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Luciano Vassallo, l'italiano che vinse in Africa da capitano dell'Etiopia

15.08.2017 05:00 di Lorenzo Di Benedetto  Twitter:    articolo letto 17720 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

C'è la Toscana, nelle sangue, l'Eritrea, sulla pelle. C'è quel barbaro ed improbabile tentativo di misero impero fascista, nella storia e nelle vene di Luciano Vassallo. Che nasce ad Asmara e che da calciatore, nel 1962, vive una delle storie più belle della sua vita. "C'era così tanta gente, ad Addis Abeba, che non si passava, che ci vollero ore per tornare a casa". Aveva vinto la Coppa d'Africa, da giocatore, da protagonista. L'Italia non l'ha mai visto, qui è stato discriminato per la pelle ed in Eritrea ha dovuto pure abbandonare le scuole perché meticcio. Figlio d'un soldato toscano, che lo ha presto abbandonato, è la madre ad allevarlo e crescerlo. Fa il calciatore, sì, ma pure il ferroviere ad Asmare e la Stella Asmarina ed i Ferrovieri Asmara sono le sue prime squadre. Con l'Etiopia segna 99 reti in 104 gare, con la speranza che le statistiche africane dal 1953 al 1970 non tradiscano in inganno. E' stato pure commissario tecnico della nazionale, lui che venne qui in Italia per studiare a Coverciano al fianco di Picchi, Maldini, Vinicio. Al ritorno in patria, però, fa il meccanico mentre continua ad allenare ma con l'inizio della dittatura di Menghistu viene licenziato e finisce la carriera da tecnico. E' stato campione in Africa ma gli echi d'Etiopia non arrivano in Italia, dove negli anni '70 manda prima moglie e figli e dopo arriva lui, via Gibuti. In Eritrea non è più tornato, in Etiopia sì, per riavere beni e soldi. "Ma non ho recuperato mai niente". Stella d'Africa. La vita straordinaria di Luciano Vassallo, mito del calcio africano anni '60, esule in Italia è la biografia di quest'uomo che ha vissuto due continenti, figlio del colonialismo ed un talento sconfinato da calciatore. Che l'Italia mai ha visto. Che l'Africa si è goduto, prima dell'esilio. Oggi Vassallo compie 82 anni.

Sono nati oggi anche: Alex Oxlade-Chamberlain, Bernard Lacombe, Moreno Mannini, Vladimir Petkovic, Boudewijn Zenden, Saliou Lassissi.

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