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Altro che scherzo, era tutto vero: così K2 ha vinto il "suo" Pallone d'Oro

22.10.2019 08:10 di Fabio Tarantino    per tuttonapoli.net   articolo letto 356 volte
Altro che scherzo, era tutto vero: così K2 ha vinto il "suo" Pallone d'Oro
© foto di Insidefoto/Image Sport

Quando Benitez alzò il telefono per chiamarlo pensò ad uno scherzo, riattaccò come si fa con gli amici, sorridendo alla sua stessa ingenuità. Sei anni dopo, Koulibaly è sul tetto del mondo, il suo nome è nell'elenco dei 30 candidati al Pallone d'Oro. Non lo vincerà ma già esserci è un trionfo. Condividere l'attesa della premiazione con Messi e Cristiano Ronaldo vuol dire anche ripensare a quell'istante quando tutto ebbe inizio, perché in ogni storia c'è una svolta alla quale ognuno è grato. Kalidou deve tanto al Napoli, è la squadra che l'ha prelevato dal Genk all'età di 23 anni, quella che c'ha creduto perché ha visto in lui - ringraziando Benitez, che lo ha voluto fortemente - qualcosa che in altri neppure percepiva.

CHE KALIDOU. La crescita è stata costante, ogni anno un passo alla volta, difficoltà ce ne sono state, a un certo punto s'era anche parlato di flop e possibile addio, poi l'arrivo di Sarri è stato trampolino per la definitiva consacrazione. De Laurentiis per Koulibaly ha rifiutato 105 milioni, forse un giorno lo cederà per la stessa cifra o assai simile, intanto si gode la sua scalata, lo fa assieme ai tifosi che lo hanno eletto da anni idolo e beniamino. Perché Koulibaly non combatte mai contro gli avversari, che accarezza mentre soffia loro la palla senza che neppure possano accorgersene, lotta solo contro gli imbecilli che macchiano questo sport e la sua dignità con cori beceri racchiusi nel triste fenomeno del razzismo.

PALLONE D'ORO. Il campione Kalidou ha già ritirato il premio della vita: è partito dal basso e ha raggiunto vette altissime con le sue forze, le sue gambe, le sue stesse mani che nel 2014 stringevano forte la Supercoppa Italiana appena vinta ai rigori sulla Juventus, una fotografia dolcissima dell'uomo che sa ancora prevalere sul cinismo mediatico dell'atleta a cui tutto sembra esser dovuto. Accadrà ancora, domani o tra dieci anni, di ripensare a quella telefonata. Altro che scherzo...


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