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Le meteore

Sforza, salvato dal dimenticatoio grazie ad Aldo, Giovanni e Giacomo

30.04.2013 07.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 38691 volte
© foto di Pietro Mazzara

Se non fosse per Aldo, Giovanni e Giacomo il suo nome sarebbe finito nel dimenticatoio come tanti giocatori passati in Serie A. Il successo di "Tre uomini e una gamba" l'ha reso immortale. Scena: Giacomo viene costretto a passare la notte in ospedale, ma è sprovvisto di pigiama. Ci pensa Aldo a prestargli il suo:, che non è niente meno che una maglietta tarocca dell'Inter, e siccome quella di Ronaldo era finita, aveva ripiegato sul numero 21, ossia Ciriaco Sforza.

Le generazioni di oggi lo ricordano così, quelle future sapranno della sua esistenza finché la popolarità del film rimarrà. E dire che ai tempi Sforza era un fior di giocatore, e il suo acquisto, nell'estate nel 1996 era stato accolto con grande soddisfazione dal pubblico e ammirazione dagli addetti ai lavori. Il buon Ciriaco, che dal nome tradisce origini irpine, nasce in Svizzera e si mette in mostra nell'Aarau prima e nel Grasshoppers poi. È un fine centrocampista con buona visione di gioco e le sue qualità balzano agli occhi di osservatori e dirigenti di Serie A. Costerebbe davvero poco, ma nessuno ci crede fino in fondo. A differenza del Kaiserslautern che ringrazia il poco coraggio delle nostre e se lo porta a casa. Fa due stagioni straordinarie che gli valgono l'ingaggio da parte del Bayern. Nel frattempo gioca in mondiali Usa '94 e gli Europei in Inghilterra due anni dopo. La sua stella è in forte ascesa e a metà anni '90 è considerato uno dei più forti nel suo ruolo.

Massimo Moratti, diventato presidente a febbraio 1995, dopo una prima stagione interlocutoria, culminata con la qualificazione in coppa Uefa, decide di fare sul serio e costruire uno squadrone da scudetto: sistema l'attacco con Djorkaeff e Zamorano, la difesa con Angloma e Galante. A centrocampo arriva Winter e infine, ad agosto, arriva la ciliegina sulla torta: per 6 miliardi viene strappato al Bayern proprio Ciriaco Sforza. L'Inter è ormai una corazzata e la favorita d'obbligo per la vittoria finale e il campionato. Prima giornata, si va a Udine: passano 10 minuti e da un calcio d'angolo Sforza raccoglie il pallone e dopo averlo lasciato rimbalzare una volta scarica un sinistro che s'infila nel sette più lontano: è il fantastico gol che regala all'Inter la vittoria per 1-0. Tutti in quella sera si sfregano le mani, sempre più convinti della bontà dell'acquisto. Il secondo indizio tre giorni più tardi: si va nella piccola Guingamp per un incontro di Coppa Uefa, Sforza da oltre venti metri fa partire un bolide imparabile, stavolta di destro, che si infila ancora una volta nel sette.

Il resto della stagione non è però secondo le aspettative: l'Inter lotta nelle prime posizioni ma non trova nello svizzero il centrocampista in grado di dare ordine alla squadra. Due reti al Boavista in Coppa Uefa gli fanno riguadagnare punti, ma il credito inizia piano piano a svanire. Il giocatore patisce in mezzo la grande personalità di Paul Ince, col quale si pesta i piedi. La convivenza forzata con l'inglese e un approccio non dei migliori con la Serie A lo rendono sempre meno importante: troppo lento, d'altronde, per il nostro campionato. L'Inter, nonostante tutto, con lui in campo arriva terzo in campionato e alla finale di Coppa Uefa. Alla fine saranno 26 partite in Serie A, con l'unico gol all'esordio dopo 10 minuti come lampo da ricordare. Non ci sarà nessuna prova d'appello, in estate tornerà al Kaiserslautern e sarà il trascinatore di una squadra che riuscirà nell'impresa di vincere da neopromossa la Bundesliga. Tanto basta per fargli riacquistare credibilità e riportarlo ancora al Bayern, dove vincerà pure la Champions League, se pur non giocando la finale. Che ironia della sorte fu disputata a San Siro, nello stadio dove non è riuscito a lasciare un segno.


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