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La Giovane Italia
Il volto nuovo

La scheda di Cesar, il nuovo brasiliano della Lazio

Un altro giocatore che con ogni probabilità si farà un nome nel nostro campionato: si chiama César, è l’attuale riserva di Roberto Carlos nella Seleção verde-oro di Felipe Scolari, e vestirà la casacca della Lazio durante la prossima st
17.07.2001 15:35 di Arturo Rafael Bandini   articolo letto 16479 volte

“Nel calcio senz’anima (lett.: futebol burocrático) del Brasile odierno, uno come César mancava eccome. La gente sugli spalti ama il giocatore che punta forte su se stesso, che in campo tenta il grande colpo balistico rischiando in prima persona di fare una brutta figura ed essere inghiottito dal vortice delle malelingue giornalistiche. Certamente il ragazzo sa difendere. Ma osa all’attacco come una vera e propria ala. Vi siete accorti di quanti gol segna questo terzino?”. Parola di un certo Tostão…
César Aparecido Rodrigues si è presentato ai suoi nuovi tifosi con molta semplicità, dicendosi (ovviamente) felicissimo di approdare al calcio nostrano e in particolare alla Lazio. “Potrei ricordarvi Serginho e forse anche Junior (del Parma, n.d.r.). Mi piace moltissimo attaccare e di tanto in tanto anche segnare qualche rete. Ma posso garantire sulle mie qualità di difensore.” ha dichiarato, tanto per rompere il ghiaccio e chiarire eventuali equivoci. Con la partenza di Pavel Nedved ed il possibile ridisegnamento della formazione allenata da Zoff, potrebbe toccare proprio a lui il compito di spingere la palla sull’ala mancina del campo verso l’area avversaria.
Il suo passato (i mezzi di informazione lo hanno sottolineato da subito) è stato tutt’altro che tranquillo. All’età di soli 19 anni una brutta pensata ha rischiato di trasformare una stella nascente, come sin da allora era considerato, nell’ennesimo malandro inghiottito dalla delinquenza sudamericana. Era il 1994 e il nostro eroe militava tra le fila della Juventus di São Paulo. La squadra aveva appena conquistato la promozione nella serie A dello stato. Un’autentica impresa, un trionfo che aveva galvanizzato i tifosi e trasformato i giocatori in veri idoli per folle. Con estrema gratitudine il presidente del club neo-promosso aveva mantenuto la promessa fatta durante il campionato: 100.000 dollari in regalo ai giocatori, suddivisi sulla base delle presenze collezionate in quella memorabile stagione. Quando la somma fu materialmente portata presso la sede della Juventus, César era all’interno del centro sportivo ad allenarsi con i suoi compagni. L’incaricato della dirigenza che aveva con sé il denaro fu accolto nel parcheggio delle auto da due malfattori armati di revolver, ai quali fu costretto a consegnare il malloppo.
Tempo dopo la polizia riuscì a chiarire l’accaduto, grazie ad alcuni acquisti di automobili piuttosto sospetti, avvenuti a ridosso del furto: César -al fratello era intestata una delle vetture in questione- era implicato, eccome. Messo spalle al muro dall’evidenza dei fatti, dovette confessare agli inquirenti di aver dettagliatamente descritto ai due rapinatori i modi e i tempi della consegna del premio promozione alla squadra. Oggi ne parla con sussiego: “Sono stato uno sciocco. Ma ero un ragazzino. Avevo sempre vissuto in una situazione di indigenza. La fame e la povertà le conoscevo da sempre. E il miraggio di mettere le mani su tutti quei soldi senza troppe difficoltà mi abbagliò”. Fu condannato come complice della ruberia a cinque anni e quattro mesi di carcere.
Durante la reclusione ha conosciuto ‘molti buoni amici’, come lui stesso ha definito i suoi compagni in carcere: “Dentro sono stato malissimo e ho passato momenti difficilmente comprensibili per chi non ha mai visto il mondo attraverso le sbarre di una cella. E pensare che io ero un privilegiato. Ero cosciente di avere delle prospettive, di poter uscire ancora giovane, con delle carte in mano da giocare (alludendo al calcio, n.d.r.). Ma moltissimi miei compagni riavranno la libertà solo quando saranno vecchi, e ciò mi riempie di una tristezza infinita ogni volta che li penso. Lì dentro tutti mi hanno sempre rispettato e voluto bene. Darmi da fare nelle partitelle allegre e selvagge dell’ora di ricreazione: questo è bastato.”.
‘Dentro’ César ha imparato molto. Forse, la più grande lezione ricevuta riguarda davvero i rapporti con gli altri. Da ragazzino nato nella più povera periferia di São Paulo la vita gli aveva mostrato senza sconti il menefreghismo e l’opportunismo del prossimo. In carcere invece ha trovato affetto, considerazione, parole di conforto gratuite da chi stava peggio di lui. Incredibile. Così incredibile che poi la storia è cambiata diametralmente…
Nel 1998 ottiene la possibilità di scendere nuovamente in campo grazie all’intervento del São Caetano, club minore dello stato di São Paulo che lo aveva tesserato un anno prima dell’arresto. I dirigenti dell’azulão (cioè il grande azzurro, colore della casacca indossata) decidono di aggregare il giocatore ad una società satellite, la União Barbarense. Qui rimane per una stagione, poi il ritorno al team di appartenenza in cui César brucia le tappe diventando capitano della squadra che sta per dar vita ad uno dei suoi cicli più interessanti: protagonisti di questo periodo scintillante, che nel 2000 culminerà addirittura nelle finali della Copa João Havelange, sono l’attaccante Ademar, il centrocampista Claudecir e per l’appunto César, capitano della formazione. Molte testate sportive lo sponsorizzano per il podio di miglior giocatore dell’anno e cominciano a ventilare il suo nome per la nazionale maggiore. Ecco fatto, dalle stalle alle stelle.
Il 2001 è davvero l’anno della consacrazione. In gennaio il São Caetano disputa una partita di campionato contro la Matonense. All’ingresso delle squadre i tifosi avversari individuano il fluidificante a prima vista e gli indirizzano un coro di insulti: “César LADRÃOOOOO!!!” (‘ladrone!’ per chi non avesse capito). César in una intervista ha dichiarato che quando hai passato quello che è capitato a lui, un semplice stadio non potrà mai impressionarti. Infatti quel giorno disputa una partita impeccabile e segna il terzo gol del São Caetano, che chiuderà il conto con un eloquente 4 a 1. All’uscita dagli spogliatoi, colui che era entrato in campo sotto una pioggia di ingiurie, perde due ore buone per l’assedio dei tifosi alla ricerca di un suo autografo.
Il neo terzino della Lazio ha sempre creduto profondamente nelle proprie capacità. Prova evidente ne è stata la reazione alla chiamata dell’allora c.t. della nazionale maggiore Emerson Leão. Era il marzo del 2001, César si trovava sul pulman che stava portando il São Caetano a Quito per l’impegno di una coppa internazionale. Il presidente Nairo Ferreira de Souza era sullo stesso mezzo, accompagnava in trasferta i suoi ragazzi e parlava al portatile di chissà che affare. Nessuno naturalmente gli stava prestando attenzione, ma quando ha interrotto la conversazione e raggiante si è rivolto a César urlando “Sei stato convocato! Sei nella nazionale Brasiliana!!!” tutti i passeggeri si sono avventati sul loro capitano per festeggiarlo a dovere. Sommerso dall’affetto dei compagni, il mancino (che sognava da tempo questa convocazione) non ha potuto fare a meno di scoppiare in una grossa risata: “Lo sapevo che Leão non era un asino!!!”. Bellissimo.
Avrete capito che di occasioni per cedere ne ha avute parecchie. Ma non ha mai mollato. E questo vuol dire avere carattere da vendere. L’impatto col nostro campionato ‘brucia’ moltissimi talenti, magari emeriti sconosciuti importati sull’onda degli entusiasmi edificati ad arte da qualche estroso procuratore. Ma ci pare di essere di fronte ad un altro tipo di giocatore. Un giocatore dotato di grande tecnica, velocità e fiuto del gol. Un giocatore che col sinistro sa fare tutto molto bene e che in fase difensiva, come lui stesso ha tenuto a precisare, sa farsi valere alla stregua di un marcatore puro. E che, come Pavel Nedved, tiene in gran conto l’amore dei tifosi.
La Lazio se lo è aggiudicato per circa 5 milioni di dollari. Altri 5 andranno al giocatore, uno per ogni anno di contratto, con la possibilità di un ritocco se le cose andranno bene. A portare a termine la trattativa è stato Sergio Cragnotti in persona: durante uno dei suoi numerosi viaggi in Brasile, ha incontrato César portandogli in regalo la maglia laziale con il numero 3 già stampato.
La sua condanna svanirà totalmente solo nel 2003. Per venire da noi ha richiesto un permesso speciale al Ministero della Giustizia brasiliano: l’ultima burocratica testimonianza di una vicenda che ormai è davvero lontana anni luce.

Data e luogo di nascita:
24/10/1974, São Paulo
Squadra: Lazio
Ruolo: Fluidificante sinistro
Altezza: 178cm.
Peso: 64 kg.


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