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La scheda di Carlo Nesti

Nesti: "Caro-biglietti a Liverpool: cosa rischia chi tira la corda"

12.02.2016 11:58 di Carlo Nesti   articolo letto 9449 volte

Premessa: nessuno ha intenzione di salire sulla macchina del tempo, e riesumare il calcio dell'immediato dopoguerra, molto fertile nel creare suggestioni assolutamente irripetibili.

Allora, il giocatore italiano più famoso era Valentino Mazzola, guadagnava appena 5 volte più di un operaio, e usciva dallo stadio, accompagnato a casa dai tifosi.

Ma, esiste una realtà, che è rimasta la stessa, che è la base del business odierno, e che spesso viene trascurata dai dirigenti, vale a dire il rapporto fra tifosi e squadre.

A Liverpool, 10 mila sostenitori hanno lasciato le tribune dell'Anfield Road, protestando contro l'imminente aumento del prezzo dei biglietti, e il club ha soppresso l'aumento.

Il premier David Cameron, con lo stesso pungente candore di un bambino o di Woody Allen, ha detto: "Strano che chi continua a incassare da televisioni e sponsor, abbia bisogno di salassare i tifosi!".

Fermiamoci qui, perché, a questo punto, si scatenerebbe l'orgia delle ragioni e dei torti di tutti, e ricordiamo uno slogan della protesta: "La passione non può essere tassata".

Ora, le situazioni sono diversissime, perché in Inghilterra e Germania gli stadi sono pieni, e in Italia, con impianti semideserti, i prezzi incidono meno sul salario giornaliero.

Tuttavia, chi comanda il calcio stia molto attento, e non trascuri mai una verità basilare, e cioè che il tifo è un fatto sentimentale, e chi non ama più, prima o dopo, abbandona chi amava.

("EDITORIALE" PER RADIO SPORTIVA)


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