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Serie A

Da Jeppson a Ibra. Storia di milioni, campioni e bidoni svedesi in A

20.07.2012 19:00 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 18389 volte
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport

Sono 65 gli svedesi che hanno calcato fino ad oggi i campi della Serie A, fra campioni e meteore non sono stati pochi ad aver scritto la storia della nostro campionato.

I primi a sbarcare in Italia risalgono agli ultimi anni '40, con Bertil Nordahl che nel 1948 andò a vestire la maglia dell'Atalanta. Ma fu con l'anno successivo che arrivò il primo "crack" svedese: il Milan ingaggiò i fratello minore di Bertil, Gunnar, un attaccante potente proveniente dal Norkkopping. La sua avventura in Italia durerà 10 anni e nel nostro Paese chiuderà la carriera d calciatore e inizierà quella di allenatore, lascerà un segno indelebile nella Serie A segnando 225 gol e arrivando ad essere il più prolifico fra i marcatori arrivati ad almeno 100 marcature, con una media reti di 0,77 a partita. La potenza pura di Nordahl fa la fortuna del Milan insieme ad altri due connazionali che lo raggiungono proprio nello stesso anno: Gunnar Gren, elegante centrocampista fra i migliori di tutti i tempi in Svezia e Nils Ledholm, una vera e propria istituzione prima come calciatore: 12 anni in rossonero dove chiuderà la carriera a 38 anni e poi una fortunatissima carriera da allenatore, che porterà lo scudetto della stella ai rossoneri e un titolo alla Roma che mancava da 41 anni. Sarà di fatto un cittadino italiano perché è lì che resterà fino alla morte, ritirandosi nelle colline piemontesi di Cuccaro Monferrato e producendo dell'ottimo Grignolino.

Gli anni '50 partono col botto: è il 1951 e all'Atalanta approda Hans Jeppson, attaccante. Il risultato è impressionante: 22 reti in 27 partite al primo anno ed ecco scatenarsi un'asta che porterà il calcio italiano a discutere per la prima volta di cifre astronomiche. Il Napoli si aggiudica le prestazioni del giocatore per 105 milioni di lire: è record, che gli vale l'appellativo da parte dei tifosi partenopei di "Banco 'e Napule". Lui non delude le attese, 52 reti in 112 partite, prima di andare al Torino a chiudere la carriera. I favolosi anni '50 portano in dote un altro campione indimenticato: Kurt Hamrin. Lo prende la Juve nel 1956, ma a Torino non trova troppa fortuna. Meglio, decisamente meglio l'anno dopo a Padova, dove segna a raffica, 20 gol in 38 partite, conquistandosi la Fiorentina. E lì arriva la consacrazione: 9 anni e 208 reti fra campionato e coppa Italia, ma nessun campionato vinto. Per farlo ci vorrà il trasferimento al Milan nel 1967: in due anni Hamrin diventa campione d'Italia e d'Europa. I suoi gol lo portano ad essere ancora oggi uno dei migliori marcatori della Serie A di tutti i tempi. Anche Bengt Lindskog lascia il suo segno: centrocampista dal gol facile si fa notare all'Udinese tanto da approdare all'Inter:. In nerazzurro segna 32 reti in 3 stagioni ma non basta, verrà sacrificato per far posto a Luis Suarez, che contribuirà in maniera importante a fare dell'Inter la grande Inter.

Gli anni '60 sono avari di soddisfazioni per gli svedesi e la chiusura delle frontiere dopo l'immensa figuraccia Corea del Nord 1966 ci portano direttamente agli anni '80. Il discorso viene ripreso nel 1984 con l'onesto attaccante Dan Corneliusson, che guiderà l'attacco del Como finché i lariani resteranno in Serie A, la meteora atalantina Lars Larsson e soprattutto Glenn Stromberg, anch'egli all'Atalanta ma dalla fortuna decisamente diversa rispetto a Larsson. A Bergamo diventerà il leader, il capitano, il trascinatore di una squadra che rimarrà alla storia per aver raggiunto una semifinale di Coppa delle Coppe sebbene in Serie B. Seguirà Johnny Ekstrom, primo straniero della storia per l'Empoli. Due discrete stagioni prima di fare il grande salto al Bayern Monaco. Passo importante anche per Glen Hysén, roccioso difensore della Fiorentina che resta due anni per poi andare a Liverpool. Ma nemmeno la Svezia sfugge alla regola dei bidoni e oltre al già citato Lars Larsson indimenticabile Hans Holmqvist, piccolo e tozzo, spuntatissimo attaccante del Cesena che però si toglierà la soddisfazione di segnare l'unico gol in due anni al Milan, peraltro decisivo al successo dei romagnoli. E a proposito di piccoli e tozzi, indimenticabile Robert Prytz, regista di Atalanta prima e Verona poi. Per finire Anders Limpar, una breve e sfortunata parentesi alla Cremonese che tuttavia gli frutta l'ingaggio da parte dell'Arsenal.

Gli anni '90 partono regalandoci Tomas Brolin, unica nota positiva di una Svezia inguardabile a Italia '90. A prenderlo il Parma, per la prima volta affacciatosi in Serie A. Lui ci mette nulla ad adattarsi al campionato italiano e i tifosi (e tifose) emiliani lo adorano. Vincerà una coppa Italia, una Coppa delle Coppe e una coppa Uefa, prima di partire per l'Inghilterra e ritornare invocato a gran voce, anche se il Brolin-bis è un giocatore diverso, molto più appesantito nel fisico. Fortunata anche l'esperienza di Kenneth Andersson, che si fa notare a Usa '94 per la stazza da perticone, per i tanti gol e per l'esultanza da pistolero. A Bari al primo tentativo fa il suo ma la squadra scende, decisamente meglio a Bologna dove diventa un idolo della curva Andrea Costa. Con lui, insieme al tedesco Oliver Bierhoff, in auge proprio in quei tempi, ammiriamo uno dei migliori colpitori di testa in assoluto. Si impongono anche Ingesson, Thern e Schwarz, anche se quest'ultimo, noto per i suoi gol da fuori area, ne realizza appena 2 con la maglia della Firoentina in 78 partite. Sono colossali flop Jesper Blomqvist, arrivato al Milan come puro talento del Goteborg e soprattutto Martin Dahlin, primo "colored" svedese a diventare famoso nel calcio. Arrivato come uno dei migliori attaccanti europei del periodo, la sua esperienza alla Roma è un autentico fiasco: pochi mesi e ritorno in Germania dove aveva incantato fino a poco prima. Non si presenta come campione ma si rivela ugualmente fiasco Marcus Allback, che a Bari si dimentica la via del gol per poi riprenderla in Olanda. E come non dimenticare Daniel Andersson, arrivato al Milan nel 1997, nell'anno del Capello-bis, diventa uno dei tanti acquisti sbagliati della stagione: appena 5 presenze e un gol, tra l'altro del tutto casuale, che regala se pur involontariamente al Milan il successo contro l'Empoli.

Siamo agli anni '2000 e da pochi anni Bosman ha permesso i l mercato selvaggio in tutto il mondo: si sprecano i nomi e le meteore e alcuni vengono ricordati più per l'avvenenza delle consorti che per le doti in campo, vedi Magnus Hedman, portiere dell'Ancona e Christian Wilhelmsson, ala della Roma. Alcuni ballano solo una stagione, nonostante le qualità (Mellberg). Oggi gli svedesi in Serie A sono 6: Antonsson, Ekdal, Ekstrand, Eriksson, Granqvist e Mehmeti. Erano sette, fino alla settimana scorsa, perché Zlatan Ibrahimovic, il più grande fra tutti gli svedesi visti finora ha salutato dopo sette stagioni e 6 scudetti, un trasferimento record al Barcellona del valore di 90 milioni e un ritorno al Milan con un ingaggio che ha frantumato tutti i record, prima di essere migliorato al Paris Saint-Germain. Un altro svedese che dopo Jeppson e i suoi 105 milioni è riuscito a sconvolgere l'economia calcistica italiana


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