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Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare

14.09.2019 00:00 di Maurizio Pizzoferrato    per fcinternews.it   articolo letto 497 volte

Inizia oggi la vera stagione dell'Inter targata Antonio Conte. Non perché si sia scherzato finora, ottenendo sei punti nelle prime due giornate, segnando sei gol, incassandone solo uno, ma perché è notorio come i primi due turni di campionato prima della fatidica sosta dedicata alle Nazionali, siano ancora contaminati dal cosiddetto calcio d'agosto che spesso illude o scoraggia prematuramente. Da questa sera per la Beneamata inizia un vero e proprio tour de force che la vedrà disputare, tra campionato e Champions League, ben sette gare in 23 giorni. Tra gli impegni, spiccano derby e derby d'Italia per ovvie ragioni tifoidee e la trasferta di Champions al Camp Nou di Barcellona, dove l'Inter ha perso quasi sempre, tranne quando veramente non doveva, per continuare il sogno che a Madrid divenne realtà.

Antonio Conte, sempre più a suo agio in una piazza un tempo “nemica”, ma che ora lo sta accogliendo con un calore che non conosce forzature e finzioni, ma solo presa visione della bravura del professionista, è ora chiamato a confermare la sua fama di condottiero quando “il gioco si fa duro” e i duri devono comiciare a giocare. A partire dalla sfida odierna con i friulani, il tecnico nerazzurro dovrà azzeccare o sbagliare il meno possibile la scelta degli interpreti per cercare di ottenere il massimo in tutte le gare da disputare fino al 6 ottobre, giorno di Inter-Juventus. Finalmente la rosa è al completo, non ci sono infortuni a determinare eventuali assenze, ma solo una differente condizione fisica tra chi ha giocato finora e chi ancora deve esordire, come ad esempio Lazaro e Alexis Sanchez. Sarà interessante capire se il Barella prepotente ammirato nel secondo tempo di Finlandia-Italia potrà giocare accanto a Sensi dal primo minuto anche in nerazzurro. Sarà altrettanto intessante capire se, accanto all'inamovibile Lukaku, possa giocare ancora Lautaro Martinez, reduce dalla pesantissima tripletta realizzata al Messico o se proprio Sanchez avrà la sua chanche dal primo minuto. Anche se poi la potrebbe spuntare Matteo Politano che, se si convincerà di poter giocare con gioia anche da seconda punta, in questa stagione sarà un preziosissimo dodicesimo titolare. Insomma, l'obiettivo, come matematica insegna, sarà non cambiare il risultato mutando l'ordine degli addendi.

L'Inter dovrà essere un corpo unico, con un monopensiero, anche se di volta in volta con gambe e piedi differenti. Su questo punto Conte è stato chiaro e netto anche ieri nella conferenza stampa di vigilia. C'è grande entusiasmo intorno alla squadra, anche questa sera, a soli tre giorni dall'esordio stagionale in Champions League contro la Slavia Praga, sessantamila innamorati dei colori nerazzurri si recheranno al “Meazza” per assistere a Inter-Udinese. Conte benedice l'euforia, ma continua nello stesso tempo a martellare affinché non vi siano cali di concentrazione ed ha avvertito sui pericoli che potrà presentare una squadra di buona gamba e quindi pericolosa nelle ripartenze come l'Udinese del suo vecchio amico Igor Tudor. Il tecnico dice anche una bugia e chi lo conosce può confermarlo, quando sostiene che l'Inter potrà anche non vincere, ma dovrà lavorare per assumere una connotazione ben precisa in cui i tifosi si possano identificare, a prescindere dal risultato finale di una partita. Obiettivo senz'altro nobile e auspicabile, ma sappiamo come la sconfitta equivalga per Antonio Conte ad una vera e propria punizione fisica che lo accompagna sino alla vittoria successiva. Vincere è il suo credo, vincere con i suoi principi di gioco che “i calciatori”, come ama definirli, devono memorizzare alla perfezione.

Dopo i mugugni estivi durante la tournée cinese per un mercato che non decollava, ieri Conte ha ribadito che la rosa finale messa a disposizione dalla società lo soddisfa appieno, perché vede gente funzionale alle sue idee, a prescindere dal nome che troviamo scritto dietro la maglia. La squadra sembra dunque pronta mentalmente per affrontare nel miglior modo possibile i prossimi impegni, supportata da una società che continua a pensare in grande.

Nei giorni scorsi il presidente Steven Zhang è stato eletto nel board dell'Eca, l'associazione che rappresenta i club a livello europeo. Del resto siamo di fronte ad un club che ha coniato lo slogan: “Not for everyone”.

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