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Allenatori e società: così nasce il divario tra Inter e Milan

22.09.2019 11:38 di Michele Pavese    articolo letto 10118 volte
Fonte: Dall'inviato a Milano
Allenatori e società: così nasce il divario tra Inter e Milan
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Così vicine, così lontane. Compagne di sventura e spettatrici inermi del dominio incontrastato della Juventus negli ultimi otto anni, le due cugine hanno scelto di ripartire affidandosi a due tecnici completamente opposti per stile e modo di intendere il calcio. E la distanza, già visibile nelle ultime tre stagioni (il Milan non vince un derby in Serie A dal gennaio 2016) nonostante entrambe abbiano raccolto magrissime figure, si è notevolmente dilatata in questo primo scorcio di campionato. L'Inter di Conte vola in vetta alla classifica, a punteggio pieno dopo quattro giornate, mentre Marco Giampaolo non è riuscito a dare un'identità ai rossoneri, che hanno palesato ancora una volta enormi limiti, sotto tutti i punti di vista. Cambiare tutto per non cambiare nulla.

L'importanza della qualificazione alla Champions League - La sfida tra certezze e dubbi non poteva finire diversamente: i nerazzurri hanno vinto con merito, controllando la gara sin dalle prime battute e non rischiando nulla in fase difensiva. Il dato più significativo della partita è rappresentato dal numero delle parate effettuate dai due portieri: zero quelle di Handanovic, quattro quelle di Donnarumma. A questo, poi, si deve aggiungere un'altra considerazione: da una parte i nuovi acquisti sono già protagonisti, dall'altra giocano con il contagocce. Vero è che Conte ha a disposizione gente come Godin e Lukaku, calciatori già fatti, esperti e di caratura internazionale. Il mister salentino, però, non si è fatto scrupoli nel lanciare anche Stefano Sensi e Nicolò Barella, mentre il collega sull'altra sponda del Naviglio continua ad affidarsi ai senatori Biglia, Suso e Ricardo Rodriguez, invece di dare fiducia a Theo Hernandez, Bennacer e Rafael Leao. Anche Ante Rebic - uno che qualche match importante in carriera lo ha giocato - sta faticando a trovare spazio: un segnale preoccupante, che impone una riflessione anche sulle scelte di mercato operate da Paolo Maldini, Zvonimir Boban e Ricky Massara. Una società che ancora una volta si è trovata nelle condizioni di dover ricostruire daccapo e cambiare quasi tutto, a cominciare dall'allenatore; al contrario, l'Inter ha seminato bene negli ultimi due anni (grazie anche al lavoro di Spalletti e quell'attenzione ai conti che ha permesso al club di uscire dalle restrizioni imposte dalla UEFA) e oggi può raccogliere i primi frutti. Il divario è nella programmazione ed è destinato a salire qualora il Milan non riesca a centrare l'obiettivo del quarto posto.

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