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Serie A

Dentro la testa di Giampiero Ventura

15.11.2017 06:45 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 15395 volte

Al momento non è semplice capire cosa passa per la testa di Giampiero Ventura. Oppure è forse così cristallino che dovremmo solamente accettare il fatto che il calcio, nelle sue logiche, non è tanto lontano da quelle della politica in generale, dove la seggiola, specie per chi non è abituato, assomiglia tanto al primo amore. Così, in un esercizio di stile, bisogna cercare di capire cosa è capitato nei grandi snodi dell'era Ventura.

L'INIZIO - LA NAZIONALE DI CONTE
Tutta la critica, dopo un Europeo sognante - e a tratti irripetibile per bellezza e voglia di giocare dei nostri - era già orfana dell'ex tecnico della Juventus. Scegliere poi un Carneade (a questi livelli) come Ventura significava metterlo nel mirino sin da subito. Tanto più che lo stesso tecnico aveva, come marchio di fabbrica, il 3-5-2 (a Torino, con Cerci e Immobile) oppure il 4-2-4, aveva percorso, ultimamente, gli stessi binari di Conte. Insomma, l'intenzione era quella di affrancarsi, trovando nel 4-2-4 lasciato in soffitta dall'allenatore del Chelsea ai tempi della Juventus, la propria pietra filosofale. Niente spazio al 4-3-3, seppur quasi tutti i giocatori, nelle proprie squadre, giocassero così.

LA PRIMA SCONFITTA
Inizia malissimo con una defezione con la Francia - e relative critiche - l'avventura del tecnico, che poi vince con Israele seppur in 10, pareggia contro la Spagna (ma per un'ora viene preso a pallate, riabilitandosi solo negli ultimi minuti) e batte in rimonta la Macedonia, mostrando un calcio, diciamo così, rivedibile.

IL GRANDE ALIBI
È un anno fa, a metà novembre, con l'Italia che gioca con la Germania. Lì Ventura gioca la sua carta: "vorrei che il campionato anticipasse di una settimana, per essere più in forma per la partita di settembre contro la Spagna". Non viene accontentato, al Bernabeu si gioca il suo 4-2-4 contro le Furie Rosse che inseriscono sei centrocampisti, giocando senza punta di ruolo, facendo una testa così ai centrocampisti azzurri. L'alibi sarebbe nullo, ma questo conta poco per Ventura che parla di forma. Boh.

LO PSICODRAMMA
Di qui in poi tutto va a farsi benedire, nonostante l'Italia sia lì lì dai playoff. Mostrando di essere un pochino (ma un pelino, eh) troppo integralista, gli azzurri continuano a giocare con il 4-2-4. La sfida contro Israele di Reggio Emilia è una vera e propria agonia, al Grande Torino l'Italia viene messa sotto per 45 minuti e non raggiunge i playoff (ma lui dice di sì in conferenza stampa) e vince 1-0 con un'Albania che ha cambiato tutto da quando, un anno e mezzo fa, era andata - bene - all'Europeo.

ARMAGEDDON
"L'Italia andrà al Mondiale di sicuro". È convinto Ventura, che intanto chiama Jorginho - epurato solamente un mese prima perché non adatto al proprio modulo - e spera in Zaza. L'attaccante del Valencia si infortuna, Ventura alla Friends Arena fa pretattica con un "vediamo come sta, in caso giocherà", salvo poi escluderlo dai convocati 5 minuti dopo. 3-5-2 con sacrificato Insigne e, guarda un po', El Shaarawy: lo stesso che una settimana prima aveva fatto due gol a Conte (che sia lesa maestà?) finisce direttamente in tribuna. Al ritorno Insigne non entra - a proposito, Lorenzo, potevi avere un po' di spina dorsale e mostrarti arrabbiato dopo la scelta - mentre giocano Gabbiadini e Jorginho, mai visti (o quasi) nel ciclo.

DIMISSIONI? GIAMMAI, ANZI, GIAMPIERO
Niente intervista post partita alla Rai, oltre un'ora e mezza di ritardo per la conferenza stampa, andata in onda ben oltre la mezzanotte. "Si dimette", raccontano i ben informati. Alla fine non è vero perché deve ancora ricevere 1,5 milioni di euro lordi, dalla Federazione. Non sia mai che qualcuno che ha guadagnato abbastanza per le prossime tre vite possa dimettersi e rinunciare a un tal misero compenso. "Il mio score è uno dei migliori degli ultimi 40 anni, ho perso due gare in due anni" ha detto ieri sera a Le Iene. Diciamo due gare su dodici, pareggiandone tre e vincendo due volte contro Liechtenstein, Israele e Albania. Non proprio un'impresona, ecco.


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