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Scanner di Giulio Dini

TMW RADIO - Scanner: gli organigrammi delle società di calcio

09.05.2017 07:42 di Giulio Dini   articolo letto 12944 volte

Gli organigrammi delle società di calcio: i vari modelli e chi comanda nella puntata di Scanner con Giulio Dini e Lorenzo Marucci in diretta su TMWRadio.

“Non faremo un elenco di come è composto l'organigramma, cercheremo di capire la direzione che sta prendendo sotto questo profilo il mondo del pallone. Attraverso il settore tecnico vengono dati i patentini agli allenatori, ma con cadenza semestrale ora si fa un corso di direttore sportivo, si fanno corsi con la stessa cadenza anche per osservatore professionista. Si tratta di figure che devono aver conseguito un titolo, che si acquisisce al termine del corso con il superamento di un esame. Ora anche i preparatori atletici hanno il proprio accordo collettivo, il proprio modello contrattuale. Questo perché il calcio si sta modificando e si sta spostando da una gestione personalistica ad una vera e propria struttura aziendale, dove ogni componente ha il suo ruolo e il suo potere. La domanda potrebbe essere: è realmente così? Non siamo più nel periodo in cui il presidente mette di tasca sua i soldi sul banco per fare mercato e inevitabilmente vuole controllare dove vanno a finire i suoi soldi. Giusto da una parte, ma in alcune realtà ha creato dei danni. Abbiamo trovato dei presidenti “illuminati”, Zamparini al di là della sua vena “polemica” con gli allenatori si è dimostrato un intenditore di calcio, e Berlusconi altrettanto. Citiamo anche Pozzi: l'Udinese ha costruito le sue fortune sulle operazioni di mercato, quando quest'ultimo non era globalizzato e si doveva esser bravi. Adesso non siamo più in questa dimensione.
Spesso si fa l'errore di individuare come antitesi al modello italiano, il modello inglese, spesso si è cercato di individuare nel coach dei club inglesi il così detto manager. Il trend inglese è diverso, però in realtà, questa è solamente l'apparenza, anche gli inglesi, pur non avendo una figura di direttore sportivo, con le qualifiche come c'è in Italia, hanno lo sport director, una figura che però non appare. Comincia ad essere scomodo per un allenatore fare anche il manager, finché devi rendere conto ad una proprietà, a un presidente, ad un rappresentate magari si può creare un rapporto personale su cui costruire un'intesa, adesso che le società sono di appartenenza di veri e proprie aziende multinazionali, non siamo più davanti a questo caso e l'allenatore intende disimpegnarsi e affidarsi ad una figura tecnica. Anche perché con la globalizzazione, c'è bisogno delle persone che stanno sul pezzo per monitorare tutti i calciatori che vengono suggeriti ad un club. Il problema non è solo andare a cercarli ma anche censire quelli che ti propongono”.

Figura del procuratore
“E' quello che rompe lo schema, è il “nemico” numero uno del direttore sportivo. E' il fantasma che appare all'improvviso capace di scombinare una strategia messa in piedi con il direttore finanziario di un club. Il procuratore di fatto sotto forma di consulente è quasi un direttore sportivo “camuffato”. I consulenti delle società sono figure stabili che hanno buoni rapporti con le società e che consigliano operazioni, e cercano di operare nell'interesse dell'attività che svolgono ma anche della proprietà. L'agente che strizzava le società è un pochino venuto meno, la globalizzazione ha concesso di pescare in altri mercati, potendo essere un po' più parsimoniosi, contenendo i costi e magari riuscendo a fare attività di investimento. Il procuratore ora è un soggetto che può concorrere con la società alla sviluppo di un progetto. Dove la squadra è importante, c'è una struttura e un assegnazione di compiti e responsabilità più precise e questo impedisce la realizzazione di un rapporto fiduciario con un eventuale procuratore”.

Intervento dell'esperto di calciomercato, Gianluca Di Marzio. Quanto è aumentata la forza dei procuratori?
“Tantissimo, ci sono procuratori che hanno comprato delle società. In proprietà straniere come la Roma, con un presidente che sta poco in Italia, che non ha grande esperienza calcistica, come Pallotta, è ovvio che non è lui che parla direttamente con i procuratori, ma da degli incarichi che poi rispetta. Sabatini a Roma era un direttore sportivo decisionista, era lui che faceva la scelta. Ci sono ancora società che si affidano a dei profili che ne sanno di calcio, e che si prendono responsabilità tecniche nel momento in cui il giocatore lo indovinano o lo sbagliano. A Siviglia Monchi aveva una struttura di scout di quattordici tutti del luogo, perché il senso di appartenenza doveva essere trasmesso”.

⚡️ Gli organigrammi delle società di calcio: i vari modelli e chi comanda ⚽️ #Scanner con Giulio Dini e Lorenzo Marucci in diretta su #TMWRadio 📻 ⚽️

Pubblicato da Tuttomercatoweb.com su Giovedì 4 maggio 2017


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