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L'avvocato del diavolo

Caso Muller, sentenza folle: la signora giudice non ama il calcio. E meno male che questa volta non è la giustizia italiana...

Claudio Pasqualin (Udine, 30 maggio 1944) è un procuratore sportivo e avvocato italiano del Foro di Vicenza, esperto di diritto sportivo. È stato vicepresidente dell'AIC, presidente di AssoProcuratori ed è attualmente presidente di AvvocatiCalcio.
31.03.2015 16:52 di Claudio Pasqualin   articolo letto 38821 volte
Fonte: (Testo raccolto da Alessio Alaimo)
© foto di Federico De Luca

Heinz Muller, il calcio e un contratto a tempo determinato. In Germania, dove c'è una legge secondo la quale dopo ventiquattro mesi a termine si viene assunti per sempre, una signora di professione giudice, contravvenendo alle regole del buon senso e della logica, ha applicato alla lettera - nel calcio - la norma, pronunciando una sentenza che potrebbe definirsi folle. Probabilmente questo giudice odia il calcio. Come si può introdurre la figura del calciatore a tempo indeterminato? Siamo ai confini della surrealtà. Queste cose non vanno sottovalutate. Ricordate la sentenza Bosman? Sembrava fosse una sentenza bislacca proprio come lo è questa del portiere tesserato per il Mainz. Per smontare la sentenza non basta dire che la logica è un'altra.

Il principio fondante del calcio professionistico è nella temporaneità dei contratti. E il lavoro del calciatore è strettamento collegato alle sue prestazioni atletiche. Due cose che la signora giudice non ha valutato. La sentenza significa che una società non potrebbe blindare un calciatore, bisognerebbe fare contratti sotto i due anni. Sarebbe un'autodistruzione. E poi ai giovani chi farebbe contratti di due anni sapendo che si rischierebbe di metterli sotto contratto a vita? Con la sentenza Bosman i calciatori diventavano padroni del proprio destino, adesso dopo due anni si avrebbe diritto al contratto indeterminato. Siamo alla follia. Questa sentenza di uno stato sovrano potrebbe creare un precedente pericoloso. Soprattutto perché l'Unione Europea non riconosce la specificità del calcio. Il calcio non può dire con una legge qual è il suo principio fondante, questa sentenza potrebbe diventare una regola. La speranza è che l'appello ripristini la giustizia. E meno male che questa volta a far parlare di sè non è la discussa giustizia italiana, ma quella tedesca...


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