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Allenatore, non pianista. Derby: da Gattuso a Giampaolo. Milan, valori e comunicazione

21.09.2019 00:00 di Mauro Suma    per milannews.it   articolo letto 737 volte
Allenatore, non pianista. Derby: da Gattuso a Giampaolo. Milan, valori e comunicazione

Ormai l'allenatore al Milan è diventato un pianista. Montella rideva, Gattuso piangeva, Giampaolo parla. E' tutti a sparar contro nei messaggi alle tv, tutti a menar giù botte sui social. E guai se non partecipi anche tu al baccanale dell'insulto, diventi un punching-ball a tua volta. E' il segno di una tifoseria incattivita, non stiamo dicendo a torto, non stiamo criticando, stiamo raccontando. De resto capiamo noi per primi che sono anni insistenti, reiterati. L'allenatore di turno appare agli occhi del tifoso stanco e sempre più volubile, come una scorciatoia, come un modo per uscire dal tunnel un po' prima di quel che ci vorrà. Ma appena si capisce che nemmeno l'allenatore di turno ha la bacchetta magica, ecco che parte la corsa a chi gli rutta contro più forte. Non è uno spettacolo edificante e nemmeno maturo. Non scriviamo evoluto, perchè altrimenti l'amico Jacobone avrebbe ragione a guardarci un filo di traverso. C'è da soffrire e da tenere duro ragazzi, il Milan ha accumulato tanti ritardi, ha perso tanti slot e per come è formattato il calcio oggi è dura salire di fascia. E' meglio che ce lo diciamo, senza titubanze e senza infingimenti. Ovvio ed evidente che Giampaolo non può e non deve diventare, in uno scenario del genere, il capro espiatorio del branco. Giampaolo viene criticato da tutte le parti, ma non c'è una critica che non sia in grado di gestire con la sua intelligenza. Giampaolo non fa smorfie, non ha scatti, non si irrita, non oppone isterie. Giampaolo ragiona, argomenta, spiega. Quando un allenatore non si arrocca e risponde sempre in maniera trasparente, non può essere massacrato ad ogni sospiro. Il tecnico può aver sbagliato qualche mossa, può essere in ritardo nel riempire il bicchiere con il succo del suo gioco, può aver dato la sensazione di essere timoroso in qualche sostituzione: non è la fine del mondo, non c'è nulla di compromesso e di compromettente. Chiaro che prima arriva al gioco meglio è, chiaro che lavora con una dirigenza che accetta anche il pareggio ma non il braccino tirato, chiaro che i tempi di Milano non sono quelli di altre piazze, ma per quello che sentiamo nelle conferenze il percorso è tracciato e sul percorso non ci sono tentennamenti o inversioni a U. E al tracciato l'allenatore continua a lavorare con coerenza, con intensità e con intelligenza.

Questo è il tema, visto che siamo alla vigilia del derby. L'anno scorso si è preteso da Gattuso, dopo il derby di ritorno, qualcosa che non era nelle corde di Gattuso. Risultato: 4 punti in 6 partite. Che Giampaolo allora vada di testa sua, dentro una azienda e quindi in costante dialogo e in costante condivisione con la dirigenza, ma con le sue corde e il suo passo. Pretendere o esigere qualcosa che non sia nelle sue caratteristiche, è peggio di un esonero. E dopo gli anni difficili che tutta la tifoseria sta vivendo dal 12 gennaio 2012 ad oggi, un altro fallimento a cuor leggero non può essere l'auspicio delle folle. Visto che dal derby di ritorno siamo al derby di andata, che Giampaolo lo affronti come si sente di affrontarlo. Poi il campo dirà, da questa sera in avanti. Con questo allenatore si può parlare di tutto e si può muovere qualsiasi obiezione: è pronto, preparato, reattivo. E' un allenatore che conosce anche le falle dei suoi momenti di lavoro. Se Conte dice che Giampaolo è ossessionato dal calcio come lui, non dice una cosa di poco conto. Dice una cosa che dovrebbe placare qualche sfogo e qualche eruzione da parte dei tifosi più oltranzisti nei suoi confronti.

Siamo orgogliosi di come il Milan, questa settimana, abbia lavorato e prodotto contenuti, abbia comunicato temi e valori recepiti in tutto il mondo. Con le proprie telecamere, con tanti ragazzi che lavorano nell'ombra, con tante idee e la giusta pianificazione: il Milan ha offerto per tutta la settimana sulle proprie piattaforme pensieri, parole, valori, annunci, comunicazione. La task force anti-razzismo, ma non solo. Le interviste, le notizie, le immagini. Il Milan di questa settimana è stata una forza comunicativa fuori dal comune e fuori dall'ordinario. Non pretendiamo su questo tema di avere la verità in tasca e ci esprimiamo nel massimo rispetto dell'orgoglio e degli spazi professionali di chi tiene ai contenuti delle proprie pagine, ma il Milan investe così tanto nel proprio settore Media che vedere ripagati tutti gli sforzi non può che essere l'obiettivo di una azienda, di un grande Club, di una proprietà. Se tutte le piattaforme del Milan scoppiano di Milan, di contenuti e di racconti, non si può non darne atto. Non è e non vuole essere un sistema furbo, ma un sistema intelligente. Sorretto da tanto lavoro e da tanti sforzi. Sacrosanto segnalarlo.


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