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Scanner di Giulio Dini

TMWRADIO - Scanner: TPO e TPI cosa sono e perché vanno regolamentate

11.11.2017 08:41 di Giulio Dini   articolo letto 4531 volte

Oltre il calcio giocato, oltre il calcio parlato, oltre la semplice apparenza... con l'avvocato Giulio Dini e Francesco Benvenuti. Ospite Rigitano Raffaele nella puntata di Scanner di questa settimana si parla di TPO e TPI.

TPO è un acronimo inglese che vuol dire Third-party ownership, in italiano “proprietà di terze parti” e quando si parla di questo ci riferiamo alla proprietà che nel nostro mondo del calcio è chiamata volgarmente il cartellino, la proprietà di un calciatore.
Prima della legge Bosman, il cartellino era di proprietà delle società e quindi la sua carriera professionale era nelle mani della società che aveva diritto sportivo esclusivo e diciamo anche permanente sul calciatore, era un vincolo indissolubile fintanto che la società non avesse voluto scioglierlo. La proprietà da parte di terzi del cartellino crea una sorta di similitudine, come se si ripetesse su un piano diverso, questo vincolo indissolubile. Il fatto che tu giochi a pallone e che tu abbia la possibilità di giocare in questa squadra piuttosto che in un’altra, è rimesso alla mia volontà e questo proprietario terzo non è un club professionistico”.

Questo ha aperto scenari, che nel corso degli anni ci hanno portato a dei casi anche famosi come quello di 10 anni fa, quando Tevez e Mascherano passarono dal Corinthians al West Ham tramite un fondo di investimento che traghettò il loro passaggio. In Europa questo è un metodo molto diffuso soprattutto in Spagna è così?
“Si, la vicenda a cui ci si riferisce, e su cui è stata anche aperta un indagine, vedeva protagonista un uomo d’affari iraniano, che se non ricordo male, acquistò attraverso il fondo l’intero club. Questo è un fenomeno che però nasce prettamente in Sud America, e nacque lì dove c’era carenza di finanza: le società non avevano grandi risorse e quindi si sono create delle sacche in cui anche investitori lontani anni luce dal mondo del calcio, hanno pensato di lucrare sulla compravendita di cartellini. Io investo su un giocatore, per cui magari nessuno ha i fondi per comprarlo, lo faccio giocare dove voglio io e mi metto d’accordo con un club che non se lo potrebbe permettere, poi una volta che il mio piccolo patrimonio calcistico ha assunto un valore diverso, lo cedo ad un altro club. I diritti sportivi appartengono esclusivamente ai club professionistici che schierano i calciatori e che sottoscrivono con essi un contratto di prestazione sportiva. Non possono appartenere ad altri soggetti che non fanno parte dell’ordinamento sportivo calcistico questo è un fenomeno che attecchisce in Sud America dove diventa quasi la regola. In Argentina e Brasile per trattare un calciatore devi parlare con l’agente non perché curi l’interesse del calciatore, ma perché magari ha una quota anche non irrisoria del cartellino. Che poi questo faccia parte di accordi che non sono depositabili presso le Federazioni di competenza, è n altro discorso, ma sono questi accordi sottostanti che muovono le decisioni. Succede che il fenomeno poi, come è normale che sia, visto che il calcio ormai globalizzato, si muova in Europa ed abbiamo esempi evidenti di questa “contaminazione”: come il Siviglia, che è stato sanzionato per questo, e poi club in Olanda, Belgio e Portogallo, in tutti quei paesi che guardano al mercato molto internazionale. Il TPO è considerato un fenomeno destabilizzante e non è per escludere l’arrivo dei marziani, non è un opposizione al nuovo”.

Celebre il caso dell’Atletico Madrid in una serie importante di cessioni come quelle di Aguero, Forlan, De Gea. Magicamente grazie al fondo Doyen arrivano tutta una serie di giocatori come Radamel Falcao e che poi alla futura loro ri-cessione, i soldi non andarono al club ma al fondo di investimento.
“Questo è un fondo molto discusso credo che abbia interessato anche la vicenda Kondogbia su cui c’è stata una fortissima speculazione. L’Atletico Madrid potrebbe essere preso come paradigma dei sostenitori del TPO. Bisogna anche considerare il punto di vista di quei club che non hanno la forza economica per competere con i così detti Top Club. L’Atletico non è stato acquisito da chissà quale multinazionale, anche se poi con il fairplay finanziario il gruppo finanziario che ha le quote di maggioranza ha un importanza ma non così decisiva adesso. E’ arrivato e compete con gli altri top, grazie a questa forma di compartecipazioni, si vanno a creare accordi con questi fondi di investimento che hanno la proprietà dei calciatori e te li danno volentieri per poterli valorizzare. E’ una scommessa comune, nell’accordo spesso ci sono compartecipazioni della società sulla futura rivendita”.
Su tutto questo la Fifa cosa fa, cosa ha fatto e come intende agire in merito?
“E’ un guardiano che ha un occhio chiuso e l’altro pio…ha fatto finta di non vedere e di non sapere per lunghissimo tempo. Le malelingue dicono che da parte di taluno c’era quasi un incentivazione nel creare queste sacche di trasferimenti e flussi di denaro che non potevano essere controllati. Poi non ha potuto più chiudere anche il secondo occhio, e nel 2015, con una circolare, preannunciava l’introduzione di un nuovo articolo nel regolamento sullo status del trasferimento dei calciatori. E nel 2014 18bis e 18ter ha sentenziato stabilendo il divieto per i club di intrattenere rapporti economici con soggetti che potessero avere un influenza di natura sportiva sulla proprietà dei calciatori e il loro trasferimento, portando conseguenze sulla politica delle società. La Fifa ha individuato un divieto a cui non è seguito però, un regime sanzianatorio e questo la dice lunga. Per pararsi per ora ha detto che non si può fare, ma il fenomeno non accenna a finire. Ci sono delle iniziative giudiziali però. Il TAS di Losanna ha stabilito quello che aveva menzionato con il suo divieto la Fifa, il tribunale sportivo nel marzo del 2017 ha stabilito il divieto di sottoscrivere rapporti contrattuali con soggetti terzi. Il problema è che questi rapporti contrattuali possono emergenze solo a seguito di indagine per cui è necessario che si muovano o i soggetti diretti interessati o gli organismi di indagini preposti dagli ordinamenti sportivi o statali, perché si dice che questi flussi di denaro sono volti anche al riciclaggio e la cosa travalica il fenomeno sportivo per interessare quello che è l’ordine pubblico nazionale e internazionale, motivo per cui si è così avversi ai TPO.
Intervento dell'esperto diritto sportivo, l’avvocato Rigitano Raffaele:
“Di positivo dei TPO c’è sicuramente l’aspetto del tifoso, se parliamo con i tifosi dell’Atletico Madrid, che grazie a quel fondo hanno vinto una serie di trofei, evidentemente lo vedono in maniera positiva: grazie a questi fondi la squadra è diventata stabilmente la terza squadra della Liga. E’ chiaro che bisogna conoscere di cosa stiamo parlando per poterli regolamentare, ci sono fondi Sudamericani o del Qatar e non abbiamo cognizione di quelli che vengono dall’estremo oriente, vediamo arrivare un flusso di denaro concentrato in Premier League soprattutto, ma non sappiamo dietro cosa ci sia e sono difficilmente controllabili, quindi bisognerebbe fare una regolamentazione molto ampia. Io non sarei contrario all’idea del fondo in sé, perché sono necessari per tutti i club. In Brasile il 90% delle proprietà dei calciatori sono dei fondi di investimento. Seraing è una squadra che avuto dalla commissione disciplinare Fifa nel settembre 2016 un provvedimento per questo motivo. Stranamente però dopo tre mesi il Tas di Losanna interviene nella questione Rojo del giocatore dello Sporting Lisbona e venduto al Manchester United e dice in quel caso che il club portoghese avrebbe dovuto pagare un importo pari al 75% del valore del cartellino alla Doyen che ne aveva diritto, riconoscendo di fatto il diritto di un fondo di percepire questi importi, tutto questo ovviamente in un rapporto precedente al divieto della Fifa”.
Si ipotizza come soluzione da parte degli stati, di colpire con imposta queste plusvalenze del soggetto terzo. Nel riconoscerti come soggetto terzo, ti assoggetto alla legislazione.
“Ci sono due circostanze particolari che dimostrano come in realtà si siano aggirate le legislazioni, il primo esempio è Higuain, che venne prima ceduto al Locarno e poi al Real Madrid, che ha pagato questa società svizzera di proprietà di alcuni procuratori, perché in quel passaggio quello stesso gruppo di procuratori ha guadagnato il 70/80% avendo un abbattimento fiscale per la disciplina svizzera. Jonathan Calleri è un altro esempio, viene, prima di essere passato a Las Palmas, ceduto al Deportivo Maldonado società Uruguaiana, e poi rivenduto successivamente incassando diversi soli. L’Uruguay è considerata la svizzera del Sudamerica e quindi ci sono benefici fiscali non indifferenti”.
TPI: third part investiment. Fatta la legge trovato l’inganno verrebbe da dire…bloccati i TPO ecco i TPI, cioè invece che il fondo essere proprietario del calciatore, fornisce direttamente il club con un importo finanziandolo, in cambio di una partecipazione percentuale da quelli che sono i diritti di trasferimento dei calciatori. Ti do i soldi per farti mercato e poi ti chiedo una percentuale di quello che ottieni. Si andrà verso un riconoscimento statale di questo fenomeno, il pagamento delle tasse può essere un punto di congiuntura, è una situazione così diffusa che non può essere ignorata. Dobbiamo assicurare ai club anche questa possibilità, questo alla fine è uno strumento che se viene ripulito da tutti gli aspetti negativi e a volte anche illegali potrebbe essere disciplinato ed essere utile al mondo del calcio.


Oltre il calcio giocato, oltre il calcio parlato, oltre la semplice apparenza... con l'avvocato Giulio Dini e Francesco Benevenuti. Ospite Rigitano Raffaele.

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