roma sono effettivamente le favorite per la vittoria finale, pensa te. Tocca capire chi combatterà per la terza piazza. E qui son cazzi, perché su Juve e Roma eravamo tutti d'accordo, ma su l'ultimo posto del podio col piffero "l'espertone" corre il rischio di sputtanarsi. C'è il partito di quelli che dicono "Milan", oppure "Inter", oppure "Napoli", oppure "Fiorentina". Stop. E il fatto è che per un motivo o per l'altro nessuna di queste ultime convince appieno.

Partiamo dall'Inter. Per lunghi mesi i critici di Mazzarri (sottoscritto compreso) hanno sbrodolato qualunque nefandezza contro il tecnico toscano. Robe del genere "Mazzarri, 'tacci tua, vuoi mettere le due punte in campo?". Oppure: "Walter, ma vacca bestia, ti vuoi decidere a cambiare atteggiamento tattico di tanto in tanto? Vuoi provare tra l'altro questa benedetta difesa a quattro?". Ebbene, Walter infine ha dato ascolto a noialtri criticoni. A Palermo è sceso in campo con due punte più Kovacic e Guarin, poi a ripresa iniziata ha cambiato schieramento apparecchiando la difesa a quattro, infine ha messo in campo persino la terza punta (Palacio) e davvero più di così non poteva fare.

Impossibile prendersela con lui questa volta... ma ci proviamo lo stesso. Il fatto è che il tecnico ha lasciato a molti la sensazione di aver sbagliato i cambi e, soprattutto, di aver stravolto la squadra nel suo momento migliore. Era il caso di mescolare le carte quando il baricentro si era alzato e i padroni di casa sembravano alle corde? Forse no, ma è davvero troppo facile ragionare col senno di poi: prendersela con l'allenatore questa volta sa di vero e proprio accanimento. In ogni caso resta la sensazione di una squadra dal buon potenziale che però è ancora nella fase "lavori in corso".

Due appunti finali. 1) Si può attaccare Mazzarri all'infinito, ma è anche giusto dire che la sua squadra aveva ben rimediato alla topica di Vidic. Se sul primo gol annullato si può discutere, il secondo è parso ai più decisamente regolare. 2) Mercoledì sera a Milano sono previsti 15 gradi e cielo parzialmente nuvoloso. Comunicazione di servizio riferita al buon Walter, lui che nel post-gara ha fatto notare come l'escursione termica tra Kiev e Palermo può aver influito sul risultato finale. Ecco, mercoledì sera dovrebbe bastare un Polase.

Altra candidato al terzo posto è il Milan, reduce dal ko con la super-Juve. Dunque, siccome c'è un discreto gruppo di tifosi che il martedì mi scrive "Biasin fanculo fatti i fatti tuoi e non scrivere di Milan" oppure "Biasin muori maiale" oppure "Occhio che se ti vedo per strada ti tiro sotto infame" perché sostiene che io sia tendenzioso nei confronti dei rossoneri, dall'alto del mio coraggio tirerò dritto per la mia strada scrivendo siffatto giudizio scomodo: W il Milan.

Ora, stupidaggini a parte (si parla di calcio, suvvia, mica di cose importanti tipo "quanto vogliamo bene al giapponese di X factor"), mi sembra evidente che il vero sconfitto del match di sabato sera sia il buon Pippo Inzaghi, colpevole di inesperienza. Il problema non è aver fatto arrabbiare Silvio Berlusconi, semmai averlo deluso. Dice il tifoso: "Berlusconi prima di criticare il suo tecnico deve pensare a cosa ha fatto per migliorare questa rosa". Una considerazione legittima che però prescinde dall'atteggiamento avuto dalla squadra nei 90 minuti del match. In tutta onestà è parso che Inzaghi dopo un anno abbondante passato a sfidare Allegri sul terreno della dialettica e delle ambizioni, se la sia fatta sotto alla prova del campo, quasi come se avesse avuto timore del suo predecessore. Faccio mia la considerazione di un illuminato Pietro Senaldi, vice-direttore di Libero presente a San Siro: "Pippo ha avuto il torto di mettere in campo una squadra nella quale Inzaghi non avrebbe mai segnato".

Oggi il tecnico ha la possibilità di riscattarsi a Empoli o, in caso di mancato successo, di finire nel temibile club intitolato a "quelli che entravano nella stanza del Berlusca anche con la luce rossa e poi hanno fatto la fine di un Clarence Seedorf qualunque". Serve coraggio, insomma, anche a costo di fare una brutta figura.

Quindi il Napoli. La faccenda è sempre la stessa, ne parliamo con noiosa regolarità da almeno un mese senza ottenere lo straccio di una risposta: in società c'è qualcosa di non detto che fa male alla squadra e ai tifosi. Si possono perdere le partite, ci mancherebbe, ma non lasciando la sensazione (crescente) che "a monte" ci sia uno scollamento totale tra tecnico e proprietà. Non crediamo come sostengono molti che Benitez stia "cazzeggiando" con la formazione per arrivare al definitivo punto di rottura, né possiamo concepire che De Laurentiis improvvisamente se ne infischi del club che ha personalmente salvato dal tracollo. Il dato di fatto è che più passano i giorni più diventa difficile credere a chi continua a buttare acqua sul fuoco promuovendo la teoria del "Va tutto bene, è solo una fase così". Il Napoli contro l'Udinese ha giocato una specie di amichevole e invece no, era campionato. Qualcuno lo faccia presente a lor signori...

Per concludere un consiglio e la più classica delle "inutili divagazioni finali".

Il consiglio. Oggi date un'occhiata a Libero: un tizio che ben conosce la Juve vi racconta qualcosa di molto significativo che potrebbe accadere ai vertici della club campione d'Italia.

Infine l'inutile divagazione, già pubblicata sul mio Facebook dopo un inquietante "scontro" avvenuto martedì scorso con centinaia di "persone alla moda", decise ad assistere a una maledetta sfilata in pieno centro a Milano.

"Acquisto con preoccupante regolarità lo stesso modello di jeans/pantaloni da un decennio abbondante. Al massimo alterno i colori: blu chiaro, blu medio, blu scuro, grigio chiaro, grigio scuro. Stop. Me li faccio portare dagli amici/conoscenti che (beati loro) vanno e vengono da New York. Costano pochi dollari.

Per le scarpe mi rifornisco in un negozietto alla buona in via Plinio a Milano. Le fanno su misura e vengono via davvero a prezzi interessanti. In alternativa All Star, anche se indossate dopo i 30 anni fanno "vecchio di merda che non vuole invecchiare".

Dalla vita in su le solite 4 cazzate: camicie che avvolgano decentemente, maglioncini semplici per i quali vado matto marca "maglioncini per i quali vado matto", qualche giacca proprio per non fare la figura dello stronzo, abiti chiccosi per matrimoni/funerali (degli altri, si spera).

Tutto questo per dire che no, non sono un maestro di stile, ma lezioni da questi quattro pirla che invadono le strade come se il codice della strada fosse "sospeso", indossano pelli di giaguaro, urlano "Toppp!!!", "Diviiiino!!!", "Omaigoddd!!!", "Adooooro!!!" e ti guardano come se avessi addosso roba raccattata nei cassoni della Caritas no, proprio non ne prendo". (Twitter: @FBiasin)


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