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Oscar Alberto Dertycia, il predecessore di Batistuta

Oscar Alberto Dertycia, il predecessore di Batistuta
venerdì 19 agosto 2005, 17:35Le meteore
di Germano D'Ambrosio

Per gli amanti dei soprannomi, si sappia che quello di Oscar Dertycia era ufficialmente "El Tiburon". Ma, guardando la sua fotografia, quello di "Mastro Lindo" (proposto dai tifosi del Cadice) ci sembra probabilmente il nickname più azzeccato, o quantomeno il più divertente. Dertycia e i suoi tifosi: un rapporto sempre molto stretto, dovunque e comunque. Tanto che anche a Firenze, dove il flop fu davvero clamoroso, quasi tutto lo ricordano più con sarcasmo che con rabbia.

Oscar Alberto Dertycia nasce a Cordoba il 3 Marzo 1965, e si avvicina al calcio giocando nelle giovanili dell'Instituto, una delle squadre della sua città. L'esordio in prima squadra avviene nella stagione 1982/83: il diciassettenne Dertycia, lanciato coraggiosamente nel massimo campionato, realizza 7 gol in 18 partite. Nel 1985, dopo altre due stagioni ricche di reti e di ottime prestazioni, viene acquistato dall'Argentinos Juniors, squadra nella quale inizialmente non riesce a trovare moltissimo spazio. Dertycia, tuttavia, fa appena in tempo ad entrare nella storia del club, che proprio nell'85 si aggiudica per la prima e unica volta la Copa Libertadores, battendo l'America Cali nello spareggio disputato ad Asuncion, in Paraguay. L'attaccante, l'8 Dicembre dello stesso anno, partecipa anche alla trasferta di Tokyo in vista del match di Coppa Intercontinentale contro la Juventus, ma senza scendere in campo. La partita, com'è noto, termina con la vittoria dei bianconeri ai rigori. Nel corso della stagione successiva Dertycia riesce a imporsi molto più spesso come titolare, e nel 1987 arriva anche la prima convocazione in Nazionale da parte di mister Bilardo: in squadra con lui Pasculli, Caniggia e Maradona. Il 1988 è l'anno della definitiva esplosione: Dertycia, sempre con la maglia dell'Argentinos Juniors, vince il titolo di capocannoniere del campionato argentino, realizzando ben 20 gol (primato in comproprietà con Nestor Gorosito, del San Lorenzo). Sancisce anche un record: mette a segno 9 gol nelle prime tre giornate di campionato (quaterna al Rosario Central, quaterna all'Estudiantes e una rete all'Independiente). La sua fama comincia ormai a diffondersi anche fuori dal continente, e nell'estate del 1989 il suo talento viene notato da alcuni osservatori del Genoa e della Fiorentina. "In campo è una belva. Ha il naso da pugile, le guance scavate, i riccioli tempestosi. Le sue baruffe fanno cronaca, se non proprio testo" scrive la Gazzetta dello Sport. "Alto 1.83 per 84 chili, è un goleador brutale, quasi selvaggio..." sottolinea "El Grafico", prestigioso rotocalco sportivo argentino. Gol facile, fisico possente, tempra tutta sudamericana e una fluente chioma bionda: è Dertyicia, ma sembra la descrizione di Gabriel Omar Batistuta, il quale però sta ancora facendosi le ossa nel River Plate e a Firenze arriverà solo nel 1991. Nel frattempo, il Conte Pontello decide di regalare alla Fiorentina quello che tutti individuano come uno dei migliori bomber argentini sul mercato, rinunciando anche all'interista Ramon Diaz, particolarmente gradito al tecnico Giorgi. L'investimento costa 2 miliardi e 200 milioni di lire: il giocatore firma un contratto triennale da 300 milioni l'anno.

In maglia viola, la "spalla" di Dertycia è un certo signor Roberto Baggio, ancora molto giovane ma già leader dei suoi. L'inadeguatezza dell'argentino si rende subito palese agli occhi dei tifosi. La Fiorentina riesce ad arrivare in finale di Coppa Uefa, ma come cinque anni prima a Tokyio è ancora una volta la Juventus a frapporsi tra Dertycia e la vittoria finale. Anche qui, l'argentino non viene utilizzato (causa infortunio, di cui parleremo in seguito) e i bianconeri si portano a casa il trofeo. In campionato la situazione è decisamente peggiore: Dertycia parte benino e il 19 Novembre, alla dodicesima giornata, sembra proprio che sia "nata una stella". Si gioca al Franchi contro l'Ascoli, e l'argentino riesce finalmente a mettere a segno una bella doppietta, ponendo la sua firma sul 5-1 finale. Ma circa due mesi dopo il destino si accanisce contro di lui: è il 24 Gennaio e i viola affrontano in Napoli in Coppa Italia, sul neutro di Perugia. Dopo nove minuti, Dertycia si scontra con Maradona, prende una botta al ginocchio e viene sostituito. Soltanto nell'allenamento del mattino dopo, il giocatore e lo staff medico si rendono conto che si tratta di una distorsione al ginocchio destro con lesione del legamento crociato anteriore. In poche parole: stagione finita.
Per lui si parla addirittura di un possibile addio al calcio giocato: intanto viene colpito da una grave forma di alopecia nervosa, e nel giro di qualche mese della sua folta capigliatura non rimane più nulla. Depresso e pelato, Dertycia rescinde il contratto con la Fiorentina per permettere alla società di ingaggiare l'altra meteora Lacatus. "Ho accettato questa soluzione senza pensarci un attimo" ricorderà in seguito Dertycia, "non potevo lasciare nei guai la società che mi aveva acquistato: volevano Lacatus e io ero di troppo". In attesa di trovare una sistemazione, l'argentino si opera e torna in campo con la maglia viola, anche se solo per un'amichevole, il 1 Novembre 1990 contro la Sestese, accolto dagli applausi incoraggianti dei supporters toscani. Dertycia si allena, è pronto a ricominciare, anche se altrove: per gli ultrà del club gigliato più che un peso è ormai una mascotte. "Mi sono stati vicino - ricorda 'Oscarone' - e ancora oggi mi invitano alle feste, quando avevo il ginocchio bloccato erano sempre a casa mia. Per la partita con il Parma mi avevano chiesto di andare in curva, insieme a loro, a tifare viola. Ho risposto di no perché, se la partita si fosse messa male, come poi è successo, qualcuno avrebbe cominciato a intonare il coro per me, 'Dertycia, Dertycia' e i miei compagni, in campo, ne avrebbero sofferto. D'altronde è anche colpa mia. Dovevo segnare qualche rete in più. Per questo vorrei restare in Italia, per dimostrare il mio vero valore". Le ultime parole famose: passano due settimane e Dertycia lascia definitivamente il calcio italiano, con un bottino veramente magro, ovvero 19 partite giocate (6 in Uefa, 3 in Coppa Italia e 10 in campionato) e soltanto 5 reti segnate. Anche in maglia viola, però, Dertycia si rende protagonista di un momento storico per il proprio club: dai suoi piedi, infatti, nasce la prima vittoria della Fiorentina ai calci di rigore nella storia della società gigliata. Accade il 30 Agosto 1989 nel secondo turno di Coppa Italia, e precisamente nella partita contro il Como, neo-retrocesso in C1. Al 90' il risultato e di 1-1 e, dopo i supplementari, si va ai tiri dal dischetto: dopo cinque rigori tirati e altrettante cinque reti, il comasco Annoni sbaglia mentre Dertycia realizza, consentendo ai suoi di passare il turno. Magra soddisfazione, direte voi. Sì, ma pur sempre una delle poche.

La stagione 1990/91 è quella del riscatto per Oscar Dertycia, che inizia la sua avventura nel calcio spagnolo con la maglia del Cadice. Pur non godendo della piena fiducia del suo allenatore, l'argentino si guadagna 21 partite da titolare e segna 6 gol: intanto diventa l'idolo dei tifosi, i quali prontamente lo ribattezzano "Mister Proper" (sarebbe il nostro "Mastro Lindo"... un po' cinico, non trovate?). L'anno dopo Dertycia è a Tenerife, dove resta fino al 1994: qui trova il connazionale Diego Latorre, attaccante anche lui, che aveva appena lasciato la Fiorentina tra i fischi dei tifosi viola. Il primo anno, agli ordini di mister Jorge Solari (lo zio del neo-acquisto dell'Inter) segna 7 reti in 31 partite; successivamente, con l'avvento in panchina di Jorge Valdano, trova inizialmente meno spazio, ma poi sospinto dall'entusiasmo dei tifosi (sempre al suo fianco) riesce a collezionare 31 presenze e 11 gol. Bella, e soprattutto importantissima, l'ultima rete: il (modesto) Tenerife affronta in casa in Real Madrid, al quale basta un pareggio per vincere il campionato. Ma grazie ad un gol di Dertycia gli isolani riesco clamorosamente a battere le "merengues", regalando inaspettatamente lo scudetto al Barcellona. Un'impresa che frutta a Valdano l'ottenimento della panchina del Real Madrid, un mese e mezzo dopo. Per Dertycia invece nessuna chiamata "dall'alto", ma solo l'incommensurabile affetto dei propri tifosi, che gli intitolano addirittura un gruppo ultrà, il quale tuttora reca il nome "Peña Oscar Dertycia". Nella stagione 1994/95 il giocatore milita nell'Albacete (22 presenze e 6 gol), dopodichè decide di tornare in patria, accasandosi prima al Belgrano di Cordoba e poi presso i concittadini del Talleres, nella Serie B argentina. Qui Dertycia vince il titolo di capocannoniere del torneo anche se manca di pochissimo, insieme ai suoi compagni, la promozione nella massima serie (la finale viene persa ai rigori). Ormai sul viale del tramonto, Dertycia decide di chiudere la sua carriera all'Instituto di Cordoba, la squadra che lo ha lanciato, con la quale trova un accordo economico irrisorio (il club milita in Serie B ed è in condizioni finanziare disastrose). Ma a sorpresa, quando ormai tutti pensano ad un suo definitivo addio al calcio, nel 2000 viene chiamato dai cileni del Temuco, e l'anno successivo a 37 anni suonati diventa capitano del Coopsol di Trujillo, piccola squadra peruviana. Nel 2003 torna a Cordoba per giocare gli ultimi spiccioli di carriera nel General Paz Juniors, la quinta squadra della città, militante nel campionato di Serie C1. Dopo qualche mese viene esonerato l'allenatore Victor Ramos, e il presidente del club gli propone di fare da player-manager. Al termine della stagione, Dertycia appende una volta per tutte le scarpette al chiodo e si dedica soltanto al ruolo di tecnico. Ruolo che tuttora ricopre, sempre al General Paz Juniors. Pelato ma contento. Finalmente.

(Si ringraziano Leonardo Meninucci e Federico Lopez Campani)