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La Giovane Italia
L'intervista

Incontro con Gianni De Biasi, il nuovo mister del Brescia

Dopo la meritata salvezza con il Modena, il tecnico rivelazione di questa stagione si prepara ora ad allenare le "rondinelle" di Roby Baggio. In esclusiva per TMW, insieme con lui abbiamo parlato di ricordi e progetti. E un sogno: la Nazionale!
09.06.2003 15:53 di Germano D'Ambrosio   articolo letto 4564 volte

Ha appena firmato un contratto di tre anni con il Brescia, e dopo la bella salvezza ottenuta con il Modena, all'esordio in Serie A, si appresta a scrivere un'altra pagina importante della sua carriera da allenatore. Gianni De Biasi, 47 anni, è in questo momento considerato tra i migliori tecnici del nostro campionato, ed ha ancora tanta strada davanti a sé. Noi di Tutto Mercato Web lo abbiamo incontrato, in esclusiva, proprio a poche ore dalla presentazione ufficiale con il Brescia e lui, con estrema disponibilità, si è concesso ai nostri microfoni.

D: Oggi Gianni De Biasi è considerato uno degli allenatori più in voga del momento, nonostante la sua giovane età. Quali sono le sue sensazioni?
R: Beh, spero di non essere la classica meteora. Mi auguro di poter essere stimato in questo modo anche in futuro: di sicuro proverò a fare qualcosa di importante. Poi, in queste valutazioni, dipende sempre da che metro di giudizio si parte.

D: Lei quest'anno ha esordito in Serie A. Quali sono, da allenatore, le differenze che ha ravvisato rispetto ai campionati minori?
R: Sicuramente c'è maggiore qualità nelle squadre che si affrontano ogni Domenica.

D: Chiude quest'anno un'avventura con il Modena lunga e ricca di soddisfazioni: quattro anni, due salvezze e due promozioni importanti. Cosa porterà con sé di questa esperienza, e perché ha deciso di lasciare?
R: Porterò con me tanti insegnamenti. Questa esperienza mi ha fatto capire che nel calcio non è tutto così scontato, come spesso erroneamente si tende a pensare. Ci sono troppi luoghi comuni intorno a questo sport. Lascio perché è una fase normale nell'evoluzione di un rapporto, che come tutti i rapporti nasce, si sviluppa, e poi si arriva ad un punto in cui si comprende che è il momento di mettere la parola fine. Avevo bisogno di mettermi in discussione da qualche altra parte, dopo tanti anni di vita in comune.

D: Si apre ora un altro capitolo della sua storia: l'avventura a Brescia. Con quale spirito si appresta a sedere sulla panchina dei lombardi, che è stata appena lasciata libera da un allenatore di grandissima esperienza come Carlo Mazzone?
R: Sicuramente c'è entusiasmo, come tutte le volte in cui mi trovo di fronte ad una nuova opportunità, a stimoli nuovi. E' chiaro che prima di fare proclami aspetto di vedere su quale gruppo posso contare. Per quanto riguarda il mio predecessore, posso dire che è stato sicuramente un grande professionista e una grande persona, ma non temo il confronto.

D: Con il Modena, quest'anno, ha puntato su un gruppo di giocatori che in pochi conoscevano, ma che in alcuni casi sono stati delle vere e proprie rivelazioni. Crede di intraprendere questa politica anche a Brescia?
R: Non so se questa linea calcistica sarà attuabile anche questa volta. Secondo me ci sono due modi di fare calcio: o con i soldi o con le idee. Non è detto che poi, alla fine, chi spende meno otterrà meno risultati. E' chiaro che la prima alternativa è più facile e più interessante rispetto alla seconda.

D: Cosa significa per lei trovarsi nelle condizioni di allenare, da quest'anno, un campione come Roberto Baggio? Secondo lei, merita la Nazionale?
R: Baggio è sicuramente un grande giocatore, un professionista. Andrebbe convocato in Nazionale senza dubbio, ha dimostrato di avere grande carisma anche in questa stagione. Ha segnato dodici gol di cui cinque su rigore e sette su azione: sono dati che non si addicono certo ad un giocatore in declino! Per quanto mi riguarda, è il primo grande campione e grande personaggio che alleno, spero di poter avere con lui un rapporto di collaborazione molto sereno.

D: Qual è l'allenatore che stima di più dal punto di vista calcistico, e che segue come modello di gioco?
R: Quando ho iniziato ad allenare, nel 1990, il punto di riferimento era sicuramente Arrigo Sacchi. Oggi non seguo più fedelmente quel tipo di 4-4-2, ma senza dubbio la mia filosofia di gioco si ispira sempre a quella del tecnico di Fusignano.

D: Qual è la panchina sulla quale le piacerebbe sedere, in futuro?
R: Non ho dubbi: quella della Nazionale!


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