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La Giovane Italia
Le meteore

Zizi Roberts, l'amico di Weah

21.07.2008 00:01 di Germano D'Ambrosio   articolo letto 46211 volte
Zizi Roberts, l'amico di Weah

L'Italia è piena di "amici di", "parenti di", "compari di". Anche di "figli di", ma quello è un altro discorso. Il calcio non fa eccezione: prendiamo Zizì Roberts, il bomber liberiano "amico di Weah", parcheggiato dal Milan al Monza e poi al Ravenna, con infausti risultati. Fosse stato un pincopallino qualsiasi, avrebbe avuto di sicuro meno chances di approdare in rossonero, ma almeno sarebbe stato guardato con occhi scevri da pregiudizi e ironia. Che per uno che già è scarso di suo, non è mai una bella cosa.

Kolubah "Zizi" Roberts nasce a Monrovia, capitale della Liberia, il 13 giugno 1979, da una famiglia di agricoltori. Pare che il suo nome, tramandatogli dal nonno, in dialetto Kru significhi letteralmente "forte come il legno", ma non si hanno riscontri effettivi di questa che, a onor del vero, potrebbe essere tranquillamente un'invenzione giornalistica successiva. Perché Zizì, in effetti, è davvero robusto, e anche piuttosto alto: non a caso fin da ragazzino viene schierato come centravanti di sfondamento nello Junior Professionals, uno dei tanti club di Monrovia. Esordisce nel 1994, a soli 15 anni, contribuendo alla promozione dei suoi in serie A; nel 1996 è tra i protagonisti assoluti della vittoria del campionato, la prima nella storia del team. E' un momento magico per Zizì, che assapora anche la gioia della convocazione in Nazionale; debutta nel match contro il Gambia valido per le qualificazioni al Mondiale di Francia '98 (il 16 giugno 1996), e finisce 4-0 per i Lone Star, la vittoria più ampia che la rappresentativa biancorossa abbia mai riportato nella sua storia. Insomma, questo ragazzo sembra nato per porre la sua firma in calce alle pagine del destino. La fortuna gli dà una mano importante quando, nell'estate del 1995, il suo amico e concittadino illustre George Weah si trasferisce al Milan. Conquistata la fiducia di tifosi e dirigenti a suon di gol, e soprattutto acquistato l'intero club dello Junior Professionals, nell'estate del 1997 il centravanti rossonero si reca da Ariedo Braida con questo consiglio/ordine: acquistare Zizì Roberts. Detto fatto. Il ragazzo - che già aveva fallito un provino con il Castel di Sangro, e di cui la dirigenza del Milan conosce a malapena il nome - sbarca in Lombardia a fine luglio, dopo aver risolto alcuni problemi con il visto italiano. Il tecnico Fabio Capello, intuite le doti del ragazzo ma anche la sua inesperienza per affrontare un campionato come quello nostrano, decide di metterlo alla prova, giusto per sicurezza. Lo convoca subito per la tournée in Brasile dei rossoneri; gli concede tre minuti contro l'Atletico Mineiro e un quarto d'ora contro l'America, "rubando" spazio a Kluivert e Andreas Andersson. Come volevasi dimostrare, l'amico di Weah - diviene questo il suo soprannome, un po' provocatorio - viene bocciato dal tecnico friulano (che pure capeggia una folta schiera di meteore, quell'anno) e girato in prestito per un anno al Monza, la società satellite del Milan per eccellenza, appena risalita in serie B. E' con i brianzoli che si inagura ufficialmente l'esperienza italiana di Zizì.

Il Monza, guidato dall'esperto Gigi Radice, si presenta ai nastri di partenza della stagione 1997/98 intenzionato a puntare alla salvezza, anche striminzita se necessario. Sull'acquisto di Zizì Roberts, che viene sancito il 22 agosto 1997, qualcuno storce il naso: che ci fa un liberiano "raccomandato", seppure presunto campione, in una squadra che dovrebbe servire a valorizzare i giovani talenti italiani? Lo stesso giocatore non è che faccia i salti di gioia: "Sono sorpreso ma contento - spiega imbarazzato in conferenza stampa - di poter giocare nel Monza. Nessuno al Milan mi aveva infatti preventivato una tale soluzione. Però è chiaro che con giocatori del calibro di Kluivert e Weah gli spazi per il sottoscritto sarebbero stati praticamente inesistenti, dunque il passaggio al Monza mi apre nuove prospettive. Poi qui siamo a pochi chilometri da Milano e l'amico George mi ha garantito che, non appena la serie A effettuerà una sosta, farà di tutto per venire a vedermi e a incitarmi". In effetti, il bomber del Milan quando possibile non fa mancare la sua presenza sulle tribune del Brianteo. C'è, ad esempio, il 14 settembre, in occasione del primo gol ufficiale in Italia del diciottenne, contro il Venezia. Destino bizzarro: addormentatosi in camera ("ero salito a prendere la giacca" la sua versione), il ragazzo era stato dimenticato dal pullman che aveva portato il Monza dall'albergo del ritiro al campo. Raggiunti i compagni in auto, si accomoda in panchina e al 26' del secondo tempo entra, segnando poco dopo un bel gol di testa. "Non è la prima volta che accade di perderlo per strada - svela Radice -. Capita che il compagno che deve bussare alla sua porta o lo deve andare a prendere per gli allenamenti si dimentichi". In ogni caso, il gol sembra essere l'inizio di una stagione scintillante, ma non è così. Il liberiano, nelle partite successive, si dimostra ancora acerbo: "Ha scatto, un forte tiro e due piedi buoni, ma a volte in partita si perde - lo recensisce Bolchi, subentrato a Radice ai primi di ottobre -, si lascia andare a qualche ingenuità. Per questo gioca ancora a sprazzi". Fuori dal campo non va molto meglio: Zizì non sa una parola di italiano e ha problemi a comunicare con i compagni, nonostante la presenza del senegalese Joaquim Fernandez e del tecnico del settore giovanile Andrea Icardi, ex giocatore del Milan che avendo militato un anno in Australia se la cava con l'inglese. "Due volte la settimana lo prendo da parte e gli spiego i movimenti provati in allenamento - racconta Icardi -. Poi passiamo agli esercizi col pallone e senza. Zizi ha grandi qualità, quando sarà anche più smaliziato, diventerà un giocatore completo". Qualche gol comunque arriva: contro il Chievo, il 9 novembre, e poi contro la Salernitana il 5 gennaio, e sono quantomeno reti piuttosto pesanti, anche perché il liberiano quasi sempre entra nel finale e finisce per inventarsi qualcosa proprio in 'zona Cesarini'. Del resto Bolchi, dopo il gol messo a segno in trasferta contro l'Ancona (l'11 gennaio), spiega: "Zizì è come una macchina da corsa che deve essere ancora messa a punto, ecco perché lo faccio giocare soltanto per poco tempo e non per tutti i 90 minuti". Infatti debutta dal primo minuto l'8 febbraio contro il Verona, ma non è che cambi molto. A marzo, peraltro, Bolchi viene a sua volta sostituito da Pierluigi Frosio, e l'attaccante ne soffre non poco, tanto che riuscirà a mettere a segno soltanto un'altra rete, l'11 maggio contro il Padova. Alla fine il Monza si salva per il rotto della cuffia, più che altro grazie alle reti di Francioso e alle provvidenziali parate di Abbiati (lui sì, un giocatore da portare a Milanello!). L'infinita pazienza dei dirigenti del Milan, comunque, consente a Roberts di fare un altro giro sulla giostra della B, stavolta con la maglia del Ravenna. L'operazione - prestito gratuito per una stagione - frutta peraltro ai rossoneri un'opzione sul portiere Andrea Roccati. Per fortuna non verrà mai utilizzata.

Sergio Santarini, tecnico del Ravenna, dopo aver tenuto in panchina Roberts nelle prime partite, riceve un'illuminazione: perché non farlo giocare da terzino invece che da attaccante? Del resto è proprio in difesa che il giocatore ha accumulato quasi 30 presenze con la maglia della Nazionale liberiana; dunque vale la pena ripetere l'esperimento. In effetti i risultati si vedono: Zizì innanzitutto si ambienta meglio, e trova nel centrocampista Antonio Casalini, suo compagno di stanza in ritiro, un inaspettato traduttore inglese-italiano. Primo giocatore straniero nella storia del club romagnolo, Roberts - chiuso inizialmente come attaccante - trova subito un buon minutaggio quando viene "riscoperto" terzino. Memorabile, il 13 dicembre 1998, la gara contro il Napoli. Entra a dieci minuti dalla fine con i suoi in vantaggio per 3-2: al novantesimo salta Pesaresi sulla sinistra con uno scatto fulminante, e da trenta metri insacca con una bomba di sinistro. Capolavoro, un gol da Milan. Alla fine saranno 18 le presenze in campionato per il liberiano; a Monza erano state 27, è vero, ma molte di queste soltanto spezzoni di partita. Al Milan, comunque, non basta: la pazienza si esaurisce, ma non prima di aver provato l'ultima carta, la cessione in prestito al Bellinzona, nel campionato svizzero. Dodici partite, esattamente 931 minuti giocati (ah, la precisione elvetica!), ma pochi sprazzi di genialità. Roberts, che a 20 anni non può più permettersi di recitare il ruolo di "eterna promessa", deve cercarsi un'altra squadra. Nel gennaio del 2000, del resto, il suo mentore George Weah lascia il Milan per trasferirsi al Chelsea; i dirigenti rossoneri, finalmente, possono dunque vendere Zizì al primo che passa senza avere rotture di scatole. E ne approfittano subito, qualche giorno dopo la partenza del bomber: ad acquistarne il cartellino è lo Ionikos Nikaias, club del Pireo allenato dall'ucraino Oleg Blokhin. E' probabile che Weah abbia cercato di convincere anche il Chelsea ad acquistarlo, ma in Inghilterra certe cose le sentono a naso...

In Grecia, Roberts ritorna attaccante e con risultati più che discreti: otto gol in 15 partite all'esordio nel campionato ellenico, con un buon quinto posto finale. La stagione successiva il liberiano passa al Panionios, dove addirittura esplode: 13 gol in 30 gare, un'annata decisamente trionfale che gli vale, nell'estate del 2001, il trasferimento all'Olympiakos neo-campione dei Grecia. Il giocatore firma un biennale (con opzione per altri due anni) e il suo cartellino viene valutato circa un milione di dollari. Qui però la sua verve si spegne, anche perché lì davanti Lampros Choutos (sì, proprio lui) ha il posto assicurato, e dunque gli spazi per giocare sono davvero pochi. Quando viene chiamato in causa, tuttavia, Zizì c'è sempre (cinque gol in otto partite, quasi esclusivamente in Champions League), finché a novembre 2002, dopo aver vinto il campionato con il club ateniese, non decide di cambiare aria e di trasferirsi addirittura negli Stati Uniti. Firma infatti per i Colorado Rapids di Denver, che hanno bisogno di una punta di peso da affiancare a Carlos Valderrama e all'altro liberiano Musa Shannon. Negli States iniziano però i guai fisici: arrivato già claudicante nella MLS, Zizì si infortuna ripetutamente al ginocchio, tanto che nel 2004, alla scadenza del contratto (9 gol in 17 partite in due anni in Colorado), è costretto ad operarsi e a concedersi una lunga "pausa di riflessione" in attesa di ristabilirsi fisicamente. Il suo obiettivo è tornare in Nazionale, in vista delle qualificazioni ai Mondiali 2006, ma resterà un sogno destinato a non realizzarsi, nonostante la pressione delle istituzioni locali (che nel 2003 lo avevano eletto addirittura "calciatore liberiano dell'anno"). Alla fine del 2004 si accasa mestamente al Coalisland Athletic, prima divisione dell'Irlanda del Nord, club nel quale - a quanto è possibile desumere dalle pochissime e incomplete fonti a disposizione - milita ancora. Chissà se da Miami, dove vive attualmente, George Weah lo degna ancora di qualche telefonata.


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