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il rispetto che manca

22.11.2019 00:00 di Luca Serafini    per milannews.it   articolo letto 1007 volte
il rispetto che manca

Vanno via da Milanello per giocare in Nazionale e si sciacquano la bocca. Senza pudore. "Quando cambierò squadra voglio valere il doppio", è la massima ambizione di Piatek, un fantasma goffo da aprile. Rispettabile, per carità. Almeno vuole crescere, è già una notizia. "Ero giovane 5 anni fa, se mi richiamasse oggi il Bayern, ci andrei di corsa", è la voglia di Calhanoglu, 10 partite decorose in 2 anni e mezzo. Rispettabile, per carità. Almeno pensa di poter essere richiesto da un grande club. Quello che manca a questi due signori, forse anche a qualcun altro che fino ad oggi non ha avuto la possibilità di esternare, è il rispetto verso il club che continua a dare loro fiducia. E che su di loro ha investito tanto. Se non altro Suso esprime un rammarico: "Ho 26 anni e non ho ancora giocato in Champions", associandolo al Milan: "Dobbiamo tornarci presto". 

Piatek e Calhanoglu si allineano a quanti mancano di rispetto a questo club ormai da troppo tempo, come i compagni di squadra, anzitutto, per i quali secondo Pioli "vincere, pareggiare o perdere non cambia nulla". Come i media, che sbeffeggiano questo club per i troppi soldi dilapidati sul mercato, per le bacchettate Uefa (a proposito, Platini è diventato un martire: scrive libri e gli danno spazio come a un perseguitato, povero caro), per l'astinenza da vittorie e la mediocrità, per Donnarumma e Romagnoli ormai da tempo destinati alla Juventus (al punto da ricordare questa eventualità in diretta tv a pochi minuti dal fischio d'inizio di Juve-Milan...). Ci manca di rispetto l'Uefa che ci tratta come i dopolavoristi dell'hinterland. Piatek e Calhanoglu si allineano agli arbitri che mancano di rispetto alle maglie rossonere e ad ogni partita irridono il capitano, ammoniscono senza esitazione con parametri assai diversi rispetto agli avversari (a cartellini gialli, si è vinto 5-1 a Torino senza fatica), sorvolano su episodi plateali, non tornano al Var, non hanno mai esitazioni. Manca di rispetto il capitano della Nazionale, il quale rivela di essere stato milanista da bambino, "ma poi sono diventato intelligente". Manca di rispetto chi arriva, passa e se ne va pentito come Bonucci e Higuain. Manca di rispetto persino il consiglio comunale di Milano che tratta la vicenda stadio come un bilocale di sua proprietà a Bordighera, da affittare a settimane in estate.  

Non è una sindrome da persecuzione. Anzi. E' il risultato insopportabile conseguito da una società che deve tornare presto a farsi rispettare (e con essa i suoi tifosi) a cominciare da chi prende lo stipendio a fine mese dal Milan Ac, per poi arrivare a tutte le altre componenti che si fanno grasse risate nemmeno alle spalle, ma in faccia. 

Un paio di Ibrahimovic, che negli spogliatoi li prendano a calci nel culo, non sarebbe male come inizio. L'unica altra strada possibile - un po' più lunga e complicata - è quella di tornare a vincere e ad essere credibili.


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